Quali
sono i lavori della sua carriera di cui va più orgoglioso?
Sicuramente
i miei lavori che più apprezzo sono quelli meno commerciali.
Mi ricordo volentieri, ad esempio, un lavoro, commissionatomi da
un produttore, che aveva come tema l’antichità, dall’epoca
prima di Cristo fino all’Antica Roma. Fu un’attività
che mi piacque poiché richiese una lunga ricerca. Si intitolò:
Tra mito e storia. Sono uno sperimentatore ma ammetto che
oggi gli arrangiamenti dei pezzi sono quasi tutti uguali. Se a un
pezzo togliamo melodia e parole non si trovano differenze particolari.
Ai miei tempi non era così, i lavori di arrangiamento erano
molto più riconoscibili. Col computer non si riconosce più
un pezzo. Non c’è più l’errore umano.
Il problema fondamentale è quello dei costi, spesso astronomici.
Ha
conosciuto Fiorenzo Carpi,
l’autore, tra l’altro delle musiche per lo sceneggiato
RAI Le avventure di Pinocchio?
Certo
che l’ho conosciuto. Ha fatto tantissime altre belle cose
oltre al lavoro che tu hai citato. E’ deceduto, purtroppo,
non molto tempo fa. Abbiamo fatto anche un disco dove compaiono
sia il mio nome che il suo: Ti ricordi domani?, destinato
al teatro. Fu un lavoro in cui parteciparono Marisa Fabbri, Franco
Mezzeri, Ludovica Modugno e Paolo Modugno. Questi ultimi due erano
fratelli nonché parenti del famoso Domenico. Fu una cosa
che risale al 1974 o al 1975. Carpi ha scritto anche Le mantellate,
una delle canzoni romane più belle mai scritte.
Cosa
pensa delle sigle televisive da lei arrangiate?
Francamente
l’arrangiamento di una sigla televisiva per me non era nulla
di più di una semplice giornata di lavoro. Dopo una settimana,
cioè, di quella sigla non ricordavo più niente. La
cosa più difficile era trovare i bambini e farli cantare
in un certo modo. Le prime volte usai il coro di Renata
Cortiglioni, poi cominciai a usare i vari figli, i vari nipoti
sia miei che dei miei fratelli, di Giacchi
e così via. In Mi scappa la pipì
papà, il bambino solista era mio nipote, Massimo
Dell’Orso. Oggi Massimo, figlio di Gianni, lavora per
il Gruppo Cecchi Gori. Di quel coro facevano parte quattro miei
nipoti, i due figli di Morbelli e i due figli di Cerqua, un giornalista
dell’epoca. Non c’era ancora Bacalov.
Con questo gruppo siamo stati ultimamente anche alla trasmissione
Anima mia.
Le
fa piacere che ancora oggi i fans, e i giovani in generale, si ricordino
con entusiasmo di sigle come Sam ragazzo
del west, Don Chuck castoro,
Cyborg, i nove supermagnifici
o Arnold?
Sì,
Arnold se la ricordano bene i quarantenni di oggi i quali,
saputo che io ero uno degli autori, si meravigliano e si dicono
felici di avermi conosciuto. Per il resto… ah, mi ricordo
Don Chuck castoro: Don-Chuck-castoro, Don-Chuck-castoro…
Sam
ragazzo del west. Qualche ricordo?
In
questa sigla c’era la figlia di Alessandro
Alessandroni, un musicista. Mia moglie è artisticamente
nata con lui. L’ho visto ultimamente al Teatro dell’Opera
di Roma.
Secondo
lei il mondo musicale era più affascinante prima oppure…
Eeeeehh!
Senza neanche pensarci due volte! Il mondo musicale non esiste più.
Prima lavorava il materiale umano: a pranzo, a cena, c’era
una vita di società fatta di divertimento, aneddoti, notizie,
corna… tutto quello che accade in un ambiente ristretto.
Mi
dica quali sono il suo peggior difetto e la sua migliore qualità.
Non
so. Mia moglie dice che una volta ero presuntuoso ma credo sia una
caratteristica comune a tutti gli artisti o presunti tali. La qualità…
non so se sia una qualità: sono sempre stato curioso di osservare
cosa accadeva intorno a me per poterlo tradurre in suono.
Ha
dei modelli d’ispirazione?
Uno
dei miei ispiratori, essendo io di formazione classica, è
stato sicuramente Puccini. Altri artisti che ho amato, come Ray
Connell, li ho anche conosciuti.
Mi
parli delle sigle.
