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Luigi Albertelli

 

Intervista di Mauro Agnoli con la collaborazione di Marco Nacci (06-02-2001)

L'intervista è stata gentilmente concessa dall'autore in località Sesto S. Giovanni (MI). Contattai il professore tramite la signora Amoroso, che ringrazio. In seguito ho eseguito una seconda intervista al professor Albertelli presso Tortona (AL) (nda).

LA MIA BIOGRAFIA

Luigi Albertelli negli anni '90: immagine gentilmente fornita da Gianni SoruAnagrafe. Sono nato a Tortona, in provincia di Alessandria, il 21-06-1934. Famiglia. Mia mamma si chiamava Marsaele, mio papà Valentino. I miei genitori hanno avuto, oltre a me, altri tre figli: Alessandro, Lino e Lenna. Gioventù. Ricordo con molto piacere il periodo delle scuole elementari, vissute fra sogno e realtà. In particolare è vivo nella mia mente il ricordo del primo giorno di scuola. Curriculum scolastico. Atleta fin da giovane, sono insegnante di ginnastica, disciplina da sempre amata. Ho fatto studi di giurisprudenza. Esordio artistico. A tre anni già cambiavo i testi delle canzoni, mi dimostrai precoce nell'interesse delle attività artistiche legate alla musica. I primi passi nell'ambiente li mossi con la frequentazione di orchestre. Fu all'età di 24 anni, però, che cominciai a prendere in mano una chitarra e a scrivere canzoni, non certo per far conoscere le mie canzoni, quanto per assecondare le femminucce e poterle frequentare di più! Da lì, sempre a Tortona, la proposta di un amico, Enrico Riccardi, che mi propose di lavorare insieme. Siamo fra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta. Tra i vari tentativi di raggiungere il successo, giunse il momento in cui arrivò Morandi a Pavia, a fare il servizio militare. Nacque allora una piccola orchestra di cui facevamo parte appunto io, Morandi, Riccardi e altre due persone. E' il momento giusto: Riccardi ed io scrivemmo per Morandi Dammi la tua mano zingara , che vinse poi il Festival di San Remo con l'interpretazione di Bobby Solo. Carriera. Dopo il primo pezzo io credevo di non poter più ripetere un successo così eclatante, ma mi sbagliavo. Arrivano infatti, con vari artisti, oltre mille canzoni, a cominciare da Io mi fermo qui, Com'è dolce la sera. Nella mia carriera ho scritto canzoni per Mia Martini, l'Equipe 84, Milva, i Nomadi, Adriano Pappalardo, Bobby Solo, Ornella Vanoni, Donatello, Iva Zanicchi e, recentemente, Adriano Celentano. Nonostante la chiara fama ammetto di essere persona, per mia scelta, che non ama molto apparire in interviste o manifestazioni mondane.

CHIACCHIERATA SULLE SIGLE

Com'è avvenuto il passaggio dalla Ariston alla Ricordi?

Fu una cosa automatica. Quando a me venne affidato un ufficio al quarto piano, quello che era stato di Mogol per intenderci… Lui stava andandosene a Roma a lavorare per la Numero 1. Chiese a me di seguirlo e quando gli risposi di no si incazzò tantissimo. Lui è così: o con lui o contro di lui.

E le canzoni per bambini?

Io le detestavo, le avevo sempre detestate perché melense. Ebbi però l'opportunità di fare una sigla per un telefilm con un cavallo. Questo cavallo era il protagoniosta di Furia. Sarebbe andato in onda il lunedì, a me arrivò la cassettina il sabato sera e scrissi le parole da mezzanotte a mezzanotte e cinque, con la musica dei De Angelis. La incidemmo la domenica con l'unico cantante che era disponibile allora: Mal.

Mal ricorda con dispiacere quella sigla perché gli ha un po' ostruito la carriera.

Si ritorna lì: se non riesci a staccarti… tra l'altro il testo di Furia io lo scrissi senza sapere nulla di questo cavallo. Sapevo che si chiamava Furia ma “cavallo del west”, boh… La musica era moderna, il testo surreale, non era la classica canzone per bambini.

E dopo?

