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Massimo Cantini

 

Intervista di Mauro Agnoli con la collaborazione di Marco Auditore e Marco Nacci (09-08-1995)

Ho intervistato il compositore nel suo ufficio romano (nda).

LA MIA BIOGRAFIA

Massimo CantiniAnagrafe. Sono nato a Roma il 09-12-1943. Famiglia. Mio padre, deceduto qualche anno fa, si chiamava Francesco, mia madre Elisabetta. Sposato e separato dopo alcuni anni, ho avuto una figlia, Fabiana, nata il 27-04-1974, prima di sposarmi nuovamente con Carla, la quale ha a sua volta una figlia, Claudia. Ho un unico fratello, Mario, nato il 05-07-1932. Curriculum scolastico. Dopo la maturità classica mi sono laureato in Giurisprudenza con una Tesi in Diritto della Navigazione. Per qualche tempo sono stato Ufficiale di Marina, prima di entrare nella SIAE tramite un concorso. Fui anche pilota dell’Alitalia per sei mesi grazie a una borsa di studio vinta durante le fatiche universitarie. Gioventù. Ricordo volentieri il complesso che riuscii a mettere su insieme a qualche mio amico durante il liceo, in ogni caso ho respirato musica sin da bambino grazie ai personaggi noti e meno noti che transitavano a casa mia tramite mio fratello Mario. Il mio gruppo musicale è andato avanti fino a quando avevo circa 24 anni. Esordio artistico. Il giorno stesso in cui discussi la Tesi di Laurea, partii per Milano in cerca di fortuna nel campo musicale. Portai con me due amici e alcune cassette con dei pezzi da proporre ad eventuali interessati. Arrivato all’Ariston di Milano, di Alfredo Rossi, conobbi Franco Califano che riuscì a farmi avere un contratto. Poi ho costituito un gruppo chiamato i Noi Quattro, composto da tre ragazzi e una ragazza. Solo io sono rimasto nel mondo musicale, gli altri tre del gruppo hanno preso altre strade. Carriera. Oltre alla militanza coi Noi Quattro, sono stato autore di musica per vari artisti, raramente mi sono occupato dei testi. Nel mio lavoro spiccano le collaborazioni con Mina (dal 1974 al 1980), Patty Pravo, Edoardo Vianello, Franco Califano, Laura D’Angelo e Bruno Martino. Il lavoro con Mina si interrompe nel 1980 dopo il pezzo Buonanotte Buonanotte. L’artista che ricordo più volentieri fra quelli con i quali ho lavorato è comunque Fausto Leali, che raggiunse un ottimo successo con il brano Solo lei, di cui ovviamente io ero autore della musica. Poi ricordo anche la composizione di una colonna sonora per un film di Vittorio Gassman, che ebbe, nel 1982, scarso successo al botteghino ma che ogni tanto viene riproposto in televisione; il titolo di tale pellicola è Di padre in figlio. Musicista. Oltre ad essere compositore di musica, suono la batteria.

CHIACCHIERATA SULLE SIGLE

Massimo Cantini mostra due dei suoi 45 giri di sigleCome venivano realizzate le sigle?

Non era una cosa facile come può sembrare. Era una gara continua! Mi spiego: oggi c’è la Fininvest, con Berlusconi unico editore e con una sola cantante che esegue tutte le sigle. Allora, soprattutto all’RCA, c’era un intero cast di autori che faceva delle gare vere e proprie. Ci si incontrava davanti ad un televisore per vedere quali erano le sigle che servivano da lì a una settimana. C’era poi un gruppo di persone addetta alla scelta del pezzo migliore. Si trattava di competizione solidale. E, ovviamente, quando di una sigla si faceva un disco era una gratificazione sia di prestigio che di soldi.

Sa che alcune sue sigle oggi vengono mandate in discoteca?

Si, mi è stato detto. Mi pare che si tratti soprattutto de Il Grande Mazinger e di qualche altra, vero? Beh…mi fa piacere.

Qual’era la squadra di questo lavoro?

Per l’RCA c’erano Olimpio Petrossi e Anselmo Natalicchio. Io curavo le musiche, Migliacci e altri si occupavano dei testi. In qualche disco appaio come produttore solo perché, magari, facevo gli arrangiamenti.

Cosa ne pensa delle sigle di cui lei fu autore?

