All'inizio
ho fatto fatica a convincervi a realizzare quest'intervista. Come
mai alla fine avete accettato?
MAURO
- Crediamo che con quest'intervista si possa far conoscere esattamente
come sono andate le cose, i piccoli segreti tecnici che hanno creato
il suono di queste sigle. Noi abbiamo sempre adottato dei sistemi
di sovrapposizione di voci, sempre fatte da noi. A parte chiamare
un tastierista ed un batterista, facevamo tutto noi.
CLAUDIO
- Soprattutto abbiamo avuto sempre lo stesso entusiasmo che avevamo
nel fare rock o musica leggera. E sottolineo anche i testi curati
da tutti e tre. Anche nei tre Lp per bambini, che sono stati Balla
Bimbo Balla 1, 2 e 3, con canzoni che non sono state
usate per sigle o altre cose.
MAURO
- Ogni volta che le risento provo un'emozione particolare, le ricordo
con un enorme affetto, sono belle.
Cosa
ha rappresentato per voi la carriera discografica e la passione
per la musica?
CLAUDIO
- Io la musica l'ho vissuta in modo serio sempre, anche quando mi
è stato chiesto di realizzare un pezzo di liscio, genere
che non amo particolarmente, con divertimento ed entusiasmo. Spesso
ci è rimasto il rimpianto per non essere riusciti a rifinire
un pezzo come desideravamo per mancanza di tempo, perché
il lavoro andava consegnato. Però ancora oggi mi stupisco
a risentire certe sigle perché le trovo, e non vorrei sembrare
presuntuoso, di talento. Devo dire che tante volte, dopo uno spettacolo
in piazza, ci stupivamo nel vedere un riscontro tanto caloroso da
parte del pubblico, perché non sapevamo di essere così
ben voluti e conosciuti: -Ma possibile che siamo così conosciuti,
anche se non abbiamo dischi in classifica? -. Evidentemente, senza
rendercene conto, una nostra canzone o una nostra sigla prendeva
"vita", e anche se noi, dopo averla realizzata non la
seguivamo più, questa veniva piano piano apprezzata dal pubblico.
Nonostante tutto non abbiamo avuto un vero lancio promozionale.
Innanzitutto perché è comunque difficile per tutti,
in secondo luogo sfortunatamente non abbiamo individuato le persone
più serie da quelle meno serie, per cui a volte abbiamo anche
perso tempo. Quindi abbiamo lavorato dietro le quinte come coristi
e strumentisti praticamente per tutti, tranne Battisti che non abbiamo
mai avuto la fortuna di incontrare, e Claudio
Baglioni, che invece abbiamo conosciuto alla Rca.
Perché
è finito tutto?
CLAUDIO
- È finito per più motivi, in quanto ad un certo punto
della tua carriera hai faticato tanto e cominci a pensare di aver
perso tempo, e poi ci sono stati più fattori che ci hanno
portato a dividerci, anche il terzo fratello, Giancarlo, aveva idee
diverse, gli piaceva più viaggiare, forse era un po' più
deluso di noi e non se la sentiva più di aspettare e sperare
in qualcosa di veramente valido. A conti fatti ti chiedi anche se
ti conviene andare a suonare, quando ti chiamano, per cento o duecentomila
lire. Comunque alla Rca l'ultima cosa che abbiamo fatto furono,
con Silvio Testi che allora curava
le canzoni di Heather Parisi, i cori
e i balletti di Montecatini (1986). E poi piccole cose in sala d'incisione.
Alla Rca abbiamo lavorato sempre bene, imparato molto, con gente
veramente brava per un periodo piuttosto lungo ed abbiamo trovato
un ambiente piacevolissimo, Dougie Meakin
è un grande amico, ricordo Cantini
con grande simpatia, un grandissimo editore, Olimpio
Petrossi e il carissimo Natalicchio.
Nel
disco del 1978 Sesamo apriti,
firmato Trio Balestra, c'erano Arigliano,
Fontana, Wilma
Vianello ed il coro di Renata Cortiglioni.
Rino De Filippi chi è? E Piero
Mannucci?
CLAUDIO
- Il bravissimo maestro Rino De Filippi è una simpaticissima
persona che ha coordinato, doppiato ed eseguito le sigle del programma
e che, tra l'altro, ci ha ricontattato cinque o sei anni fa perché
sperava di fare una nuova sigla per un cartone animato, ma poi non
se ne fece più niente.
