Anagrafe.
Il sottoscritto Gian Paolo Daldello, Giampi per gli amici, nasce
a Genova il 29-05-1969. Famiglia. Figlio di Gianni
Daldello (Gianni è produttore della famosa sigla del
telefilm di Zorro del 1977,
nda) e Paola Orlandi, ho una sorella,
Chiara. Mia zia è Nora Orlandi.
Curriculum scolastico. Diploma in ragioneria e
laurea in lingue e letterature straniere, conseguita mentre lavoravo
a tempo pieno frequentando le lezioni serali presso la libera Università
di Lingue e Comunicazionie IULM. Esordio artistico.
Imprevedibilmente burrascoso: venni chiamato ad interpretare nel
1979 un breve inserto solista d’apertura di una canzone che
di lì a poco avrebbe spopolato e il cui 45 giri avrebbe venduto,
entro pochi mesi, 600.000 copie, Remì.
La Fonit Cetra si comportò però scorrettamente nei
confronti della mia famiglia, quando utilizzò un altro bimbo
per i passaggi video in Rai. La situazione venne tamponata prima
di dover ricorrere a vie legali che addirittura avrebbero potuto
bloccare il successo del single. Ricordo che ricevetti dalla Fonit
un bel regalo di Natale e apparvi su Telecity nella trasmissione
Caccia al campione condotta da Dino Crocco, amico di famiglia,
dove potei finalmente esibirmi come il volto dei Ragazzi
di Remì. Infine venne pubblicata su Onda Tv un’interessante
intervista a mio padre, Gianni Daldello, che spiegò l’accaduto
con dovizia di particolari. Tra le sigle della Balena
Giuseppina e quelle per la Fininvest passano circa dieci
anni. Carriera. Ormai ho dimenticato le sigle tv,
che non ho mai considerato seriamente, nulla più che un simpatico
divertimento. Per qualche tempo ho lavorato per Carlo Nasi presso
la Panarecord, oggi mi occupo di diritti di sincronizzazione per
l’advertising e gli audiovisivi alla Emi Music Publishing.
Lavoro di marketing sul catalogo e di consulenza, propongo le musiche
del catalogo editoriale Emi per gli spot ed altri utilizzi video
in stretta cooperazione con agenzie pubblicitarie e case di produzione.
A me vengono affidate tra le altre cose ricerche di materiale musicale,
sulla base di uno storyboard o di uno script, o, ancora meglio,
di un video promozionale, realizzati dalle stesse agenzie e case
di produzione, un connubio professionale fra creatività e
business (ha avuto ad esempio l’opportunità di conoscere
un altro noto interprete ed autore di sigle, Nico
Fidenco, di cui è stato utilizzato il brano London
street per uno spot inglese della Fanta, nda). Dopo alcune
docenze saltuarie sono docente per l’anno accademico 2003/04
presso il Master in Comunicazione Musicale per la Discografia e
la Radio presso l’Università Cattolica di Milano. Mamma
Paola e zia Nora. Fondatrice di diversi cori, i 2+2, i
4+4 e I Nostri Figli, Nora ha sempre
lavorato a Roma, dove per circa 10 anni ha collaborato con la sorella
minore Paola, cioè mia madre, che in seguito si è
trasferita a Milano per seguire in tourneè artisti come Milva
e Celentano. Nora ha realizzato i cori di diverse sigle RCA come
L’ape Magà e
La canzone di Doraemon. Paola
è stata invece chiamata da Albertelli
e Tempera, che hanno utilizzato il
suo coro nelle famose sigle della Fonit, e in seguito da Augusto
Martelli in Premiatissima, con una partecipazione
diretta in video, le Keyboards. Oggi tutto si è ridimensionato.
Nora è tuttora insegnante di canto e collaboratrice di un’accademia.
Ha fornito consulenza a soubrettes e presentatrici tv che necessitavano
di un’impostazione base. Figlio d’arte.
Una vera doppia faccia della medaglia. Entri più agevolmente
nell’ambiente musicale, ma devi anche dimostrare il massimo,
da subito, proprio perché hai dei genitori che in quel campo
hanno operato bene. E non interessa a nessuno il fatto che ti manchi
l’esperienza che i tuoi hanno acquisito dopo tanti anni e
tanti errori. |
Come
ti capitò di cantare le tue prime sigle da bambino?
