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Dietro
gli pseudonimi.
Rocking
Horse, Superobots,
Mini
Robots, Superband,
Sorrisi,
Kobra,
Argante,
Simba,
La
Mamma di Jonathan, I
Castorini, Tam
Tam, I
Micronauti, Galaxy
Group, Peter
Rei, Il
Coro di Baldios, Oliver
Onions, Cleffer
e Ronnieross,
Gli
Amici di Rocky, Royal
Jelly, I
Cavalieri del Re, Odeon
Boys, I
Pungiglioni, Actarus,
Eurokids,
Condors,
Il
Mago, la Fata e la Zucca Bacata, I
Ragazzi di Remi, I
Ragazzi dai Capelli Rossi, Gli
Argonauti, Gli
Amici di Marco, Superbanda,
Judo
Boy, I
Piccoli Stregoni, I
Piccoli Antenati, Avisa,
I
Nostri Figli, Le
Mele Verdi, Happy
Gang, G
& M Orchestra, Spectra,
Daniel Santa Cruz Ensemble, Baba
Yaga, Fogus,
Veronica,
Willy
Fog, Gepy,
Gruppo
Clown, Il
Coro di Lilly, Chelli
& Chelli, La
Banda dei Bucanieri. Spesso e volentieri tramite una
tale sfilza di nomignoli insignificanti operavano autori ed interpreti
di valore. Proprio per questo la curiosità di analizzare
nel dettaglio questa informe ballata di pseudonimi e scovare chi
si celava dietro dati anagrafici così palesemente falsificati. |
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Una
città senza nome, senza un volto riconoscibile, una Tivulandia,
appunto, i cui abitanti spesso non avevano fornito le proprie generalità.
Molti autori non desideravano sottolineare col proprio nome quelle
occasioni in cui lavoravano per i bambini. Inoltre, i discografici
tendevano a rendere il prodotto il più fantasioso possibile,
a partire dal nome dell'interprete. Ai ragazzini non importava granché
che Argante,
Simba
o Happy
Gang fossero rispettivamente Massimo
Cantini, Lino
Corsetti o Mauro
Goldsand. Si voleva creare fondamentalmente un prodotto
sfavillante e colorato, come i programmi che si guardavano in tv,
ed i nomi degli interpreti dovevano richiamare appunto più
il mondo della fantasia che quello della realtà, grazie anche
ai disegni e all'impianto grafico e testuale delle variopinte copertine
dei dischi. A dispetto delle canzoni, che parlavano un linguaggio
più adulto, talvolta persino con riferimenti erotici: E
la tua donna notte calda ti dà , Ma ieri ho visto
il mio ragazzo che / toglieva un po' di polvere da te , Una
canna fatta di magia , Tutto disintegra / quando gli girano…
Tramite l'attenta osservazione dei credits stampati sui vinili
pazientemente collezionati, ho creato dal nulla una specie di Ufficio
Anagrafe ufficiale di questa misteriosa Tivulandia, fornendo così
un nome a tutti gli abitanti e recandomi direttamente a casa loro,
a scoprire i segreti e le curiosità di questa affascinante
città da Far West. |
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Realizzare
questo Internet Book quindi non implicava soltanto un impegno a
livello di composizione narrativa o di ricerca filologica. Ho dovuto
inseguire personaggi notoriamente schivi e superare difficoltà
logistiche notevoli. Inoltre c'era da organizzare i materiali testuali
e fotografici, ottenere le liberatorie al fine della pubblicazione.
I sacrifici e la pazienza di tutti noi, autore, collaboratori, artisti,
provider, webmaster, annessi e connessi, non sono stati comunque
avari di risultati, perché questo Libro Internet che scorre
oggi davanti ai vostri occhi è un'opera unica. Ho raccolto
i miei sfumati e vaghi ricordi televisivi di tanti anni fa, li ho
comparati e in seguito verificati tramite i gustosi aneddoti raccontati
da quegli artisti che in questi decenni dello spettacolo italiano
sono stati il tessuto connettivo. Pezzo per pezzo, ogni tanto sbagliando
magari qualche incastro, ho ricostruito un enorme puzzle, che oggi
forma un quadro armonioso e soddisfacente che va a saldasi col database
di dischi La Tana
delle Sigle. |
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Le
due facce della medaglia. |
Quante
giornate trascorse alla ricerca degli indizi: affrontare il caos
di Milano o di Roma, il traffico, i clacson che mi stordiscono,
la cartina della città confusamente aperta in qualche modo
e consultata con una sola mano, guidando nervosamente con l'altra.