Massimo sorride divertito durante l'intervistaPer me costituiscono un’emozione ancora adesso poiché sottolineano un momento molto felice della mia vita, soprattutto come padre. Mi ero separato da poco e occuparmi delle sigle per bambini mi consentì di stare vicino a Fabiana, la mia unica figlia. Fabiana è, tra l’altro, colei che cantò anche le sigle Belle et Sebastien e L’isola del tesoro. Sono inoltre contentissimo di aver fatto Pinocchio perché no, con Lopez e Vistarini, una canzone che ritengo un vero piccolo capolavoro. Di quel pezzo era importantissimo anche il testo, veramente ben curato. Ci divertivamo tantissimo ma gli anni passarono e venne meno la necessità di usare con mia figlia un certo linguaggio. In questo modo io mi disinteressai della composizione di sigle per bambini e, nel frattempo, il baricentro realizzativo di questo settore si stava spostando a Milano…

Ci dica allora cosa ne pensa delle sigle che produce oggi la Fininvest?

Mah… le sigle di oggi non sono certo amorevoli come quelle che facevamo noi. Credo di poterlo dire senza il timore di essere smentito da nessuno. Noi ci mettevamo veramente amore, creatività e tutta la nostra passione per la musica. Oggi… non si può dire certamente la stessa cosa.

C’entra qualcosa anche il modo in cui è cambiato il mondo discografico?

Negli anni Settanta era bellissimo. Oggi il mercato si è spezzato in tante parti.

Perché nei pezzi si firmava Argante?

Era importante avere un secondo nome e io scelsi Argante perché mi sembrava facile ma particolare. Stando a contatto con la SIAE sapevo che occorreva uno pseudonimo composto da una sola parola. Ariosto parlava di Morgante, io mi ispirai indubbiamente a quel nome.

Se la sente di fare un breve excursus storico sull’RCA italiana?

Mio fratello vi entrò nel 1971 e l’RCA era appena nata. Posso dire che ha rappresentato una tappa fondamentale nella storia della musica italiana, avendo scoperto talenti come Gianni Morandi e Rita Pavone prima di altre etichette. Grazie all’RCA arrivarono dall’estero anche molti autori stranieri. Poi riuscì a ingrandirsi, divenendo il fenomeno che tutti abbiamo conosciuto. Ricordo che all’epoca c’erano ben cinque studi, grandi, bellissimi e molto famosi. Morricone vi incise numerosi suoi successi. Purtroppo, oggi, di tutto questo è rimasto solo una casa di distribuzione, a causa di una strana politica attuata dall’attuale BMG.

Come avveniva il lancio pubblicitario delle sigle?

Quelle sigle non avevano bisogno di una grande promozione. C’era il cartone animato che la faceva a sufficienza, anche a seconda di quanto questa o quella serie piacesse o meno ai ragazzi. Per l’RCA le canzoni dei cartoni animati erano una mossa commerciale perfetta: noi venivamo pagati poco, la promozione non c’era, i cori ce li facevamo da soli e arrivavano dei grossi risultati. Solo gli Lp dei cartoni animati hanno avuto la promozione, anche se non eccessivamente. Per il resto i 45 giri furono dei successi così autentici che non c’era bisogno di pubblicità.

Lei ha conosciuto bene Anselmo Natalicchio?

Certo. Una persona buona, piena di cuore. Lo conoscevo da quando ero piccolo. Purtroppo è morto qualche anno fa. Faceva parte di un coro vocale che mio fratello coordinava. E’ stato per molti anni in America, dove si è anche sposato. Cantava un po’ alla Frank Sinatra. Tornato a Roma, entrò all’RCA curando i rapporti che la casa discografica aveva con la RAI, ma anche con la Fininvest.

Ci può dire qualcosa di Flavio Carraresi?

Anche lui è morto qualche anno fa. L’ho conosciuto ma non faceva parte del mio giro. Era un milanese che suonava ma che poi diventò editore. Fece dei dischi, qualcuno dei quali andò bene. Mise lo zampino anche in Pinocchio perché no?

Ci può dire come nasceva il progetto per una sigla?

C’erano dei distributori italiani che compravano i cartoni dal Giappone riservandosi però il diritto di mettervi una nuova sigla di testa e una nuova sigla di coda. Fu un’intuizione vincente.

Nella sigla All’età della pietra (del cartone animato intitolato Giatrus il primo uomo) la cantante era Sara Cappa?

Non me lo ricordo ma se sul disco gli interpreti che si trovano si chiamano Sara & Company è molto probabile che fosse lei. Faceva molte cose all’epoca, e mia figlia, per questo, era gelosa…

Cosa ci dice dei Superobots?