MAURO
- Piero Mannucci lavorava alla Rca ed era tecnico del suono. Sesamo
apriti era un programma americano dove erano presenti anche canzoni
di gruppi famosi, anche di musica country, e noi cantavamo la traduzione
italiana sulle basi originali.
La
produzione era Sincrovox. Cos'è? E lo Studio M4 dove avete
registrato?
CLAUDIO
- È un'etichetta cinematografica che si occupava di edizioni
e sigle di film. Lo studio M4 forse era del maestro Nicolai,
ed era in zona Nomentana.
Di
Jeeg Robot cosa ricordate
esattamente?
CLAUDIO
- Noi siamo stati quelli che hanno aperto la strada a tutto ciò
che è stato eseguito, cantato e prodotto in seguito, cantando
Jeeg Robot, perché noi siamo stati i cantanti originali
della sigla della Cam. Arrivò la base dal Giappone sulla
quale bisognava mettere il cantato italiano.
Lo
so già...
MAURO
- E chi te lo ha detto, Dougie?
No,
Cordio.
CLAUDIO
- Carlo Cordio! Il nostro amico.
MAURO
- Fummo contattati da Paolo Lepore,
direttore artistico della Cam (papà di Georgia
e oggi deceduto, nda), con cui già collaboravamo per musiche
da film, che ci disse: -Ragazzi venite in studio che vi faccio cantare
una sigla simpaticissima, la facciamo sulla base giapponese- con
quei tamburi e quei timpani. Noi andammo, imparammo la parte e registrammo.
Non so dirti altro tranne che il cantante era Roberto
Fogù, almeno così ci dissero, dato che non
era in studio con noi. Abbiamo sovrainciso il coro (Jeeg va,
cuore e acciaio, Jeeg va), e in seguito venne questo Roberto
Fogù, con questa voce grossa, che cantò il resto.
Quando arrivarono i primi filmati dal Giappone non era assolutamente
in preventivo un budget che permettesse la preparazione di una sigla
con musiche originali, per cui fu fatto questo esperimento. La casa
discografica probabilmente avrebbe mandato quella originale giapponese,
soltanto che Paolo Lepore, con la sua grande professionalità,
ebbe l'idea di fare la traduzione. Poi è stata fatta una
cover dalla RCA. Non so come andarono poi le cose, ma Paolo Lepore
disse che il successo del nostro Jeeg Robot andava benissimo
anche in termini di vendite. Ah, mi viene in mente che Carlo Cordio,
grande amico, fece le sovraincisioni al sintetizzatore, col Mini
Moog, venne con la tastiera e disse: -Ragazzi, adesso io qui devo
registrare le tastiere di questa canzone-. Lo richiamammo quando
producemmo il nostro pezzo Angela per fare le tastiere.
Bravissimo.
E
Candy Candy?
CLAUDIO
- Abbiamo fatto i cori ed io ho suonato la pedal steel guitar, che
sarebbe l'hawayana., che va suonata con un'appendice di vetro al
dito. È una chitarra che si sente spesso nei lavori di Crosby,
Stills & Nash e l'ho suonata anche in Pensiero stupendo
di Patty Pravo. Ha dei pedali che credo cambino di un semitono.
Ci sono delle unghie alle dita che vanno sulle corde e mantenendo
la posizione di raccordo con una barra di ferro o vetro puoi cambiare
l'accordo con un pedale. Spingendo il pedale si scende una corda
di un semitono e una di un tono e senza muovere le mani cambia,
ad esempio, dal sol al re. Quindi hai più possibilità
di usare le mani per salire o scendere. Quando siamo andati a fare
il coro hanno voluto inserire questa chitarra.
Vi
ricordate di aver fatto Ginguiser
e Guyslugger?
CLAUDIO
- No. Mi ricordo Supercar Gattiger
dove, solo Giancarlo, fece voce e cori. Centofanti
bravissimo tastierista. Ha avuto dei gruppi fortissimi con Walter
Martino alla batteria. Ha precorso i tempi. Riguardo alle due sigle
di cui mi hai parlato non ricordo, perché se escludiamo le
canzoni della quale abbiamo fatto la musica, il resto era lavoro
di routine, quindi potremmo aver partecipato come coristi, ma sono
passati vent'anni... (in seguito ho scoperto con certezza che i
Balestra non hanno partecipato alla realizzazione dei due brani
in questione, nda).
Adesso
passiamo al 1981 con Starzinger
e Koseidon. Perché
avete firmato come Superobots e non
come Fratelli Balestra?
