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Giacomo Dell'Orso

 

Intervista di Mauro Agnoli con la collaborazione di Marco Nacci e Gabrio Secco (08-08-1998)

Ho intervistato il musicista presso la sua casa romana, alla presenza della moglie Edda. Ringrazio il sig. Fidenco per avermi messo in contatto (nda).

LA MIA BIOGRAFIA
Di fronte a Papa Giovanni Paolo II, un Giacomo Dell'Orso sorridente omaggia il pontefice di uno dei suoi strumenti fatti a mano. Accanto a lui la moglie Edda e in penombra Padre Lucio Zappatore

Anagrafe. Sono nato a Otena in provincia de' L'Aquila il 02-12-1930. Famiglia. Mio padre, deceduto, si chiamava Francesco, mia madre Clementina. Ho due Giacomo Dell'Orso con uno degli originalissimi strumenti creati per le colonne sonore di Morriconefratelli, Aldo e Gianni, e due figli, Francesco e Rossella, quest’ultima è in attesa del quinto figlio. Mia moglie Edda è la voce delle colonne sonore per i film composte da Morricone (per i film mitici di Sergio Leone, ricordo solo "Sean-Sean", nda). Gioventù. Ricordo con nostalgia il periodo della guerra, non tanto, ovviamente, per il conflitto in sè stesso, quanto per le esperienze che questa situazione mi ha lasciato, così come gli anni della mia infanzia, nei quali i bambini, a differenza di oggi, potevano accontentarsi delle poche cose che avevano a disposizione. Curriculum scolastico. Prima di entrare a far parte del mondo musicale insegnavo matematica. Ho fatto il conservatorio, ma ammetto che la mia famiglia considerava gli studi musicali come un sottoprodotto non in grado di garantirmi un futuro. Esordio artistico. Nico Fidenco aveva bisogno di un direttore d’orchestra e fu mio fratello Aldo a proporre il mio intervento per lavorare, ero molto giovane. E’ stato questo il mio esordio nell’ambito musicale. Carriera. Dopo l’inizio, con Fidenco, ho avuto contatti con Little Tony, Bobby Solo, Minnie Minoprio, Annarita Spinaci, i Super 4 e Lilly Greco. Strumento. Originariamente suono il pianoforte, col quale mi sono esibito anche in numerosi concerti, per passare poi all’organo.

CHIACCHIERATA SULLE SIGLE

Da sinistra, Padre Lucio Zappatore, Giacomo Dell'Orso e Papa WoytjlaQuali sono i lavori della sua carriera di cui va più orgoglioso?

Sicuramente i miei lavori che più apprezzo sono quelli meno commerciali. Mi ricordo volentieri, ad esempio, un lavoro, commissionatomi da un produttore, che aveva come tema l’antichità, dall’epoca prima di Cristo fino all’Antica Roma. Fu un’attività che mi piacque poiché richiese una lunga ricerca. Si intitolò: Tra mito e storia. Sono uno sperimentatore ma ammetto che oggi gli arrangiamenti dei pezzi sono quasi tutti uguali. Se a un pezzo togliamo melodia e parole non si trovano differenze particolari. Ai miei tempi non era così, i lavori di arrangiamento erano molto più riconoscibili. Col computer non si riconosce più un pezzo. Non c’è più l’errore umano. Il problema fondamentale è quello dei costi, spesso astronomici.

Ha conosciuto Fiorenzo Carpi, l’autore, tra l’altro delle musiche per lo sceneggiato RAI Le avventure di Pinocchio?

Certo che l’ho conosciuto. Ha fatto tantissime altre belle cose oltre al lavoro che tu hai citato. E’ deceduto, purtroppo, non molto tempo fa. Abbiamo fatto anche un disco dove compaiono sia il mio nome che il suo: Ti ricordi domani?, destinato al teatro. Fu un lavoro in cui parteciparono Marisa Fabbri, Franco Mezzeri, Ludovica Modugno e Paolo Modugno. Questi ultimi due erano fratelli nonché parenti del famoso Domenico. Fu una cosa che risale al 1974 o al 1975. Carpi ha scritto anche Le mantellate, una delle canzoni romane più belle mai scritte.

Cosa pensa delle sigle televisive da lei arrangiate?

Francamente l’arrangiamento di una sigla televisiva per me non era nulla di più di una semplice giornata di lavoro. Dopo una settimana, cioè, di quella sigla non ricordavo più niente. La cosa più difficile era trovare i bambini e farli cantare in un certo modo. Le prime volte usai il coro di Renata Cortiglioni, poi cominciai a usare i vari figli, i vari nipoti sia miei che dei miei fratelli, di Giacchi e così via. In Mi scappa la pipì papà, il bambino solista era mio nipote, Massimo Dell’Orso. Oggi Massimo, figlio di Gianni, lavora per il Gruppo Cecchi Gori. Di quel coro facevano parte quattro miei nipoti, i due figli di Morbelli e i due figli di Cerqua, un giornalista dell’epoca. Non c’era ancora Bacalov. Con questo gruppo siamo stati ultimamente anche alla trasmissione Anima mia.