Eravamo io e Dougie i Superobots. I Superobots sono esistiti anche con altre formazioni ma i Superobots che hanno cantato i miei brani eravamo noi: io e Meakin. A volte c’era qualche partecipazione esterna: per esempio il vocione che si sente all’inizio de Il grande Mazinger è quello di Franco Migliacci.

Negli ultimi anni di produzione non c’erano più i Superobots ma la Happy Gang. Cosa si ricorda?

Mi cogli impreparato. Ne è passato del tempo!

Nei dischi di Fabiana ha lavorato anche Stefano Jurgens, che tra l'altro con Titine Schijvens firma Belle et Sebastien: cosa può dirmi di lui?

Bè, Stefano ha scritto per anni le trasmissioni con Corrado, compresa La corrida. Il suo primo pezzo fu Sei forte papà, di Gianni Morandi. Successivamente, imparato il mestiere, ha fatto strada. L’altro, Schijvens, è probabilmente l’autore della musica originale giapponese (più probabilmente Titine è una lei e ha firmato la musica, di origine europea, nda). Con me Jurgens ha lavorato ne' L’isola del tesoro e Belle et Sebastien. De' L’isola del tesoro ricordo che facemmo una promozione in RAI alla quale portai l’intera scolaresca di cui faceva parte mia figlia Fabiana.

Cosa si ricorda di Lino Toffolo, interprete de' L’isola del tesoro?

Era un personaggio che aveva già un nome. La RAI ce lo propose, a noi andò bene e così Natalicchio lo contattò.

In Pinocchio perché no? compare come realizzatore Mario Vicari.

Un mio grande amico d’infanzia. Bravissimo musicista.

Super robot 28. Cosa ricorda?

A fare i cori chiamammo mia figlia Fabiana e il figlio di Dougie Meakin, Christian. Noi cantavamo. Lo facemmo allo studio Mammut, sull’Aurelia.

Si ricorda altri studi dove avete registrato le sigle, oltre a quelli dell’RCA?

Mi ricordo lo Studio 22 e il Telecinesound… generalmente, però, si preferivano gli studi dell’RCA. Super robot 28, come detto, lo registrammo al Mammut perché era un buon ambiente e c’era un ottimo fonico. Cybernella fu registrato al Titania con Edoardo Vianello e Wilma Goich. La fantastica Mimì la facemmo all’RCA mentre L’isola del tesoro fu fatta al Forum. Tutto dipendeva dalla disponibilità degli studi.

In Daltanious lei c’era?

Certamente! Eravamo sempre io e Dougie ma sembravano più voci perché facevamo delle sovrapposizioni. Ebbe un buon successo, ricordo che arrivò qualche anno dopo Il grande Mazinger. Daltanious fu una sigla che mi fu un po’ rubacchiata dallo spot della Kinder Ferrero, dove c’era un pezzo musicale molto simile alla base del mio. Mi chiesero scusa, dicendomi che non fu una cosa voluta. Mah…

Ci sono due pezzi intitolati rispettivamente I-Zenborg e Megaloman usciti su Lp dell’RCA ma su 45 giri ARC. Come mai? E cosa significa ARC?

L’ARC era una sigla appartenente all’RCA. Un nome come un altro. Sotto la RCA c’erano varie etichette.

Ne' La fantastica Mimì (sigla del cartone animato intitolato Mimì e la nazionale della pallavolo) che ruolo ebbe Claudio Maioli?

Fu colui che si occupò dell’arrangiamento del brano.

Ci dica il suo miglior pregio e il suo peggior difetto.

Cominciamo con il difetto che è l’intolleranza. Sono intollerante nei confronti dei maleducati, verso i quali divento stizzoso. Per quel che riguarda la qualità direi la ragionevolezza, sono un tipo che riesce ad arrivare sempre, o quasi sempre, ad un discorso obiettivo.

Brevemente, ci commenti la situazione politica di oggi, i valori e i conflitti della società e ci sveli i suoi progetti per il futuro.

Eh… oggi occorre schierarsi, non si può restare ai margini del discorso politico, ad esempio. Io ho cercato di trasmettere a mia figlia i valori che io stesso ho ereditato dai miei. Voi giovani siete più smaliziati rispetto a come lo era la mia generazione alla vostra età, ma non avete punti di riferimento. Del mio futuro posso dire che non ho intenzione di accontentarmi. Musicalmente ho ancora tante cose da dire perché credo che la musica non morirà mai.

 

Nota dell'autore: Massimo Cantini assieme alla figlia Fabiana è stato gradito ospite della prima Notte della Sigle, dove ha realizzato con un certo imbarazzato stupore il seguito oggi riscosso dalle sigle tv da lui realizzate.

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