Com'è
avvenuto il passaggio dalla Ariston alla Ricordi?
Fu
una cosa automatica. Quando a me venne affidato un ufficio al quarto
piano, quello che era stato di Mogol per intenderci… Lui stava andandosene
a Roma a lavorare per la Numero 1. Chiese a me di seguirlo e quando
gli risposi di no si incazzò tantissimo. Lui è così:
o con lui o contro di lui.
E
le canzoni per bambini?
Io
le detestavo, le avevo sempre detestate perché melense. Ebbi
però l'opportunità di fare una sigla per un telefilm
con un cavallo. Questo cavallo era il protagoniosta di Furia.
Sarebbe andato in onda il lunedì, a me arrivò la cassettina
il sabato sera e scrissi le parole da mezzanotte a mezzanotte e
cinque, con la musica dei De
Angelis. La incidemmo la domenica con l'unico cantante
che era disponibile allora: Mal.
Mal
ricorda con dispiacere quella sigla perché gli ha un po'
ostruito la carriera.
Si
ritorna lì: se non riesci a staccarti… tra l'altro il testo
di Furia io lo scrissi senza sapere nulla di questo cavallo.
Sapevo che si chiamava Furia ma “cavallo del west”, boh… La musica
era moderna, il testo surreale, non era la classica canzone per
bambini.
E
dopo?
Arrivò
l'occasione, nel 1978, di questi cartoni, mi commissionarono Ufo
robot e Shooting
star. Tempera
me lo fece sentire, era l'arrangiatore. Tra l'altro Shooting
star doveva essere la facciata A del disco. Secondo me Ufo
robot era attuale come musica e un testo quasi surreale. Un simbolo
generazionale. Ha questa forza. Suggeriva una traccia, Ufo robot,
ancora oggi copiata secondo me.
Onestamente
cosa pensa dei cartoni animati giapponesi?
Mi
piacque molto Capitan
Harlock perché al di là della durezza c'era
il bene che trionfava e non era esasperato. Graficamente ebbero
un successo mostruoso.
Della
sigla di Capitan Harlock cosa ricorda? In particolare
lei lavorava a stretto contatto coi musicisti?
Su
almeno 100 sigle di quelle che ho fatto almeno 80 le ho scritte
nei ritagli di tempo. Così come con Soffici,
Tavernese
e tanti altri.
Capisco.
E si ricorda anche di aver fatto, con Soffici, una canzone che si
chiama The
monkey, sigla di un cartone animato cult andato
in onda su canali privati?
Certo!
Che
ne pensa del fatto che, a distanza di vent'anni, le sue sigle sono
ancora estremamente amate?
Sono
rimasto impressionato. Purtroppo noi autori siamo molto dimenticati.
Nelle trasmissioni dedicate alle sigle, per esempio, chiamano interpreti
fasulli, mamma mia…
Se
si riferisce a Macchemù io confesso di aver partecipato
come organizzatore del pubblico ma ho visto delle cose che mi hanno
lasciato perplesso…
Già,
per esempio ho visto Daitan…
Posso
dirle che i Balestra,
che avevano cantato Daitan all'epoca, non volevano essere
chiamati da Mediaset. Ci abbiamo pensato un po' noi a risolvere
le cose. Con loro c'era anche Marco
Ferradini.
Marco
Ferradini era uno di quelli che chiamavamo spesso a fare il corista
nei nostri pezzi. Cantò, ad esempio, in Domenica bestiale
di Concato.
Ferradini
ha cantato anche un'altra sua sigla, scritta con Pozzoli,
che si chiamava La
principessa Sapphire.
Ah
ah… come no… se me le dici me le ricordo! Remì,
Goldrake,
Anna
dai capelli rossi… tutte.
Collabora
ancora con Tempera?
Ancora
adesso, si, si. Tempera è grandissimo come arrangiatore.
Anna
dai capelli rossi è un brano non molto originale, è
d'accordo?
Sì,
ma era tanto carina. Era un aggrapparsi a cose che si apprezzavano.
Non certo per mancanza di creatività.
Perché
sceglieva Tempera? Al telefono mi ha detto che era lui che ha collaborato
con lei, non viceversa…
Ma
sicuro. C'era una grande stima reciproca. Se c'era da fare una sigla
per la Fonit chi si sceglie? Tempera! Senza dubbio. Così
nasceva la collaborazione.
Avevate
una strategia di lavoro?
Certo.
Il mio obiettivo, facendo sigle per bambini, era quello di fare
un prodotto uguale a quello per i grandi. Ho sempre avuto una grande
stima dei bambini.
Ricorda
Hello!
Spank, sigla andata in onda sulle reti Fininvest?
Eh,
come no… molto bellina… il tostapane… la scrissi io e la produsse
Tempera, mi pare.
Cosa
pensa del fatto che per un certo periodo molte delle vecchie sigle
venivano sostituite da altre, spesso inferiori, con il pubblico
che non riusciva assolutamente ad accettare la cosa?