Il cervello ancora inebetito dai rumori, dal rombo delle automobili,
dai pazzi che mi tagliano la strada. L'intervistatore arriva alla
meta, felice abbandona il suo veicolo e procede verso l'ascensore
di un palazzo di otto piani, emozionato suona il campanello di un
anonimo appartamento e lo accoglie un uomo pacato e sorridente,
un gentleman ottantenne che con grande energia ha dedicato tutta
la vita ad allietare le serate delle famiglie italiane con geniale
inventiva. Fisicamente ormai provato e delicato come un prezioso
lampadario di cristalli, ma con uno spirito ed una grinta d'acciaio.
Uno dei più fini e competenti conoscitori del mondo della
musica e dello spettacolo internazionale. Un signore buono che decide
di dedicarmi del tempo, lui che ormai davanti non ne ha più
tanto. E quando esco da casa sua, mi rimane impresso il suo volto
sorridente, accanto a quello di sua moglie, che sta teneramente
abbracciando. Non riesco più a staccarmi da quell'atmosfera
surreale di altri tempi, non riesco a credere di aver appena parlato
con Virgilio Savona, uno dei più
grandi musicisti del Ventesimo secolo, brillante arrangiatore, compositore
ed esecutore dei brani del mitico Quartetto
Cetra. |
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Esistono
anche situazioni poco edificanti. Come sempre, chi dispone del
potere economico si può avvalere della collaborazione di
dotati professionisti più che convincenti in un'aula di
tribunale, che, grazie a stratagemmi abilmente congegnati (che
i musicisti conoscono fin troppo bene), riescono a trasformare
le bugie e le ruffianate in verità di cui l'ignaro pubblico
non verrà mai informato. La verità è che
esistono potenti con pretese velleità artistiche che spesso
manipolano i creativi con la "C " maiuscola, il cui
unico errore è quello di avergli inviato in buona fede
un loro pezzo di cui non vengono più a sapere nulla e che
poi, a distanza di qualche mese o qualche anno, diventa, ovviamente
senza il loro permesso, una sigla di successo che verrà
abilmente sfruttata in termini commerciali, firmata da falsi padri.
A questo punto, dimostrare che un do-re-mi-fa è
stato trasformato in un do-re-mi-sol a propria insaputa,
è molto difficile. Per quello stramaledetto sol
ti mangerai il fegato per lunghi anni in inutili battaglie legali,
e alla fine sarai sconfitto di fronte a quelli che hanno rubato
il pezzo e che hanno fatto i soldi alla faccia tua. Queste non
sono leggende metropolitane, è la realtà quotidiana,
storie vere raccontate da persone squisite. Anche se per ovvii
motivi non posso e non voglio rendere noti gli altarini, desidero
comunque far sapere ai furbi, ai ladri ed ai potenti impotenti,
che questi tristi raggiri sono solo un paravento per nascondere
la loro incapacità. Mettetevi alla chitarra o al pianoforte,
oppure afferrate una penna e un foglio, spremete le meningi, sudate,
create qualcosa di nuovo e di bello. Confrontatevi con i professionisti,
che esistono ancora in Italia, siate liberi di sbagliare e non
pretendete di spacciare per capolavori i vostri fallimenti. E
se proprio non siete portati per gli exploits artistici, potrete
sempre decidere, almeno, di essere onesti. Premiate gli umili
artigiani che lavorano sulle loro gemme preziose con pazienza
infinita.
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Il
fattore economico: l'affare delle sigle tv. |
Quello
delle sigle tv è stato per qualche anno un vero e proprio
business che ha addirittura garantito la sopravvivenza di alcune
case discografiche come la Rca, che senza hits come Heidi
o Lady
Oscar sarebbe forse scomparsa qualche anno prima.
