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Piero Cassano

 

Intervista di Mauro Agnoli con la collaborazione di Marco Nacci e Gabrio Secco (19-04-2000)

Ho intervistato l'autore presso il suo studio milanese alla presenza della figlia Lorena (nda).

LA MIA BIOGRAFIA

Piero CassanoAnagrafe. Sono nato a Genova il 13-09-1948. Famiglia. Mio padre si chiama Pietro, mia madre Angela. Sono sposato con Claudia e ho due figli, Gianclaudio e Lorena. Curriculum scolastico. Ottenuto il diploma di geometra, ho frequentato per tre anni la Facoltà di Economia e Commercio. Gioventù. Ricordo molti aneddoti legati alla mia gioventù soprattutto per quel che riguarda la scuola e le amicizie. Alcuni miei vecchi compagni di scuola sono poi diventate delle celebrità, ma non dirò chi sono. Esordio artistico. Messi insieme i Jet con Aldo Stellita, Carlo Marrale e Renzo Cochis, riesco ad incidere, con il gruppo, un Lp per la Durium. Il passo dai Jet ai Matia Bazar è breve ed è segnato dall’arrivo nel gruppo di Antonella Ruggiero, futura cantante della band per molti anni. Aldo Stellita, il bassista, è deceduto nel luglio dell’anno 1998. Carriera. Non solo dell’appartenenza ai Matia Bazar si nutre la mia carriera artistica, colma di successi sia come compositore che come produttore. Ho infatti scritto pezzi per Anna Oxa, Eros Ramazzotti, lavorando poi per i Ricchi e poveri, Mina, Milva e Gianni Morandi. Ho lavorato ultimamente per un giovane artista prodotto da Cliff Richard, il quale ha fatto un Lp nel quale, oltre ad una canzone firmata da me, figurano autori come Mick Jagger e Keith Richard. Musica. Sono un tastierista ma suono anche la chitarra. Ho coltivato sin da giovane la passione per la musica.

CHIACCHIERATA SULLE SIGLE

Mauro Agnoli con Piero CassanoCosa pensi delle sigle televisive che hai realizzato?

Ne ho fatte diverse. Cominciai nel 1981, mi sembra, con una sigla per il telefilm Il mio amico Ricky, in onda su Italia 1, cantata da Vanna Vani. Le parole erano di Claudia Ferrandi, mia moglie. Ho fatto poi Nanà supergirl, che è la mia preferita. L’interprete, Cristina D’Avena, per me è una grande artista, non capisco perché in molti non apprezzino il suo lavoro e quello di Alessandra Valeri Manera. Secondo me sono due ottime persone. E’ molto tempo che non le vedo ma quando abbiamo occasione di incontrarci o di collaborare è sempre una festa. La Valeri Manera, inoltre, è una che cura la produzione di una sigla a 360°, è sempre in sala di registrazione e segue con attenzione tutta la parte realizzativa.

Non pensi che chi non le apprezza lo faccia a causa del monopolio che la Mediaset, e di conseguenza la Valeri Manera, ha avuto e ha tuttora nella realizzazione di sigle?

Non so. Può darsi… io comunque posso assicurare che Cristina D’Avena, in una sola giornata, riesce a incidere anche due o tre pezzi. Io feci anche Pollon, Pollon combinaguai, cantata dalla stessa D’Avena, una canzone molto carina.

Nella sigla di Pollon c’è anche un certo Vlaber a firmare il pezzo. Di chi si tratta?

E’ Vladimiro Albera. Uno che io definisco artista manager.

Gabrio Secco con Piero CassanoIn che modo cominciasti a collaborare con la Five Record?

Mi contattò la stessa Valeri Manera. Fu il periodo in cui, nel 1984, avevo lasciato i Matia Bazar e stavo per iniziare a collaborare con Ramazzotti.

Perché avvenne questo allontanamento dal gruppo?

Ebbi dei grossi problemi personali. Il gruppo ne risentì, avemmo un attimo di sbandamento e la cosa si risolse con una separazione consensuale, per fare una metafora matrimoniale. In seguito ho girato molto per il mondo. Ultimamente ho curato l’Lp di un’artista canadese, Natasha Saint Pierre.

Con la Mediaset avevi un rapporto fisso o saltuario per la realizzazione delle sigle?

Saltuario. Lavorai anche con la RTI per la quale ho fatto un disco di Fiorello, qualche anno fa.

In che modo, molto rapidamente, sono nati i Matia Bazar?

Ci siamo assemblati nel 1974 e siamo nati nel 1975. Io ne sono uscito nel 1981 per poi ritornarvi alcuni anni dopo. I compositori storici dei Matia Bazar eravamo io, Carlo Marrale e Aldo Stellita. Se ti interessa ti ricordo che Mister mandarino, nostro vecchio successo, fu sigla di una Domenica in… condotta da Pippo Baudo.

