Come
ha conosciuto Claudio Baglioni?
Mio
padre era carabiniere e quello di Claudio Baglioni anche. In un
giorno d’estate, alla fine dei Sessanta, al mare, ci conoscemmo
e cominciammo a fare delle cose insieme. Eravamo, tra l’altro,
entrambi iscritti ad Architettura e quando Claudio fece Questo
piccolo grande amore io fui, di fatto, introdotto nel mondo
musicale. Da hobby che era, la musica divenne il mio lavoro. Era
un periodo straordinario. L’RCA era un po’ il motore
di ricerca degli artisti italiani. Ebbi l’occasione di lavorare
con De Gregori, Venditti oltre che con Baglioni, ovviamente.
Cosa
pensa dei messaggi che provengono, oggi, dalla Mediaset?
Non
condivido niente di quello che propongono loro. E questo al di là
del fatto che io sia di sinistra. Non mi riconosco neppure più
nei DS, figurati… Ho un’estrazione fondamentalmente
di sinistra, non mi piace la destra perché la ritengo conservatrice
nonostante oggi cerchino di accattivare il pubblico con mosse carine.
Sono fermi. Gente come Berlusconi, visto che si parla di Mediaset,
non mi piace dal punto di vista culturale ma aziendalmente è
un furbacchione… è furbizia più che intelligenza.
Ha sfruttato un momento propizio, col vuoto di potere creato da
Craxi (non a caso amico suo) e sta usando un target sostanzialmente
basso. Come politico, inoltre, è coperto dall’immunità
quindi fa gli affari suoi in tutto e per tutto. La Mediaset rappresenta
quello che era la televisione americana negli anni Sessanta. Il
seme è quello: il rincoglionimento della massa. Nessun valore
se non quello delle pubblicità. Le cose migliori che si vedono
in Mediaset sono proprio le pubblicità, fatte probabilmente
da qualche regista creativo e abile. Lo stesso Costanzo non mi piace.
Fino a un certo punto si è nascosto, oggi fa programmi che
sembrano le pagine di Eva 3000. Puntano alle casalinghe che si divertano
guardando quei fessi senza idee rimbalzare sullo schermo, illudendole
di essere messe, un giorno o l’altro, al posto loro. Il telespettatore,
preso da questo gioco perverso, spera di stare là, al posto
dei personaggi televisivi, invidiati. La società è
malata, prima o poi scoppierà, non mi stupisco neanche quando
succedono cose di una certa gravità. Io, poi, sono di sinistra
ma sono anche abbastanza intollerante: come si fa a non vedere che
è il potere economico che cerca ad ogni costo di appiattire
la massa verso il basso? Verso il culturalmente basso? E’
un retaggio culturale che fa si che l’uomo non culturalmente
elevato segua il gregge per risolvere i suoi problemi, non pensando
che è interesse dei potenti indirizzarti verso determinati
comportamenti.
Comportamenti
in assenza dei quali si potrebbero fare cose più costruttive,
magari?
Certo.
Basterebbe fermarsi e pensare, solo che, talvolta, pensare significa
anche aver paura di non riuscire. Alla fine della vita, però,
questo modo di vedere le cose, darà i suoi frutti. Io spero
di appartenere a questa categoria, cioè di coloro che riescono
a pensare, poichè ritengo di non appartenere a nessuno. Io
sono di sinistra, lo ripeto, ma non voto Bertinotti perché
lui mi chiede di votarlo. Lo voto, magari, se ascoltandolo mi piace
ciò ch’egli dice. Ho votato Pannella per tanti anni
ma oggi lo ritengo un rincoglionito. Il mio non è un modo
di essere di sinistra dogmatico. So pensare. Se Fini, un giorno,
dovesse dire e proporre delle cose interessanti lo seguirei. Certo,
visti i presupposti, ritengo la sinistra in grado di offrire chanches
più intelligenti. Basta leggere la storia: dai romani a oggi
la destra è sempre stata conservatrice, dando man forte ovunque
al potere costituito.
Rimpiange
il clima che si respirava negli studi RCA negli anni Settanta?
Purtroppo
quel periodo è finito. L’RCA aveva ben cinque studi,
al bar che era lì si potevano incontrare artisti che avrebbero
segnato pagine fondamentali della nostra musica come Rino Gaetano
o Anna Oxa, per esempio. Si poteva
lavorare a 360° con tutti.
Come
venivano portati avanti i progetti delle sigle da lei realizzate?
In
quel periodo c’era Olimpio Petrossi,
all’RCA, che si occupava del settore dedicato alle sigle.
Mi affidava il compito di eseguire quelle canzoni e per me divennero
quasi routine. Supercar Gattiger la realizzai con mia moglie.
Fu una rivisitazione di un pezzo che avevo scritto per Morricone.
Ennio aveva bisogno di una canzone moderna per un film di Mastroianni
che si intitolava: Così come sei. Creai così
un certo tipo di sound. Olimpio sentì il pezzo e mi propose
di utilizzarlo, ripensandone la matrice originaria.
Si
ricorda Daltanious?
Di
quella so che curai l’arrangiamento e che la cantarono Douglas
Meakin e Massimo Cantini. Non
mi ricordo altro. Dougie ne faceva un sacco di quelle sigle! Era
quella l’RCA: uno aveva bisogno di fare un pezzo, ti chiamava,
poi ci si conosceva…era un altro spirito! Daltanious
fu un cartone animato abbastanza famoso, no?