Si tratta di centinaia di migliaia di copie vendute, a volte milioni,
un risultato strabiliante considerando che oggi il disco di successo
di un cantautore o di un gruppo rock supera faticosamente la soglia
delle centomila. Una miniera d'oro, che spiega anche le inimicizie,
i plagi e i colpi bassi che a volte si verificavano. Tramite questi
divertissements si sono anche consolidate delle belle
amicizie, persino degli amori. Il recupero di queste canzoni sull'onda
della malinconia ha generato programmi tv (Anima mia,
Macchemù, Cocktail d'amore), concerti
( La Notte delle Sigle 1-2-3, vedi Appendice
3), pubblicazioni di cd (la compilation doppia
della Meeting Music, il cd di Japan
Magazine , le ristampe della Bmg Ariola e della Warner)
e finalmente, grazie a Tivulandia 20 anni dopo, anche un bell'Internet
Book.
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1953-2004:
la storia delle sigle. |
Quest'opera
vuole dare una panoramica esauriente del fenomeno, che nasce con
la tivù italiana stessa, nell'autunno del 1953. Sin dall'inizio
difatti i realizzatori dei programmi cercavano di imprimere un ricordo
vivido nella memoria della gente tramite una canzoncina orecchiabile.
Un richiamo sonoro che doveva essere ovviamente localizzato in apertura
e in chiusura del programma. L'apertura di solito era accompagnata
da un brano gioioso e ritmato, perché si trattava di un momento
felice, ovvero quello dell'inizio dello spettacolo. La chiusura
invece proponeva ritmi più lenti e malinconici, il congedo
dal programma, la fine del sogno (con le debite eccezioni, ovviamente,
il Musichiere innanzitutto). Il settore è di una
vastità impressionante, per cui Tivulandia non potrà
fornire subito tutte le risposte che cercate e forse alcune o molte
non potrà fornirle mai. Esiste una mole smisurata di programmi
di varietà, di sceneggiati, di telefilms, di cartoni animati,
di teleromanzi o telenovelas, che ancora oggi rimpolpano la programmazione
delle reti non solo minori, considerando che certi cult
sono diventati il cavallo di battaglia del satellitare. Ho dovuto
effettuare delle scelte dettate da diversi fattori, non ultimo l'impossibilità
di effettuare l'intervista, nel caso in cui l'artista fosse semplicemente
deceduto. Non sono quindi riuscito a dedicare una scheda a tutti
gli artisti che l'avrebbero meritato, anche se dalle parole di quelli
che sono riuscito ad intervistare si compone comunque un quadro
descrittivo veritiero del mondo dello spettacolo dei trascorsi decenni.
In quanto alla situazione attuale, si presenta misera e del tutto
ridimensionata, a causa di tanti fattori. Ci sono meno soldi. Non
si è portato avanti il discorso del 45 giri incarnandolo
nel Cd single (colpa dei negozianti), Cd single che sarebbe stato
il tramite ideale per proporre nuove sigle o più semplicemente
nuovi artisti: un conto sono i costi di produzione per 10 canzoni,
un altro conto sono quelli per 2 o 4 canzoni. Infine, non esistono
più i veri talent scouts e soprattutto i produttori illuminati,
quelli decisi, competenti, imparziali e con le idee chiare. Proprio
l'abbassamento della qualità generale rende il panorama degli
anni Novanta e del nuovo millennio desolato ed abbastanza irrilevante
ai fini della mia ricerca.
Molto
più affascinanti sono le origini, il Programma Nazionale,
il suo fascino, i suoi spettacoli, i suoi miti, da Studio Uno
al Carosello, dal Musichiere a Canzonissima.
Poche ore di programmazione giornaliera, che però spesso
si avvalsero di talenti di prim'ordine provenienti dalla radio,
dal teatro o dal cinema. Ma anche la nascita di personaggi squisitamente
televisivi, come i presentatori. L'analisi del fenomeno delle sigle
non può prescindere dalla preistoria della tv. Scopriremo
così l'evoluzione del concetto stesso di sigla, partendo
dai brani strumentali dei primissimi programmi come il Telegiornale
fino ai grandi successi di Mina,
di Rita Pavone e del Quartetto
Cetra, per arrivare agli anni '70 e allo sviluppo commerciale
compiuto, rispetto alla potenzialità delle canzoni, che a
ben guardare si chiuderà alla metà degli anni ‘80. |
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Come
si evolve il concetto di sigla televisiva.