Attualmente da chi sono composti i Matia Bazar?

Siamo io, Giancarlo Golzi, Silvia Mezzanotte e Fabio Parversi (la formazione che ha vinto uno degli ultimi San Remo, nda).

Puoi dirci qualcosa di queste persone: Augusto Martelli, A. Baldan, Canestrelli e Dall’Oglio?

Martelli è un grande pianista e un altrettanto grande direttore di musica. I Baldan sono diversi ma quello che mi hai indicato tu è probabilmente il padre (invece intendevo il fratello di Dario, Alberto, nda). Canestrelli non lo conosco mentre Dall’Oglio è il cugino di Martelli.

Nel 1991 hai fatto la sigla Ciao Sabrina con Marino.

Era Paolo Marino per l’esattezza. Era un ragazzo che lavorava con me. Lo ritenevo valido e cercavo di aiutarlo coinvolgendolo in alcuni progetti. Stesso discorso può dirsi della sigla Dolceluna. Di questi due pezzi non uscì il 45 giri perché era in atto avanzato il cambiamento da Canale 5 Music a RTI.

Come facevi per i cori?

Chiedevo un certo numero di bambini alla produzione. All’inizio c’erano quelli di Mariele Ventre, poi quelli di Nini Comolli e Laura Marcora.

Hai ricordi di Luciano Beretta?

Un grandissimo. Nel 1974, ti parlo come Matia Bazar, facemmo una specie di piccolo tour in Lombardia. Proponevamo alcuni nostri pezzi che non erano ancora divenuti dei successi come Cavallo bianco o Stasera che sera. Lui credeva molto in noi e profetizzò il nostro successo. Era una persona squisita, mi colpì davvero la sua umanità.

Com’era il progetto della sigla? In che modo nasceva, insomma?

Ho sempre fatto la musica dietro un’indicazione visiva. Alessandra Valeri Manera mi faceva vedere un filmato o un fumetto e io mi adeguavo a quel prospetto. Con Pollon, Pollon combinaguai e Nanà supergirl mi diede prima il testo e io composi la musica. Per altre canzoni la regola non fu così fissa, testo e musica nascevano vicendevolmente a seconda del momento. L’unica cosa che nel progetto realizzativo non cambiava mai era il titolo.

Con le strumentazioni com’era il lavoro?

Usavo batterie sia elettroniche che non. Ciò anche a seconda dello studio di cui disponevo e delle persone con cui stavo lavorando.

Arriviamo al 1996. Ecco la quarta sigla della saga delle famose Sailor Moon: Sailor Moon e il mistero dei sogni.

L’arrangiamento lo fece Massimo Longhi. Mi fu presentato nel 1988 da Gianclaudio Bassano, un mio collaboratore. Con Massimo ho realizzato un sacco di progetti per l’estero. So che oggi lavora con la Valeri Manera. C’era anche un bravo fonico e altrettanto bravo chitarrista di nome Maurizio Macchioni.

Nel 1997 c’è l’ultima sigla di Sailor Moon: Petali di stelle per Sailor Moon.

Non so come mi venne l’ispirazione di questo pezzo. Quando uno ha una capacità particolare e non riesce ad averne una ragione specifica si tratta di uno di quelli che io chiamo i misteri della Sfinge! La Sfinge è impassibile, immobile, non dà spiegazioni… però esiste.

Hai scritto altre sigle?

Si, ho fatto la sigla per il Festival di Sanremo del 1983 e quella della trasmissione M’ama non m’ama, in onda per tanti anni su Retequattro. In quest’ultimo caso collaborai con Steve Martin, un produttore americano. Inoltre ce n’era una per un programma giornaliero della RAI che scrissi con Pallavicini e che s’intitolò La donna blu.

Ti fa piacere che i fan, oggi, si ricordino le tue sigle?

Certamente. E’ la testimonianza che qualcosa di buono si è fatto. Fra cento anni io non ci sarò, le mie melodie, per fortuna, sì.

Preferivi il modo di far musica del passato o quello odierno?

Prima era un’altra cosa. Oggi ci si affida troppo all’elettronica, al computer… Il computer è un danno alla creatività, è uno strumento che aiuta ad assemblare ma non a creare. Me lo insegnano i grandi maestri della musica leggera italiana come Pallavicini: la melodia vera si crea dal rapporto diretto che si ha con uno strumento.

Per finire: il peggior difetto e la migliore qualità di Piero Cassano.

La qualità che mi appartiene è quella di essere estremamente chiaro, sincero ma soprattutto di non essere un leccaculo. Il difetto… direi la pignoleria.

 

Nota dell'autore: la carriera di Piero Cassano, strettamente legata ai Matia Bazar nelle sue diverse incarnazioni, ha raggiunto il culmine in questi anni con la vittoria di San Remo nella formazione con Silvia Mezzanotte cantante solista.

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