Come
venivano realizzate le sigle?
Non
era una cosa facile come può sembrare. Era una gara continua!
Mi spiego: oggi c’è la Fininvest, con Berlusconi unico
editore e con una sola cantante che esegue tutte le sigle. Allora,
soprattutto all’RCA, c’era un intero cast di autori
che faceva delle gare vere e proprie. Ci si incontrava davanti ad
un televisore per vedere quali erano le sigle che servivano da lì
a una settimana. C’era poi un gruppo di persone addetta alla
scelta del pezzo migliore. Si trattava di competizione solidale.
E, ovviamente, quando di una sigla si faceva un disco era una gratificazione
sia di prestigio che di soldi.
Sa che alcune sue sigle oggi vengono mandate in discoteca?
Si,
mi è stato detto. Mi pare che si tratti soprattutto de Il
Grande Mazinger e di qualche altra, vero? Beh…mi
fa piacere.
Qual’era
la squadra di questo lavoro?
Per
l’RCA c’erano Olimpio Petrossi
e Anselmo Natalicchio. Io curavo le
musiche, Migliacci e altri si occupavano
dei testi. In qualche disco appaio come produttore solo perché,
magari, facevo gli arrangiamenti.
Cosa
ne pensa delle sigle di cui lei fu autore?
Per
me costituiscono un’emozione ancora adesso poiché sottolineano
un momento molto felice della mia vita, soprattutto come padre.
Mi ero separato da poco e occuparmi delle sigle per bambini mi consentì
di stare vicino a Fabiana, la mia unica figlia. Fabiana è,
tra l’altro, colei che cantò anche le sigle Belle
et Sebastien e L’isola
del tesoro. Sono inoltre contentissimo di aver fatto
Pinocchio perché no,
con Lopez e Vistarini,
una canzone che ritengo un vero piccolo capolavoro. Di quel pezzo
era importantissimo anche il testo, veramente ben curato. Ci divertivamo
tantissimo ma gli anni passarono e venne meno la necessità
di usare con mia figlia un certo linguaggio. In questo modo io mi
disinteressai della composizione di sigle per bambini e, nel frattempo,
il baricentro realizzativo di questo settore si stava spostando
a Milano…
Ci
dica allora cosa ne pensa delle sigle che produce oggi la Fininvest?
Mah…
le sigle di oggi non sono certo amorevoli come quelle che facevamo
noi. Credo di poterlo dire senza il timore di essere smentito da
nessuno. Noi ci mettevamo veramente amore, creatività e tutta
la nostra passione per la musica. Oggi… non si può
dire certamente la stessa cosa.
C’entra
qualcosa anche il modo in cui è cambiato il mondo discografico?
Negli
anni Settanta era bellissimo. Oggi il mercato si è spezzato
in tante parti.
Perché
nei pezzi si firmava Argante?
Era
importante avere un secondo nome e io scelsi Argante perché
mi sembrava facile ma particolare. Stando a contatto con la SIAE
sapevo che occorreva uno pseudonimo composto da una sola parola.
Ariosto parlava di Morgante, io mi ispirai indubbiamente a quel
nome.
Se
la sente di fare un breve excursus storico sull’RCA italiana?
Mio
fratello vi entrò nel 1971 e l’RCA era appena nata.
Posso dire che ha rappresentato una tappa fondamentale nella storia
della musica italiana, avendo scoperto talenti come Gianni
Morandi e Rita Pavone prima
di altre etichette. Grazie all’RCA arrivarono dall’estero
anche molti autori stranieri. Poi riuscì a ingrandirsi, divenendo
il fenomeno che tutti abbiamo conosciuto. Ricordo che all’epoca
c’erano ben cinque studi, grandi, bellissimi e molto famosi.
Morricone vi incise numerosi suoi successi.
Purtroppo, oggi, di tutto questo è rimasto solo una casa
di distribuzione, a causa di una strana politica attuata dall’attuale
BMG.
Come
avveniva il lancio pubblicitario delle sigle?
Quelle
sigle non avevano bisogno di una grande promozione. C’era
il cartone animato che la faceva a sufficienza, anche a seconda
di quanto questa o quella serie piacesse o meno ai ragazzi. Per
l’RCA le canzoni dei cartoni animati erano una mossa commerciale
perfetta: noi venivamo pagati poco, la promozione non c’era,
i cori ce li facevamo da soli e arrivavano dei grossi risultati.
Solo gli Lp dei cartoni animati hanno avuto la promozione, anche
se non eccessivamente. Per il resto i 45 giri furono dei successi
così autentici che non c’era bisogno di pubblicità.
Lei
ha conosciuto bene Anselmo Natalicchio?
Certo.
Una persona buona, piena di cuore. Lo conoscevo da quando ero piccolo.
Purtroppo è morto qualche anno fa. Faceva parte di un coro
vocale che mio fratello coordinava. E’ stato per molti anni
in America, dove si è anche sposato. Cantava un po’
alla Frank Sinatra. Tornato a Roma, entrò all’RCA curando
i rapporti che la casa discografica aveva con la RAI, ma anche con
la Fininvest.
Ci
può dire qualcosa di Flavio Carraresi?
Anche
lui è morto qualche anno fa. L’ho conosciuto ma non
faceva parte del mio giro. Era un milanese che suonava ma che poi
diventò editore. Fece dei dischi, qualcuno dei quali andò
bene. Mise lo zampino anche in Pinocchio perché no?