Negli
anni '50 e '60 la sigla poteva alludere al tema del programma o
poteva ignorarlo completamente. Un esempio del primo caso è
La pappa col pomodoro della
piccola grande Rita, perché il carattere frizzante del brano
rimandava direttamente al monello Giannino Stoppani, protagonista
dello sceneggiato di Lina Wertmüller del '64. Mentre il Luigi
Tenco dell'Ispettore Maigret cantava d'amore, non
d'indagini poliziesche: il brano s'adattava all'atmosfera delle
immagini della sigla di coda, ma non descriveva certamente il personaggio
dell'ispettore interpretato da Gino Cervi o la trama dello sceneggiato
(sempre del '64).
Questo
è ancora più vero nell'ambito del varietà classico
alla Falqui, il vero grande autore e mattatore del genere, il pigmalione
che sublimò la formosa Mina di Studio Uno (1961).
Spettacolo che quasi mi raccapriccio a definire classico,
laddove rintraccio movimenti di macchina e soluzioni coreografiche
di una modernità sconvolgente. Le sigle indimenticabili di
questa pietra miliare della storia dello spettacolo, dal Da-Da-Umpa
delle Kessler al Ge-ghe-gè
di Rita, formano un tutt'uno organico col resto della trasmissione
e denotano un'atmosfera, piuttosto che un riassunto. Il varietà,
pur strutturato in rigide maglie e raramente improvvisato, in effetti
spesso non possiede una storia, una trama, bensì un tema
generale od un semplice concatenarsi di elementi ora comici, ora
musicali, ora coreografici, che suggeriscono quindi un'atmosfera
od una suggestione più che un racconto vero e proprio. Soprattutto
gli sceneggiati in bianco e nero anni '50-'60 ma anche '70, il classico
genere del romanzo popolare, più spesso erano corredati di
brani strumentali, poiché l'impianto e l'origine prettamente
teatrale di queste opere si avvicinava più al concetto di
soundtrack strumentale e sinfonica, mentre strideva col fenomeno
più commerciale della canzonetta e della sigla: la stessa
Freccia Nera (1968, che è
già un'eccezione alla regola) propone il brano cantato come
sigla di coda, ma in testa abbiamo una versione strumentale.
L'amaro
caso della Baronessa di Carini, prodotto nel 1975 e
dotato di una sigla di testa interpretata da Gigi
Proietti (che cantava anche la sigla del Circolo Pickwick,
1968, su testi di Ugo Gregoretti), si pone più come
eccezione che come regola, laddove la maggioranza di altre opere
presentavano brani strumentali che chiaramente non venivano commercializzati
in vinile. Ricordo a proposito un bellissimo sceneggiato di Bolchi
ambientato nella Russia pre-rivoluzionaria, I Demoni (1972)
con Luigi Vannucchi e Glauco Mauri, che addirittura fu proposto
con due sigle mute, silenziose, i cui titoli scorrevano senza l'accompagnamento
musicale: una sigla-non-sigla, dall'intuizione prodigiosa. Negli
anni '50-'60 quindi la sigla tv principalmente si presenta come
un brano vincente che domina le classifiche dei juke-box o canzoni
d'atmosfera adatte al contesto, ma non rigidamente connesse alla
trama del programma.
Un
diverso concetto di sigla nasce proprio quando gli importatori italiani
capiscono che la canzone può far riferimento direttamente
ai temi trattati nei programmi, riassumendo addirittura nel testo
della canzone la trama del telefilm o del cartone animato, due generi
che nei decenni precedenti non avevano goduto di realizzazioni su
disco. Ricordo infatti che sino alla fine degli anni '60 in Italia
erano giunti sostanzialmente solo i classici cortometraggi e lungometraggi
americani Disney-Warner-MGM. Se eccettuiamo gli short del Carosello
(1957-'77) o casi particolari come il contenitore degli Eroi
di Cartone (1970, che mi segnalò per la prima volta
l'amico Fabrizio Mazzotta) od il seguito diretto Mille e una
sera, non esiste importazione di una produzione alternativa
ai classici USA, e comunque non prima dei '70. Una delle prime produzioni
seriali americane che ha goduto di una sigla italiana è Gli
Antenati, coi mitici Flintstones, di cui però non sono
al corrente di un'eventuale uscita discografica. I telefilms come
Perry Mason, La famiglia Addams o Alfred Hitchcock presenta
venivano proposti con le sigle originali americane. Molti
appassionati di sigle sono affezionati in particolare al decennio
1974-'84, un mazzo vincente che gioca innanzitutto gli assi pigliatutto
dei Lauzi
o dei De
Angelis, e che poi propone il successo dell'accoppiata
Albertelli-Tempera
in relazione alla novità del cartone seriale giapponese,
proseguendo con una miriade di autori anche intelligenti e raffinati
come Zara,
Martelli
o Detto,
sino a chiudere il ciclo col fenomeno D'Avena. |
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La
struttura dell'Internet Book.