CLAUDIO
- Perché noi volevamo uscire come un gruppo non catalogato
solo per le sigle dei cartoni animati o musica per bambini, per
cui in quel momento c'erano delle scelte da fare. Quindi per noi,
gruppo sconosciuto, uscire col nostro nome su quelle sigle, poteva
essere troppo "etichettante". Quindi si è pensato
di usare questo pseudonimo, ma curando comunque queste canzoni con
grande entusiasmo, e felicissimi ogni volta che apparivano in televisione.
MAURO
- Mio fratello Giancarlo fece il testo in italiano, ma non facemmo
le musiche, perché alla Itb i giapponesi, nella persona del
signor Tominaga, decisero di mantenere la melodia originale. In
Starzinger, ricordo, facemmo molte sovrapposizioni perché
lo cantammo tutto noi tre per cui, non essendoci un coro femminile,
arrivammo alle ottave alte per un falsetto che lo ricordasse, un
po' come fanno i Bee Gees. Registrammo alla sala RCA e facemmo tante
sovraincisioni fino ad ottenere il "pieno" finale, molto
compatto. Furono tantissime piste. Il testo è firmato solo
da Giancarlo, ma si collaborava tutti insieme. Comunque lui era
quello più portato per la parte "letteraria". Se
non sbaglio la facemmo in studio con Natalicchio, che ci incaricò
di fare il testo, ma che cantammo sulla base giapponese.
CLAUDIO
- Di Koseidon, quando dovevamo ancora iniziare a lavorarci
e non c'erano idee, ci venne in mente il riff in macchina, così,
parlando e scherzando.
Come
spiegate che, a Roma, tanti fratelli hanno lavorato assieme? Ricordo,
oltre a voi, i fratelli De Angelis, i Micalizzi, i Cantini, le Orlandi.
Ma anche a Milano: i Castellari, i Balducci, le D'Avena e tanti
altri. Com'è il rapporto lavorativo tra fratelli o sorelle?
CLAUDIO
- Per quanto riguarda noi tre non ci sono mai state gelosie, forse
perché ognuno di noi tre è sempre stato sicuro e fiducioso
in ciò che sapeva fare. Comunque ci si aiutava vicendevolmente
sia per la musica che per le parole. Naturalmente è capitato
anche qualche piccolo litigio.
Siamo
al 1982, Kamui e X-Bomber.
Come mai Kamui è firmata Condors?
E come mai ha due strofe così diverse?
MAURO
- È uno pseudonimo che ho inventato io. Ricordo che all'epoca
conoscemmo direttamente il produttore giapponese di queste sigle,
che era la Itb Italian Tv Broadcasting, nelle persone di Giancarlo
Galatoli e di questo Tominaga. Proprio quest'ultimo ci disse che
Koseidon piaceva molto a suo figlio. Noi fummo molto fieri
di questa cosa e gli chiedemmo se non avesse potuto farci fare dell'altro,
così ci diede questo Ninja Kamui e questo X-Bomber.
Decisi questo nome sperando di continuare la collaborazione con
loro. Condors non ha un motivo particolare, è un nome corto,
immediato, il condor è proiettato in cielo. In fondo gli
uccelli sono un simbolo importante per i bambini. Riguardo alle
strofe, non ricordo, forse la parte lenta era per rispecchiare un
lato dell'animo del protagonista.
Quanto
sapevate del cartone di cui dovevate fare la sigla?
CLAUDIO
- Alla RCA ti facevano vedere dei filmati, e poi ti davano dei fogli
con le caratteristiche dei personaggi, che spesso mantenevano i
nomi originali e delle foto. X-Bomber era la sigla di un
cartone dove c'era un robot, per cui un po' rockeggiante, con questo
inizio forte, dove sovrapponemmo più voci per inneggiare
a questo robot, e poi ricordo degli echi, e questo suono con delle
frasi musicali, insomma una cosa cosmica. Fu un pezzo molto curato,
con diverse chitarre elettriche.
MAURO
- Ricordo che quando dovevamo registrare X-Bomber io ero
già in sala che aspettavo Claudio e Giancarlo e ho cominciato
a registrare da solo, e la canzone comincia con delle chitarre in
sovraincisione che vengono una dopo l'altra, come se fossero delle
saettate e ricordo che le ho registrate da solo perché loro
ancora non c'erano, per cui feci tre chitarre sovrapposte.
Monjiro
è sempre del 1982.