Le fa piacere che ancora oggi i fans, e i giovani in generale, si ricordino con entusiasmo di sigle come Sam ragazzo del west, Don Chuck castoro, Cyborg, i nove supermagnifici o Arnold?

Sì, Arnold se la ricordano bene i quarantenni di oggi i quali, saputo che io ero uno degli autori, si meravigliano e si dicono felici di avermi conosciuto. Per il resto… ah, mi ricordo Don Chuck castoro: Don-Chuck-castoro, Don-Chuck-castoro…

Giacomo Dell'Orso con un altro degli strumenti fatti a mano per i suoni particolarissimi dei film di MorriconeSam ragazzo del west. Qualche ricordo?

In questa sigla c’era la figlia di Alessandro Alessandroni, un musicista. Mia moglie è artisticamente nata con lui. L’ho visto ultimamente al Teatro dell’Opera di Roma.

Secondo lei il mondo musicale era più affascinante prima oppure…

Eeeeehh! Senza neanche pensarci due volte! Il mondo musicale non esiste più. Prima lavorava il materiale umano: a pranzo, a cena, c’era una vita di società fatta di divertimento, aneddoti, notizie, corna… tutto quello che accade in un ambiente ristretto.

Mi dica quali sono il suo peggior difetto e la sua migliore qualità.

Non so. Mia moglie dice che una volta ero presuntuoso ma credo sia una caratteristica comune a tutti gli artisti o presunti tali. La qualità… non so se sia una qualità: sono sempre stato curioso di osservare cosa accadeva intorno a me per poterlo tradurre in suono.

Ha dei modelli d’ispirazione?

Uno dei miei ispiratori, essendo io di formazione classica, è stato sicuramente Puccini. Altri artisti che ho amato, come Ray Connell, li ho anche conosciuti.

Mi parli delle sigle.

Non abbiamo usato sempre la stessa formazione. A volte ero io a preparare i bambini, a volte lo faceva mia moglie, fino a quando ho trovato il Coro di Torrespaccata. Lo curava Michele Greci, che in una foto in mio possesso è ritratto insieme a me e il carmelitano Padre Lucio Zappatore dal Papa. Ho scoperto il Coro nel 1976 e l’ho presentato anche ai miei amici. Erano bravi: hanno cantato anche a Domenica in, con Branduardi, con Micheal Jackson. Ovviamente hanno partecipato anche alle incisioni di Nico Fidenco per le sigle. Io ho fatto l’arrangiamento per quasi tutte le sigle di Nico, a parte un disco, che arrangiò Cordio. Questo fu dovuto a un’imposizione della CAM. Ricordo che Nico mi telefonò e mi spiegò la situazione. Purtroppo il Coro di Torrespaccata non esiste più perché è venuto a mancare il coordinatore del lavoro. La dicitura esatta del Coro era A.P.C.T. ovvero Associazione Piccoli Cantori Torrespaccata.

Gabrio Secco con Giacomo Dell'OrsoE il Coro di Renata Cortiglioni?

Risale agli anni Quaranta, è un coro storico, un’istituzione nazionale come l’Antoniano di Bologna. La RAI aveva messo a disposizione di questo coro addirittura una stanza per lavorare. Era l’unico coro esistente per i lavori da eseguire per la televisione. Sia quello di Torrespaccata che quello della Cortiglioni erano comunque gruppi di persone dei quali facevano parte sia bambini che adulti. Alcuni di questi coristi ancora oggi vengono chiamati dalle orchestre per lavorare.

Sa in che modo ha cominciato Nora Orlandi?

Iniziò con i 2+2, insieme alla sorella Paola, Vincenzo Gioieni e Massimo Cini, ora deceduto.

Il retro del disco Arnold era Ma le gambe

Uno scherzo, uno scherzo feroce! Uno dei miei arrangiamenti più carini. Mi informai sullo stile degli anni Trenta. Avevo già avuto un certo impatto con quell’epoca grazie al film Il conformista, di Bernardo Bertolucci. Il regista pensò di ricostruire uno studio audio dell'EIAR, la mussoliniana RAI del periodo dove c’erano i complessini come il Trio Lescano. Una di questo trio era mia moglie. Il primo arrangiamento per il pezzo lo fece Augusto Martelli ma a Bertolucci non piacque. Fu così che lo fecero fare a me. Ricordo che il banjo lo suonò il bravissimo Maurizio De Angelis. Dopo quell’impatto con Ma le gambe ero a posto: nel brano cantava anche Nora Orlandi e ricordo che Nico Fidenco usò anche un megafono per essere più fedele all’atmosfera di quegli anni. Usammo probabilmente anche l’harmonizer per aggiustare l’effetto della voce. Bisognava sempre trovare una novità, qualcosa di caratteristico che colpisse l’immaginario della gente. Mi sono divertito più con Ma le gambe che con Arnold.