Tivulandia
20 anni dopo è
ordinato in tre capitoli principali (interviste, testi delle canzoni,
la storia della tv), sono previste sette appendici (piano piano
si fa tutto), la bibliografia multimediale (anche questa ancora
in lavorazione e a cura dell'amico Nacci)
e, elemento non da sottovalutare, una nutrita serie di links diretti
al database La
Tana delle Sigle (in lavorazione, a cura dell'amico Pernatsch).
Insomma, leggetevi l'intervista, cantatevi le canzoni e guardatevi
le copertine dei dischi, all'insegna della massima interattività.
E poi se volete andate a discuterne sul Forum.
Il
capitolo sulle interviste
offre una panoramica degli artisti più rappresentativi. Mancano
tantissimi nomi all'elenco alfabetico che scandisce queste pagine,
artisti che, vista la mole di lavoro sino ad oggi svolta, verranno
probabilmente inseriti in un secondo tempo. Chi vuole scoprire nomi,
date, luoghi, aneddoti, grazie alle parole dei protagonisti potrà
soddisfare le proprie curiosità.
Il
capitolo sui testi
e sulle classifiche riporta i testi delle canzoni che voi potrete
riscoprire e magari cantare in compagnia. La competenza e l'imparzialità
di un grande esperto decreterà i campioni degli incassi,
screditando i dati falsificati all'epoca a scopo di lucro.
Il
capitolo sulla storia della
tv per quanto mi concerne col tempo sarà la forza trainante
di questo lavoro. Un progetto titanico che parte da una paginetta
piccola piccola... col tempo non si farà tutto ma si farà
molto...
Le
Appendici
tratteranno diversi argomenti legati al fenomeno delle sigle ed
al merchandising, come i concerti delle Notti delle Sigle, tre serate
in cui sono apparsi in un ambito live gli stessi interpreti di venti
anni fa. Questa è la prima appendice a comparire, non è
ancora completa ed è la n° 3. |
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Internet
Book: il concetto fondamentale della struttura a blocchi componibili.
Tivulandia
20 anni dopo è
un Internet Book, o meglio un enciclopedia su Internet. Il lavoro
all'inizio era destinato alla realizzazione di un vero e proprio
libro, per questo la qualità editoriale è molto alta
rispetto agli standard della rete, ma devo dire che diversi ordini
di difficoltà hanno trasformato il progetto iniziale in quello
odierno. Sostanzialmente, nessun editore avrebbe accettato di pubblicare
un libro che prevede decine di centinaia di pagine. Inoltre, era
impossibile avere questa enorme mole di lavoro pronta per una certa
scadenza e sperare che il materiale (soprattutto le interviste)
non invecchiasse precocemente. Per questo motivo il lettore deve
considerare quest'opera come una struttura a blocchi componibili.
Oggi inserisco un blocco A, domani un blocco B, dopodomani un blocco
C, e così via. La struttura esiste già in partenza,
mentre i materiali vengono inseriti progressivamente. Ogni blocco
vive di vita propria e brilla di luce propria, ma certamente l'aggiunta
di un nuovo blocco arricchisce il lavoro generale e probabilmente
si lega ad argomenti descritti in altri blocchi. Questi blocchi
ovviamente sono intesi in senso teorico, poichè non sarà
possibile in effetti trovarli sull'Internet Book in senso fisico.
Ogni novità (cioè ogni blocco componibile) viene segnalata
puntualmente nella sezione Novità del sito Sigle Tv by KBL
(www.sigletv.net).