CLAUDIO
- Monjiro è una canzone che ho scritto tutta io,
e poi è stata rifinita insieme, e volevo fare qualcosa che
ricordasse il far west. Lui era un samurai con lo stecchino…
così uscì il pezzo di getto.
MAURO
- Lì c'é anche l'armonica, il banjo e le chitarre
acustiche (parte il coro di Monjiro
cantato dai due fratelli).
Teppei?
CLAUDIO
- Di Teppei mi ricordo che era un cartone molto simpatico
con questo monellaccio terribile, per cui facemmo una canzone molto
semplice, molto melodica. L'ho cantata io come solista e se non
sbaglio l'ho fatta tutta io, l'ho portata già pronta, poi
ebbi il testo da Giancarlo, no, forse la feci su testo, sì,
ora ricordo, il testo lo fece Rossana Barbieri
che allora era la fidanzata di Giancarlo e con la quale siamo ancora
amici. Nella parte finale c'è un pezzo di voci molto aperto,
molto lungo. Bello.
MAURO
- Non ci mettevamo dei limiti. L'idea originale restava quella,
ma è sempre bello arricchire un pezzo.
1983,
Muteking: che ricordo avete
di questa canzone?
(Parte
Mauro a canticchiarla).
CLAUDIO
- Mah, nulla di particolare, solo che è una canzone "pratica",
molto orecchiabile.
MAURO
- Io l'ho solo cantata.
Poi
c'è una canzone che sicuramente avete fatto voi, si riconoscono
i cori, che è quella per il Catch.
L'autore è Giabbas, che mi puzza
di pseudonimo...
MAURO
- Sì, è uno pseudonimo, è nostro fratello Giancarlo.
Dato che era un programma tanto diverso dai cartoni animati, sportivo,
per non confondere le idee si pensava di differenziare la nostra
produzione.
E'
mai uscito un 45 giri con Muteking e Catch? Non
l'ho mai trovato, ma sono canzoni pubblicate in Lp. Petrossi ha
detto che molto probabilmente non è mai uscito.
CLAUDIO
- Probabilmente non è stato fatto, anche perché sai,
ai tempi le sigle erano tante e non era facile promuovere e distribuire
tanti prodotti. Comunque non ci occupavamo direttamente della cosa.
E
poi c'è Dieci magnifici eroi,
ve la ricordate? E come mai per la Lupus e non più per la
RCA? Perché il 45 è così raro? E Anaconda,
l'edizione musicale?
MAURO
- E come no! Mi ricordo benissimo, quello fu un pezzo che ci fu
commissionato da una piccola società che aveva in mano la
serie. Realizzammo la sigla direttamente noi, e dato che avremmo
avuto piacere nel pubblicarla, trovammo questa Lupus che fu ben
contenta di assorbire il master e pubblicare il disco. Riguardo
la rarità, forse dipende dal fatto che sono state stampate
poche copie, o forse problemi distributivi.
CLAUDIO
- Di Anaconda ricordo solo il nome. Forse l'avrò letto sul
disco…
Avete
fatto altre sigle o provini che vi hanno scartato?
No.
Abbiamo fatto altre sigle che abbiamo comunque pubblicato su Balla
Bimbo Balla, come la nostra versione di Minù.
E
con Tempera?
MAURO
- Sì, anche Daitan e Anna
dai capelli rossi con Rossana, quella ragazza che era
fidanzata con Giancarlo.
CLAUDIO
- Ma sull'originale? O eravamo noi che cantavamo in falsetto? (I
dubbi oggi non sussistono più, poiché i fratelli hanno
ritrovato i contratti d'ingaggio originali, firmati da Tempera,
nda).
MAURO
- Potrebbe essere. Sicuramente l'abbiamo fatta noi, mi ricordo anche
l'etichetta gialla del disco pubblicato dalla Cbs per Anna
e mi ricordo anche il nome che mise il maestro Tempera che era i
Ragazzi dai capelli rossi. Fu una delle
prime cose che facemmo.
CLAUDIO
- Abbiamo fatto un'altra cover di Anna dai capelli rossi
sul 33 giri prodotto da noi.
MAURO
- E lì venne Linda non Rossana. La parte femminile interveniva
nel coro, ma non ricordo esattamente. Giancarlo lo sa sicuramente,
ma lui ormai è a New York.
Avete
fatto anche i retri, Futuromania
e Come le piume dei pettirossi?
MAURO
- Futuromania? Noi no. Di Anna ne abbiamo fatti due, il
lato A e il lato B. Mi ricordo che Tempera ci richiamò per
fare anche il lato B. Le abbiamo incise allo studio Trafalgar che
era qui a Roma, ora non so se c'è ancora.