Arrivò l'occasione, nel 1978, di questi cartoni, mi commissionarono Ufo robot e Shooting star. Tempera me lo fece sentire, era l'arrangiatore. Tra l'altro Shooting star doveva essere la facciata A del disco. Secondo me Ufo robot era attuale come musica e un testo quasi surreale. Un simbolo generazionale. Ha questa forza. Suggeriva una traccia, Ufo robot, ancora oggi copiata secondo me.

Onestamente cosa pensa dei cartoni animati giapponesi?

Mi piacque molto Capitan Harlock perché al di là della durezza c'era il bene che trionfava e non era esasperato. Graficamente ebbero un successo mostruoso.

Della sigla di Capitan Harlock cosa ricorda? In particolare lei lavorava a stretto contatto coi musicisti?

Su almeno 100 sigle di quelle che ho fatto almeno 80 le ho scritte nei ritagli di tempo. Così come con Soffici, Tavernese e tanti altri.

Capisco. E si ricorda anche di aver fatto, con Soffici, una canzone che si chiama The monkey, sigla di un cartone animato cult andato in onda su canali privati?

Certo!

Che ne pensa del fatto che, a distanza di vent'anni, le sue sigle sono ancora estremamente amate?

Sono rimasto impressionato. Purtroppo noi autori siamo molto dimenticati. Nelle trasmissioni dedicate alle sigle, per esempio, chiamano interpreti fasulli, mamma mia…

Se si riferisce a Macchemù io confesso di aver partecipato come organizzatore del pubblico ma ho visto delle cose che mi hanno lasciato perplesso…

Già, per esempio ho visto Daitan

Posso dirle che i Balestra, che avevano cantato Daitan all'epoca, non volevano essere chiamati da Mediaset. Ci abbiamo pensato un po' noi a risolvere le cose. Con loro c'era anche Marco Ferradini.

Marco Ferradini era uno di quelli che chiamavamo spesso a fare il corista nei nostri pezzi. Cantò, ad esempio, in Domenica bestiale di Concato.

Ferradini ha cantato anche un'altra sua sigla, scritta con Pozzoli, che si chiamava La principessa Sapphire.

Ah ah… come no… se me le dici me le ricordo! Remì, Goldrake, Anna dai capelli rossi… tutte.

Collabora ancora con Tempera?

Ancora adesso, si, si. Tempera è grandissimo come arrangiatore.

Anna dai capelli rossi è un brano non molto originale, è d'accordo?

Sì, ma era tanto carina. Era un aggrapparsi a cose che si apprezzavano. Non certo per mancanza di creatività.

Perché sceglieva Tempera? Al telefono mi ha detto che era lui che ha collaborato con lei, non viceversa…

Ma sicuro. C'era una grande stima reciproca. Se c'era da fare una sigla per la Fonit chi si sceglie? Tempera! Senza dubbio. Così nasceva la collaborazione.

Avevate una strategia di lavoro?

Certo. Il mio obiettivo, facendo sigle per bambini, era quello di fare un prodotto uguale a quello per i grandi. Ho sempre avuto una grande stima dei bambini.

Ricorda Hello! Spank, sigla andata in onda sulle reti Fininvest?

Eh, come no… molto bellina… il tostapane… la scrissi io e la produsse Tempera, mi pare.

Cosa pensa del fatto che per un certo periodo molte delle vecchie sigle venivano sostituite da altre, spesso inferiori, con il pubblico che non riusciva assolutamente ad accettare la cosa?

Lì c'era un business sull'onda del nostro successo. Noi superavamo quasi sempre il milione di dischi venduti. Dischi d'oro, roba così… Funzionano ancora oggi, tra l'altro.

Ricorda Nills Hollgersson e la canzone Ape ape ape Maia?

Tutte! Io le ho tutte. Nills Holgersson la cantarono i fratelli Grimm, dei napoletani che incidevano anche pezzi pop.

Chi avevate nei cori?

Spesso Nora Orlandi, Pozzoli, Lalla Francia, Corrado Castellari, talentuoso ma chiuso. Beh, erano canzoni molto curate. Anche se, guardando il disco di Mork e Mindy ad esempio, vedo anche la firma di Lionello… mah!