Certo,
ebbe un buon successo. Sa quante copie vendette il disco?
No,
non lo so davvero. Ogni tanto la SIAE mi manda qualcosa per Supercar
Gattiger… niente di più.
Si
ricorda come nacque Supercar Gattiger?
In
quel caso non ci fu la consueta gara. Olimpio mi propose di fare
il pezzo utilizzando l’altro che avevo messo su per Morricone.
Poi mia moglie fece il testo. A cantare c’erano i Fratelli
Balestra: Claudio, Mauro e Giancarlo.
Ha
fatto altre sigle che non abbiamo menzionato?
Per
i cartoni animati no. Collaboravo a tante altre, che però
non avevo scritto in prima persona.
Le
fa piacere che i fans, ancora oggi, si ricordino le sue sigle con
piacere?
Mi
fa piacere, sì, come no! Per un musicista, al di là
della valenza artistica del pezzo, è sempre un piacere scoprire
amato il proprio lavoro. Purtroppo io non riuscii ad apprezzare
quei cartoni proprio perché per noi era un lavoro. Da professionista,
comunque, ho sempre dato il massimo, sia per un lavoro per Baglioni
che per l’ultimo arrivato.
Le
è mai capitato di accendere la televisione e di ascoltare
le sigle che vanno in onda sulle reti Mediaset?
Quelle
cose sono oscene! E dire “oscene” è far loro
un complimento. Sono fatte veramente da ‘peracottari’,
come si dice a Roma. E’ roba che fa schifo. Un’azienda
intelligente non dovrebbe contaminarsi di personaggi talmente chiusi.
Il target a cui si rivolge la Mediaset è dozzinale e per
loro è conveniente dare prodotti scadenti. Migliorare la
qualità a scapito della quantità per la Mediaset sarebbe
un problema. Un mio ex-amico, che non frequento da molto tempo,
e che è Demo Morselli, pur di stare in televisione dietro
a Costanzo, fa il clown…io non ci andrei mai. Me ne vergognerei.
Il livello culturale del telespettatore medio che guarda i prodotti
Mediaset è allucinante, una sera vorrei mettermi al tavolo
con qualcuno di loro…fanno delle domande da ebeti. Un clima
volutamente da ebeti. Per uno che fa il mio mestiere è fondamentale
capire che si possono accettare tanti compromessi ma mai sminuire
i principi per i quali si è deciso di intraprendere questo
cammino. Con la televisione commerciale, la Mediaset cattura il
pubblico e lo educa in un certo modo. Prima, almeno, c’era
RAI 3 che faceva qualche programma intelligente. Oggi le cose carine
non le fa più nemmeno RAI 3...
E’
un panorama massacrante.
Posso
dire che il programma più bello della Mediaset è il
TG4 di Emilio Fede. Mi diverte un sacco. Lo trovo squisito. E’
difficile fare una cosa come quella. Vedo i suoi giornalisti schiacciati
da questa personalità così…forte. E’ la
cosa più vera che vedo fare alla Mediaset.
Non
sto neanche a chiederle se preferisce il mondo musicale di oggi
o quello degli anni Settanta e Ottanta…
Neanche
a parlarne. I miei amici, cominciando da Baglioni e da Renato Zero,
sono quelli che, come aprono bocca, vendono ancora milioni di copie…
e sono liberi. I valori di allora erano giusti. Negli anni Novanta
non si è inventato nulla. Solo la tecnologia ha consentito
un’esposizione migliore di questi prodotti. Oggi chi fa musica
è figlio di qualcuno che lavora in Mediaset, per esempio,
che compra un computer e se la fa a casa. E quella è musica
fatta male. Occorrerebbe tornare a una certa etica. Etica che non
interessa per niente al potere. Purtroppo non siamo alla Corte di
Federico II ma a quella di Arcore… e il Re in questione non
è neppure simpatico. Culturalmente poco dotato, secondo me,
Berlusconi è ai limiti dello sbaglio dei congiuntivi. Il
paragone con Mussolini forse è esagerato, per carità,
ma in definitiva il percorso è quello: tu stai là,
ben visibile da tutti, e imponi il tuo stile di vita facendo pensare,
secondo la logica del sogno americano, che tutti potrebbero trovarsi
al tuo posto. Ma per riuscirci devi essere uno squalo. Io, abruzzese,
di estrazione cattolica, mentalmente umanista non posso passare
sopra a certi meccanismi. Di un tipo come Berlusconi si vuol vedere,
e si vuol far vedere, solo la faccia esteriore. Per capire cosa
c’è dietro occorre farsi delle domande. Per esempio:
“Ma come ha fatto, questo, ad arrivare lì?”
Ci
dica quali sono il suo peggior difetto e la sua migliore qualità?
Sono
del segno del cancro per cui sono una persona lunatica. Come qualità
posso dire che non mi aspetto nulla dalla vita, tutto quello che
mi arriva lo considero un regalo e in questo modo so apprezzare
le piccole cose. Mi piace vivere alla giornata senza pormi troppe
mete e troppi sogni… Così facendo non sto alla mercè
della corrente. E poi, come diceva Platone, più mi faccio
domande sulla mia strada culturale e più ne so sempre di
meno. |