Cosa
mi dice delle sigle?
Apprezzo
molto le sigle composte da Nico Fidenco
di cui io curai l’arrangiamento. Per quanto riguarda i miei
pezzi posso dire che Voltus 5,
purtroppo fu fatta un po’ al risparmio poiché la CAM
non dimostrò di credere troppo nel progetto. Le copie stesse
furono anche stampate in tiratura limitata.
Chi
le parlò di Jeremy & Jenny,
destra sinistra e di Bem?
Fu
Nico. Aveva già preparato i pezzi. Mi piacquero e li arrangiai.
Chi
era Scardelletti, un altro che ha firmato
i pezzi?
Era
probabilmente un collezionista di colonne sonore di Fabriano. Credo
fosse amico di Fidenco.
Come
mai il disco uscì per la WEA nonostante la distribuzione
fosse CAM?
Perché
il cartone animato arrivava tramite la CAM.
Cosa
si ricorda del signor Fidenco?
Una
persona simpatica, cordiale…
Cosa
mi dice in modo più specifico di Voltus 5 e Chico
e Coca?
Chico
e Coca mi fu proposto direttamente da Loriana
Lana, che aveva conosciuto in qualche modo il regista del
cartone animato. Ne divenne anche la cantante insieme a Daniele
Viri. Per Voltus 5 invece vidi degli spezzoni del
cartone animato e pensai a qualcosa di orecchiabile. Fu un’occasione
più unica che rara poiché nacque prima il testo della
musica. Nei pezzi da me curati infatti avviene sempre il contrario.
Come
mai il disco è così difficile da trovare?
Non
so… Fu, come ti ho già detto, un progetto nella quale
la CAM non volle investire adeguatamente. Probabilmente non sono
rimasto molto legato a quest’esperienza proprio perché
mi furono messi a disposizione mezzi molto limitati. La grafica
era, poi, abbastanza terrificante con una copertina davvero brutta.
Il testo era anch’esso deludente, lo notammo anche all’epoca,
non tanto per le capacità di Loriana, ma perché era
ripetuto continuamente nella versione su disco.
E’
contento che ancora oggi i fan canticchino i suoi pezzi? La sigla
di Voltus 5, ad esempio, è diventata un buon cult.
Certo,
sono contentissimo. Per un compositore essere apprezzato è
il massimo.
Può
confermare che lei c’entra qualcosa con Jeeg
Robot?
Certo,
curai gli arrangiamenti. Ricordo benissimo che la base era giapponese.
Il cantante era Roberto Fogù,
il tecnico del suono si chiamava Mario Carulli.
I coristi può darsi che fossero i Fratelli
Balestra… anzi, erano sicuramente i Fratelli Balestra.
Ricordo benissimo che guardavo Roberto dalla regia, mentre incidevamo
la sigla.
Cosa
ne pensa dei cartoni animati che arrivarono dal Giappone in quel
periodo? Heidi, Goldrake
per esempio.
Eeeh…
non penso cose buone… no, sto scherzando! Diciamo però
che apprezzo di più i classici, da Paperino a Topolino.
Ho anche alcune raccolte che li riguardano.
Cosa
ne pensa dei prodotti musicali di oggi? Le sigle della Fininvest,
insomma.
Diciamo
che ce ne sono alcuni buoni, altri meno buoni. La storia però
ci insegna che, raggiunto un apice, occorre scendere in picchiata
per poi risalire…
Che
cosa è cambiato nel mondo discografico dal periodo in cui
lei si occupò della realizzazione delle sigle a oggi?
Sotto
alcuni punti di vista prima era meglio. Meglio soprattutto per gli
artisti, che avevano la possibilità di esprimersi molto di
più. Il mercato è ridimensionato al massimo e la produzione
ha molta più paura di investire.
Cordio
uomo: difetto peggiore e migliore qualità.
Sono
una persona sincera e disponibile. Questo ovviamente per quel che
riguarda la qualità. Il difetto? La sensibilità. Sensibilità
intesa come non saper reagire a determinate cose. E se non reagisco
quel che ne risente è la creatività del mio lavoro,
ciò che amo di più. Devo dire che la serietà
sul lavoro non posso considerarla una qualità perché
per me è una condizione sine qua non.
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