Mi pare che lo stesso concetto dei blocchi componibili possa valere
anche per il database dei dischi, la Tana
delle Sigle. |
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Lo
stile espositivo delle interviste.
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I
brani della sezione Interviste
sono tratti da interviste registrate dal vivo. Il primo passo
della stesura prevedeva ovviamente il riascolto auditivo e l'eliminazione
delle espressioni ridondanti, i vari “cioè”, “insomma”,
gli argomenti poco rilevanti o la ripetizione o riformulazione
di medesimi concetti precedentemente espressi. In altre parole,
riascoltarsi il nastro “sfrondando” e “ripulendo” l'idioletto
dell'artista. Come è risaputo in linguistica, il parlato
espone gli argomenti in modo più spontaneo e meno formale
(o se si vuole, elegante) rispetto alle versioni scritte. D'altra
parte, il risultato che intendevo raggiungere, cioè la
massima fedeltà ai concetti espressi dagli artisti, doveva
fare i conti con una trasposizione scritta, che prevedeva giocoforza
un adattamento o meglio una rielaborazione della fonte orale.
Ma non volevo ritrovare durante la lettura troppo di me stesso:
miravo a conservare le peculiarità linguistiche più
interessanti di ciascun personaggio. Scrivo tutto questo per fornire
un alibi credibile alla genuina semplicità riscontrabile
nella stesura finale: che in effetti è una via di mezzo
tra la fedele trascrizione di un testo parlato e l'incasellamento
degli argomenti in una struttura scritta. Le scuole di pensiero
al riguardo sono diverse, va comunque detto che non sono il primo
nè sarò l'ultimo a prediligere siffatta soluzione.
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La
struttura delle interviste.
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Le
interviste sono divise in due sezioni. Una biografia artistica
apre ciascun paragrafo e descrive il personaggio e la sua attività
artistica in maniera abbastanza esauriente, senza la pretesa di
formulare sempre e comunque una disco-filmografia completa per
ciascun artista. La biografia è strutturata per argomenti,
molti dei quali sono presenti nella più parte dei brani,
cosicchè il lettore può divertirsi nel confrontare
le diverse risposte dei vari artisti ad una medesima domanda.
A seguire, una chiacchierata informale sulle sigle televisive
in cui l'artista fu coinvolto. Sebbene la seconda parte intuitivamente
sia più simile al classico format tipico delle interviste,
vorrei sottolineare che anche la biografia artistica spesso e
volentieri conserva le espressioni linguistiche o le osservazioni
personali degli artisti. Vorrei sottolineare che la consuetudine
giornalistica non prevede ciò che faccio io, ovvero registrare
e correggere costantemente le interviste con l'aiuto degli artisti.
I giornalisti intervistano il personaggio prendendo appunti e
pubblicando il pezzo che pure conterrà qualche imprecisione.
Io invece cerco di ritornare dall'artista (anche se non sempre
è possibile) per rendergli il massimo servizio e per fornire
al lettore un aggiornamento massimamente accurato.
|
I
contenuti delle interviste.
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Questa
ampia sezione dell'opera riunisce le interviste raccolte in 10
anni di lavoro. Sotto il nome dell'intervistato, tra parentesi
compaiono le date relative alla realizzazione delle interviste.
Gli aggiornamenti non sono altro che nuovi incontri con l'artista
o nuove informazioni inserite nei vari files. Le interviste sono
però presentate in ordine alfabetico, dalla A alla Z. Il
lettore deve essere avvisato, a mio parere, dello spirito con
cui andrebbe affrontata la lettura. Ovviamente un'intervista non
è altro che una chiacchierata informale, un simpatico incontro
in molti casi chiarificatore, ma che lascia anche un po' il tempo
che trova. Parlando con gli artisti coinvolti nella realizzazione
delle sigle, otterremo sì notizie di prima mano ed aneddoti
che spesso e volentieri illumineranno i punti oscuri della materia
che stiamo esaminando, ma questi incontri resteranno comunque
ancorati al preciso istante in cui l'intervista è stata
realizzata. Chissà se quell'autore o quella cantante fornirebbero
ancora oggi le risposte di qualche anno fa, probabilmente no.
Vi auguro comunque una buona lettura, sono certo che i curiosi
troveranno in queste chiacchierate diversi spunti per ulteriori
ricerche e riflessioni.
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