Il disco uscì per le Edizioni Splash.

Non so dirti.

C’era poi il disco Fantasupermega, con il suo retro Godzilla, Godzuki, Godzilla.

Questo me lo ricordo. Fu difficile far imparare al coro la parola "fantasupermega" eccetera… La facemmo con il Coro di Torrespaccata.

Sul disco c’è scritto che il coro è quello di Renata Cortiglioni.

E’ senz’altro un errore. Qualcosa di sbagliato c’è: o il nome o l’anno del disco.

Sam ragazzo del west?

Questo è un disco RCA. C’era, come detto, la figlia di Alessandroni, Cinzia, oltre alla mamma di quest’ultima, Giulia. L’altra ragazza del coro non la ricordo. Giulia faceva parte dei Caravel. Il pezzo venne fatto da Nico dopo che gli venne commissionato un argomento; per questo c’è, a un certo punto, lo spunto: “contro la luce del sole, del sole morente”.

Intervistando un personaggio come lei mi viene da chiederle quali siano le caratteristiche peculiari dell’arrangiamento.

L’arrangiatore deve sapersi adattare al cantante, è un sarto, cioè, deve essere in grado di vestire il cantante nel modo migliore, esaltandone la personalità. Oggi manca la scintilla che permette di individuare un certo tipo di lavoro. E’ una sorta di taglia unica per una serie di vestiti, non c’è più il lavoro del sarto.

Mi parli di Cyborg i nove supermagnifici.

Ora che mi canticchiate questi pezzi li riesco a ricordare. Onestamente non avrei rammentato neppure il titolo! Era roba semplice da ascoltare, come orecchio, ma, paradossalmente, non era facile!

Chi sono Bracchi e D'Anzi, gli autori di Ma le gambe?

Sono autori degli anni Dieci o Venti! La canzone è di quell’epoca, solo l’arrangiamento è nuovo (si tratta dei primi esempi di canzone pop italiana, che all'epoca certamente era considerata come volgare, rispetto all'unica musica considerata seria, quella classica ovviamente, nda).

Si ricorda Microsupermen e Hela supergirl?

Eh, non ricordo proprio. Probabilmente non c’ero. Se era presente il Coro di Torrespaccata, però, l’arrangiatore ero io.

Mi sa dire qualcosa di una sigla intitolata Jane e Micci? “Due candide bambine, cantanti sopraffine, rivali tanto belle”.

Se me la canticchiate riconosco lo stile di Nico ma nulla di più.

Le faccio ora alcune domande su personaggi su cui so poco e sui quali cerco notizie da persone, come lei, che possono averle conosciute. Iniziamo con Roberto Fogù.

L’ho conosciuto, faceva piano bar nei night club. Suonava il pianoforte, il trombone e cantava. Era un tipo da svegliare, un genialoide autodidatta, un timido ma amico di tutti. Avrebbe potuto avere più successo, ha raccolto sicuramente meno di quello che il suo valore poteva presagire, lo ricordo comunque come un compagnone. Ha fatto soprattutto sonorizzazioni per la televisione ma può darsi che abbia lavorato per la RAI come pianista di balletto. Non so perché sia andato all’estero, era comunque un chierico vagante, può essere un fatto che rientra nel personaggio. L’ho perso di vista quando mi sono ritirato dall’attività, nel 1986.

Paolo Moroni.

Non l’ho personalmente conosciuto ma l’ho sentito nominare.

Paolo Lepore.

Quello era un personaggio! Non so che fine abbia fatto. Era il braccio destro di Giacchi. Scriveva i testi delle canzoni ma ha fatto anche qualcosa per la televisione, mi sembra per GBR, una rete privata romana.

Tra tutte quelle sigle ce n’è qualcuna che preferisce?

Non c’ho mai pensato. Forse Ma le gambe, era divertente.

Che approccio ha avuto uno come lei con i mezzi informatici?

Beh… ti dirò che sono stato uno dei primi a usare il computer, nel 1982, per un pezzo sinfonico suonato da me.

Mauro Agnoli e Giacomo Dell'Orso
 

Nota dell'autore: il maestro Dell'Orso mi ha colpito per le sue qualità umane d'altri tempi, compresa la genialità nella ricerca musicale. Nelle fotografie, ad esempio, lo potete vedere con strumenti musicali da lui inventati appositamente per produrre suoni innovativi per le colonne sonore di Morricone.

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