Ci
può dire come nasceva il progetto per una sigla?
C’erano
dei distributori italiani che compravano i cartoni dal Giappone
riservandosi però il diritto di mettervi una nuova sigla
di testa e una nuova sigla di coda. Fu un’intuizione vincente.
Nella
sigla All’età della pietra
(del cartone animato intitolato Giatrus
il primo uomo) la cantante era Sara
Cappa?
Non
me lo ricordo ma se sul disco gli interpreti che si trovano si chiamano
Sara & Company è molto probabile
che fosse lei. Faceva molte cose all’epoca, e mia figlia,
per questo, era gelosa…
Cosa
ci dice dei Superobots?
Eravamo
io e Dougie i Superobots. I Superobots
sono esistiti anche con altre formazioni ma i Superobots che hanno
cantato i miei brani eravamo noi: io e Meakin. A volte c’era
qualche partecipazione esterna: per esempio il vocione che si sente
all’inizio de Il grande Mazinger è quello
di Franco Migliacci.
Negli
ultimi anni di produzione non c’erano più i Superobots
ma la Happy Gang. Cosa si ricorda?
Mi
cogli impreparato. Ne è passato del tempo!
Nei
dischi di Fabiana ha lavorato anche Stefano
Jurgens, che tra l'altro con Titine
Schijvens firma Belle et Sebastien: cosa può
dirmi di lui?
Bè,
Stefano ha scritto per anni le trasmissioni con Corrado,
compresa La corrida. Il suo primo pezzo fu Sei forte
papà, di Gianni Morandi. Successivamente, imparato il
mestiere, ha fatto strada. L’altro, Schijvens, è probabilmente
l’autore della musica originale giapponese (più probabilmente
Titine è una lei e ha firmato la musica, di origine europea,
nda). Con me Jurgens ha lavorato ne' L’isola del tesoro
e Belle et Sebastien. De' L’isola del tesoro
ricordo che facemmo una promozione in RAI alla quale portai l’intera
scolaresca di cui faceva parte mia figlia Fabiana.
Cosa
si ricorda di Lino Toffolo, interprete
de' L’isola del tesoro?
Era
un personaggio che aveva già un nome. La RAI ce lo propose,
a noi andò bene e così Natalicchio lo contattò.
In
Pinocchio perché no? compare come realizzatore Mario
Vicari.
Un
mio grande amico d’infanzia. Bravissimo musicista.
Super
robot 28. Cosa ricorda?
A
fare i cori chiamammo mia figlia Fabiana e il figlio di Dougie Meakin,
Christian. Noi cantavamo. Lo facemmo
allo studio Mammut, sull’Aurelia.
Si
ricorda altri studi dove avete registrato le sigle, oltre a quelli
dell’RCA?
Mi
ricordo lo Studio 22 e il Telecinesound… generalmente, però,
si preferivano gli studi dell’RCA. Super robot 28,
come detto, lo registrammo al Mammut perché era un buon ambiente
e c’era un ottimo fonico. Cybernella
fu registrato al Titania con Edoardo Vianello e Wilma
Goich. La fantastica Mimì
la facemmo all’RCA mentre L’isola del tesoro
fu fatta al Forum. Tutto dipendeva dalla disponibilità degli
studi.
In
Daltanious lei c’era?
Certamente!
Eravamo sempre io e Dougie ma sembravano più voci perché
facevamo delle sovrapposizioni. Ebbe un buon successo, ricordo che
arrivò qualche anno dopo Il grande Mazinger. Daltanious
fu una sigla che mi fu un po’ rubacchiata dallo spot della
Kinder Ferrero, dove c’era un pezzo musicale molto simile
alla base del mio. Mi chiesero scusa, dicendomi che non fu una cosa
voluta. Mah…
Ci
sono due pezzi intitolati rispettivamente I-Zenborg
e Megaloman usciti su Lp dell’RCA
ma su 45 giri ARC. Come mai? E cosa significa ARC?
L’ARC
era una sigla appartenente all’RCA. Un nome come un altro.
Sotto la RCA c’erano varie etichette.
Ne'
La fantastica Mimì (sigla del cartone animato intitolato
Mimì e la nazionale della pallavolo)
che ruolo ebbe Claudio Maioli?
Fu
colui che si occupò dell’arrangiamento del brano.
Ci
dica il suo miglior pregio e il suo peggior difetto.
Cominciamo
con il difetto che è l’intolleranza. Sono intollerante
nei confronti dei maleducati, verso i quali divento stizzoso. Per
quel che riguarda la qualità direi la ragionevolezza, sono
un tipo che riesce ad arrivare sempre, o quasi sempre, ad un discorso
obiettivo.
Brevemente,
ci commenti la situazione politica di oggi, i valori e i conflitti
della società e ci sveli i suoi progetti per il futuro.
Eh…
oggi occorre schierarsi, non si può restare ai margini del
discorso politico, ad esempio. Io ho cercato di trasmettere a mia
figlia i valori che io stesso ho ereditato dai miei. Voi giovani
siete più smaliziati rispetto a come lo era la mia generazione
alla vostra età, ma non avete punti di riferimento. Del mio
futuro posso dire che non ho intenzione di accontentarmi. Musicalmente
ho ancora tante cose da dire perché credo che la musica non
morirà mai. |