Lì
c'era un business sull'onda del nostro successo. Noi superavamo
quasi sempre il milione di dischi venduti. Dischi d'oro, roba così…
Funzionano ancora oggi, tra l'altro.
Ricorda
Nills
Hollgersson e la canzone Ape
ape ape Maia?
Tutte!
Io le ho tutte. Nills Holgersson la cantarono i fratelli
Grimm, dei napoletani che incidevano anche pezzi pop.
Chi
avevate nei cori?
Spesso
Nora
Orlandi, Pozzoli, Lalla
Francia, Corrado
Castellari, talentuoso ma chiuso. Beh, erano canzoni
molto curate. Anche se, guardando il disco di Mork
e Mindy ad esempio, vedo anche la firma di Lionello…
mah!
Ha
fatto anche delle sigle con Martelli:
Dallas, La
ballata di Bo e Luke…
Io
non seguivo nessun canovaccio relativo ai serial. Scrivevo le canzoni
e basta. Conoscevo Dallas perchè veniva dalla Rai.
Era un lavoro svolto in estrema libertà.
A
Mediaset avete fatto anche due canzoni mitiche per gli appassionati:
Gatchaman
e Tansor
Five.
Bellissime…
le ricordo con molto piacere. Purtroppo, come ti ho già detto,
si credeva che quello fosse solo un business e quando nei posti
di potere ci sono andate certe persone… è stato creato un
monopolio. C'è anche gente valida, Fasano,
Draghi…
ma le nostre erano fatte in altro modo. Il prodotto era curato alla
perfezione. Io sono amico anche della Cristina
D'Avena ma vuoi mettere l'impasto corale, come facevamo
noi, che dava più slancio a tutto il pezzo? Lei è
bravissima però non ha forza. Allora c'era competizione,
rivalità, ci si stimolava. Succedeva come per San Remo: c'era
l'appalto!
Ricorda
l'Lp fatto per Goldrake?
Certo.
In
definitiva lei non rinnega il suo lavoro con le sigle?
Assolutamente
no! Io ne sono molto orgoglioso, anzi!
Mi
fa felice. Io faccio parte di una generazione che è cresciuta
con questi programmi e li adora. Adora ovviamente anche le loro
sigle. Addirittura c'è un mio amico, Marco Nacci, che è
anche uno dei miei collaboratori per queste interviste, che definirebbe
lei, come altri, un creatore di sogni…
Eh
eh… Sai che mi capitò di fare una trasmissione a Roma, con
la Dandini, dove c'erano dei ragazzi che, appena seppero che ero
l'Albertelli di Ufo robot, cantarono le mie canzoni per
un'ora. E le sapevano tutte.
Ha
finito con le sigle?
Certo
che no. Con Tempera stiamo per fare Ufo
baby, per la Rai.
A
differenza di Tempera, che è arrivato in Fininvest molto
più tardi, lei mi sembra che avesse tentato di proseguire
il lavoro sulle sigle, quando si accorse che la Fonit aveva finito
il suo cammino in quel settore…
Sì
ma… estromisero, di fatto, tutti gli altri.
Il
suo peggior difetto e la sua migliore qualità?
Il
difetto è sicuramente quello di essere presuntuoso. O forse
è un pregio? Non lo so… E' stata comunque sempre la mia forza.
Per certi aspetti sono più donna che uomo, a livello intuitivo
cioè. Quando faccio il razionale… mah… Come pregio non amo
apparire. Ho partecipato ad Anima mia solo perché
sono molto legato a Fazio per motivi affettivi, l'ho lanciato io
in televisione.
Com'era
lavorare in Rai?
C'era
una bella lotta e una grande professionalità. Oggi è
ancora molto competitiva la Rai, fortunatamente. Diciamo che oggi
c'è grande professionalità in Rai e allora c'era una
grande energia in Fininvest.
Adesso
per chi lavora?
Ho
dei progetti per Retequattro, per esempio Sabato 4 con
Susanna Messaggio.
Cosa
pensa del mondo discografico?
Io
non ho mai fatto parte del mondo discografico, tanto meno ho intenzione
di farne parte adesso… mamma mia! Quei poveri disgraziati che vengono
fuori fanno tutto con le loro forze.
Se
dovesse dire qual è la sigla che ha amato di più?
Ufo
robot, senza dubbio, non tanto per le vendite ma perché
ha avuto una storia dietro.
Ci
dica qualcosa sui suoi colleghi italiani, autori: Migliacci.
Bravissimo.
Testa.
Testa…
Può
anche non rispondere…
No,
no… tutti gli autori italiani sono bravissimi. Testa in certe cose
è geniale. I miei preferiti sono sicuramente Mogol, che ha
scritto Emozioni , una canzone bellissima. Poi Bigazzi,
Pallavicini, Calabresi, Minellono. Ma ce ne sono ancora… |