Ha fatto anche delle sigle con Martelli: Dallas, La ballata di Bo e Luke

Io non seguivo nessun canovaccio relativo ai serial. Scrivevo le canzoni e basta. Conoscevo Dallas perchè veniva dalla Rai. Era un lavoro svolto in estrema libertà.

A Mediaset avete fatto anche due canzoni mitiche per gli appassionati: Gatchaman e Tansor Five.

Bellissime… le ricordo con molto piacere. Purtroppo, come ti ho già detto, si credeva che quello fosse solo un business e quando nei posti di potere ci sono andate certe persone… è stato creato un monopolio. C'è anche gente valida, Fasano, Draghi… ma le nostre erano fatte in altro modo. Il prodotto era curato alla perfezione. Io sono amico anche della Cristina D'Avena ma vuoi mettere l'impasto corale, come facevamo noi, che dava più slancio a tutto il pezzo? Lei è bravissima però non ha forza. Allora c'era competizione, rivalità, ci si stimolava. Succedeva come per San Remo: c'era l'appalto!

Ricorda l'Lp fatto per Goldrake?

Certo.

In definitiva lei non rinnega il suo lavoro con le sigle?

Assolutamente no! Io ne sono molto orgoglioso, anzi!

Mi fa felice. Io faccio parte di una generazione che è cresciuta con questi programmi e li adora. Adora ovviamente anche le loro sigle. Addirittura c'è un mio amico, Marco Nacci, che è anche uno dei miei collaboratori per queste interviste, che definirebbe lei, come altri, un creatore di sogni…

Eh eh… Sai che mi capitò di fare una trasmissione a Roma, con la Dandini, dove c'erano dei ragazzi che, appena seppero che ero l'Albertelli di Ufo robot, cantarono le mie canzoni per un'ora. E le sapevano tutte.

Ha finito con le sigle?

Certo che no. Con Tempera stiamo per fare Ufo baby, per la Rai.

A differenza di Tempera, che è arrivato in Fininvest molto più tardi, lei mi sembra che avesse tentato di proseguire il lavoro sulle sigle, quando si accorse che la Fonit aveva finito il suo cammino in quel settore…

Sì ma… estromisero, di fatto, tutti gli altri.

Il suo peggior difetto e la sua migliore qualità?

Il difetto è sicuramente quello di essere presuntuoso. O forse è un pregio? Non lo so… E' stata comunque sempre la mia forza. Per certi aspetti sono più donna che uomo, a livello intuitivo cioè. Quando faccio il razionale… mah… Come pregio non amo apparire. Ho partecipato ad Anima mia solo perché sono molto legato a Fazio per motivi affettivi, l'ho lanciato io in televisione.

Com'era lavorare in Rai?

C'era una bella lotta e una grande professionalità. Oggi è ancora molto competitiva la Rai, fortunatamente. Diciamo che oggi c'è grande professionalità in Rai e allora c'era una grande energia in Fininvest.

Adesso per chi lavora?

Ho dei progetti per Retequattro, per esempio Sabato 4 con Susanna Messaggio.

Cosa pensa del mondo discografico?

Io non ho mai fatto parte del mondo discografico, tanto meno ho intenzione di farne parte adesso… mamma mia! Quei poveri disgraziati che vengono fuori fanno tutto con le loro forze.

Se dovesse dire qual è la sigla che ha amato di più?

Ufo robot, senza dubbio, non tanto per le vendite ma perché ha avuto una storia dietro.

Ci dica qualcosa sui suoi colleghi italiani, autori: Migliacci.

Bravissimo.

Testa.

Testa…

Può anche non rispondere…

No, no… tutti gli autori italiani sono bravissimi. Testa in certe cose è geniale. I miei preferiti sono sicuramente Mogol, che ha scritto Emozioni , una canzone bellissima. Poi Bigazzi, Pallavicini, Calabresi, Minellono. Ma ce ne sono ancora…

 

Nota dell'autore: ricordo la seconda intervista da me realizzata al professor Albertelli nell'ottobre 2001, che potrete trovare sui Dvd Goldrake l'invincibile e Goldrake addio (DVD Storm, fuori catalogo).

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