La
Ariston è a Milano, e con loro c’era una conoscenza
diretta, mia madre aveva fatto tanti turni, aveva lavorato diverse
volte col maestro Franco Tadini, che
tra l’altro ricordo particolarmente come una persona squisita
e un musicista molto preparato. Conoscendolo direttamente, abbiamo
lavorato con lui diverse volte, e quando ha avuto bisogno di un
ragazzo per una sigla, l’ha chiesto a mia madre, così
è venuto fuori automaticamente l’interprete per La
balena Giuseppina. Per quel che riguarda la Fonit, anche
lì Vince Tempera conosceva mio padre, che appunto lavorava
in Cgd, e mia madre da tantissimi anni. Lei lavorava per la Rai,
per Albertelli e Tempera ha fatto tutte le sigle. La canzone era
già pronta, ma mancava appunto la voce solista di un bambino
per completare il pezzo. Probabilmente, avranno sentito tante persone,
e poi, conoscendosi, niente di più facile che sia venuto
fuori il mio nome per Remì. Mio padre ha lavorato
come dirigente in Cgd fino alla metà degli anni ‘80,
ora fa lavora come produttore e consulente artistico freelance ,
anche per progetti editoriali e grandi tirature (Hobby & Work).
Anche
se cantavi solamente, hai qualche ricordo particolare di queste
sigle?
Ma,
io ho un ricordo bellissimo in generale, perché appunto è
sempre stato preso come un divertimento fatto così, sporadicamente,
avevo 9-10 anni. E poi, le ultime, quelle per Canale 5, dove avevo
già 17-18 anni, una o due mi ricordo anche che le ho incise
quando ero già a militare, ho dovuto chiedere un permesso
particolare. Di quelle fatte con Draghi,
mi piaceva la linea melodica, le musiche, che erano veramente molto
curate, basi degne di vere canzoni anche se spesso sottovalutate.
Parlami
di queste sigle: cosa ricordi?
La
musica, la melodia molto bella di Giuseppina, ed una voce
a posteriori diversissima da quella delle sigle per la Fininvest,
era anche il periodo di cambio di voce. Ho mantenuto perlomeno l’intonazione,
ma cambiando tonalità e perdendo l’estensione che avevo,
e poi non usandola, molto si perde. In quel caso, io ho conosciuto
solo Tadini, che sicuramente ha fatto solo la musica, non il testo.
Con Tempera mi ricordo poco, solo un turno, perché, al di
là delle sigle dei cartoni animati, ho anche cantato diverse
volte con mia madre per i jingle pubblicitari, che costituivano
l’altra parte nostra di lavoro all’epoca. In un paio
di occasioni mi ricordo quindi di questi turni in Rai con Tempera,
dopo Remì. Di Draghi mi ricordo particolarmente
questa impostazione di matrice rockettara, che poteva essere sfruttata
non solo per cartoni animati, delle belle basi, in relazione ai
testi, che invece ti vincolano di più. Penso che nei cartoni
animati la musica abbia un peso maggiore e possa evidenziare le
atmosfere ed i caratteri meglio di un testo.
Qual
è la sigla tua preferita?
Sicuramente,
una di quelle a cui sono più affezionato, delle prime, è
La balena Giuseppina. E poi, tra le ultime, la sigla delle Tartarughe
Ninja. Ho dimenticato Sembrava il Signore,
non ho citato quella, e invece la metterei ancora prima della Balena
Giuseppina. Favolosa. Quella è stata realizzata in Cgd, non
ricordo onestamente se era stato fatto un Lp o qualcosa, in Cgd
avevo fatto anche Zorro, dove
cantavo anch’io. Doveva essere una collection di brani natalizi
prodotta dalla Cgd, e poi non ricordo nemmeno se sia uscita.
E Remì no?
Remì,
be’, come periodo senz’altro, ma devo dire che aveva
un’intervento da solista molto più limitato. Sicuramente
fu la sigla più importante, anche come vendite, e quindi
una grande soddisfazione, anche se io non ho guadagnato nulla in
diritti d’autore, e un’inezia per le altre sigle. Insomma,
a livello di interprete, le altre sigle che ho citato le ricordo
con maggiore affetto.
E
le altre?
Cuore
non è fra quelle che più mi han fatto impazzire. A
tutto gas la ricordo perfettamente, bella base, ma non
è tra le mie favorite. Stesso discorso per Motori
in pista, Rangers delle galassie
e Capitan Dick. Sceriffi
delle stelle me la ricordo benissimo, senz’altro
una di quelle che mi è piaciuta di più. Gattiger
devo dire che non mi è dispiaciuta, anche se ha sostituito
la sigla precedente. Ovviamente anche io mi ricordo il cartone con
la sigla vecchia. Io mi studiavo il testo e interpretavo la canzone,
ma non interferivo in alcun modo nella realizzazione del brano.
He-Man mi era piaciuta molto,
ma la Rti a volte non riusciva ad individuare una situazione di
stampa.
Come
mai ti hanno attribuito l’interpretazione del Ritorno
dei cavalieri dello zodiaco di Dorati?
Di
questo non so nulla, non ho conosciuto Massimo
Dorati. |