E
Tempera veniva qui a Roma?
MAURO
- Sì, sì. Mi ricordo che dopo che fu stampato era
contentissimo perché fu un grande successo. Entrò
anche in classifica per un bel po' di tempo.
Anche
Daitan lo avete registrato al Trafalgar? E tutte le altre
sigle?
MAURO
- Daitan l'abbiamo inciso alla Cinevox, le altre no, Starzinger
per esempio alla RCA, e in altri studi.
Vi
fa piacere che ancora oggi i vostri fans canticchino i vostri pezzi?
MAURO
- Molto, veramente tanto. Credo che per molti autori e cantanti
sia veramente bello sapere che delle persone ancora le cantino.
CLAUDIO
- A me fa anche piacere quando, facendo zapping, trovo Daitan,
Muteking… mi fermo e le ascolto. E capita spessissimo.
Ultimamente hanno fatto Teppei, Muteking e anche
Anna dai capelli rossi, qui a Roma.
MAURO
- Non è detto che in futuro noi non si torni a cantare qualche
sigla.
Cosa
ne pensate delle sigle che si sentono oggi in tv?
MAURO
- Devo dire che sono veramente molto belle, soprattutto quelle della
Five, Cristina D'Avena, curate, veramente
di grande qualità. Però devo spezzare una lancia in
nostro favore: le nostre sono originali, una diversa dall'altra,
ognuna ha un suo senso, un suo gusto.
CLAUDIO
- Cristina D'Avena è molto brava.
MAURO
- Che siano realizzate bene non significa che siano originali. Questo
è molto importante. Però, ascoltandole, dentro di
me non posso non notare quanto siano ben fatti gli arrangiamenti.
Però, ripeto, le nostre hanno una vita propria ed un momento
in cui sono state fatte. Non dico questo per presunzione perché
lo dico nel bene e nel male. Hanno un'anima, una sensibilità,
maggiore di tante altre, ma magari peccano di rifinitura, di arrangiamenti
importanti. Per esempio, se in un brano come Teppei avessi
fatto uscire un'orchestra con viole e violini si sarebbe ottenuto
un risultato migliore.
CLAUDIO
- No, il problema è che, a volte, si lavorava di fretta.
MAURO
- Tante volte si aveva un motivetto in testa e poi lo si ampliava
con pochi mezzi, per cui ripeto per certi versi sono superiori,
uniche, per altri sono un po'… zoppicanti, casarecce.
Comunque
secondo me sono ben realizzate, molto fantasiose.
CLAUDIO
- Guarda, quello che dici fa molto piacere, perché dimostra
che nella realizzazione e nel risultato finale di una sigla, lo
spirito artigianale viene fuori, anche per le loro piccole pecche
e sfumature.
MAURO
- Abbiamo potuto fare quello che volevamo. Sigle per bambini, senza
esagerare, e senza tante modifiche e cambiamenti.
CLAUDIO
- Mi viene in mente il grande Zara
perché ogni volta che mi capita di ascoltare una sua canzone
noto l'esatta miscela tra la perfezione, il cuore ed una musicalità
incredibile. Ogni realizzazione ha un mucchio di talento, un musicista
bravo, preparato con le tastiere, con le armonizzazioni che solo
un grande arrangiatore riesce a fare, e delle voci di donna che
ricordano gli Abba. Lo metterei primo in classifica, noi secondi.
Se tu senti il controcanto di Sasuke
è la classica doppia voce che facevano i Beatles, si fa in
quinta, in quarta… con la doppia voce che si muove in un certo
modo. Noi siamo cresciuti coi Beatles ed ispirati da loro!
Voi
preferite il mondo discografico di prima o quello attuale?
CLAUDIO
- Non conosco quello di adesso.
MAURO
- Oggi c'è una grande ricerca musicale, con un arrangiamento
potente, molto sulla scia straniera.
Conoscete
Aldo Tamborrelli?
CLAUDIO
- Jimmy? Sì, con i Pandemonium,
lo ricordo perché lo conoscemmo lì, poi lavorammo
insieme su altri brani, il primo disco e poi anche dei singoli.
I Pandemonium sono sempre verdi con la base rimasta invariata ma
con altri che si sono alternati al loro interno: ci siamo stati
noi, Amedeo Minghi e Jimmy Tamborrelli. Nel 45 giri La Strada
siamo tutti insieme sulla foto di copertina.
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