Non
abbiamo usato sempre la stessa formazione. A volte ero io a preparare
i bambini, a volte lo faceva mia moglie, fino a quando ho trovato
il Coro di Torrespaccata. Lo curava
Michele Greci, che in una foto in mio
possesso è ritratto insieme a me e il carmelitano Padre
Lucio Zappatore dal Papa. Ho scoperto il Coro nel 1976 e
l’ho presentato anche ai miei amici. Erano bravi: hanno cantato
anche a Domenica in, con Branduardi,
con Micheal Jackson. Ovviamente hanno partecipato anche alle incisioni
di Nico Fidenco per le sigle. Io ho fatto l’arrangiamento
per quasi tutte le sigle di Nico, a parte un disco, che arrangiò
Cordio. Questo fu dovuto a un’imposizione
della CAM. Ricordo che Nico mi telefonò e mi spiegò
la situazione. Purtroppo il Coro di Torrespaccata non esiste più
perché è venuto a mancare il coordinatore del lavoro.
La dicitura esatta del Coro era A.P.C.T. ovvero Associazione Piccoli
Cantori Torrespaccata.
E
il Coro di Renata Cortiglioni?
Risale
agli anni Quaranta, è un coro storico, un’istituzione
nazionale come l’Antoniano di Bologna. La RAI aveva messo
a disposizione di questo coro addirittura una stanza per lavorare.
Era l’unico coro esistente per i lavori da eseguire per la
televisione. Sia quello di Torrespaccata che quello della Cortiglioni
erano comunque gruppi di persone dei quali facevano parte sia bambini
che adulti. Alcuni di questi coristi ancora oggi vengono chiamati
dalle orchestre per lavorare.
Sa
in che modo ha cominciato Nora Orlandi?
Iniziò
con i 2+2, insieme alla sorella Paola,
Vincenzo Gioieni e Massimo
Cini, ora deceduto.
Il
retro del disco Arnold era Ma le gambe…
Uno
scherzo, uno scherzo feroce! Uno dei miei arrangiamenti più
carini. Mi informai sullo stile degli anni Trenta. Avevo già
avuto un certo impatto con quell’epoca grazie al film Il
conformista, di Bernardo Bertolucci. Il regista pensò
di ricostruire uno studio audio dell'EIAR, la mussoliniana RAI del
periodo dove c’erano i complessini come il Trio
Lescano. Una di questo trio era mia moglie. Il primo arrangiamento
per il pezzo lo fece Augusto Martelli
ma a Bertolucci non piacque. Fu così che lo fecero fare a
me. Ricordo che il banjo lo suonò il bravissimo Maurizio
De Angelis. Dopo quell’impatto con Ma le gambe
ero a posto: nel brano cantava anche Nora Orlandi e ricordo che
Nico Fidenco usò anche un megafono per essere più
fedele all’atmosfera di quegli anni. Usammo probabilmente
anche l’harmonizer per aggiustare l’effetto della voce.
Bisognava sempre trovare una novità, qualcosa di caratteristico
che colpisse l’immaginario della gente. Mi sono divertito
più con Ma le gambe che con Arnold.
Il
disco uscì per le Edizioni Splash.
Non
so dirti.
C’era
poi il disco Fantasupermega,
con il suo retro Godzilla, Godzuki, Godzilla.
Questo
me lo ricordo. Fu difficile far imparare al coro la parola "fantasupermega"
eccetera… La facemmo con il Coro di Torrespaccata.
Sul
disco c’è scritto che il coro è quello di Renata
Cortiglioni.
E’
senz’altro un errore. Qualcosa di sbagliato c’è:
o il nome o l’anno del disco.
Sam
ragazzo del west?
Questo
è un disco RCA. C’era, come detto, la figlia di Alessandroni,
Cinzia, oltre alla mamma di quest’ultima,
Giulia. L’altra ragazza del coro
non la ricordo. Giulia faceva parte dei Caravel.
Il pezzo venne fatto da Nico dopo che gli venne commissionato un
argomento; per questo c’è, a un certo punto, lo spunto:
“contro la luce del sole, del sole morente”.
Intervistando
un personaggio come lei mi viene da chiederle quali siano le caratteristiche
peculiari dell’arrangiamento.
L’arrangiatore
deve sapersi adattare al cantante, è un sarto, cioè,
deve essere in grado di vestire il cantante nel modo migliore, esaltandone
la personalità. Oggi manca la scintilla che permette di individuare
un certo tipo di lavoro. E’ una sorta di taglia unica per
una serie di vestiti, non c’è più il lavoro
del sarto.
Mi
parli di Cyborg i nove supermagnifici.
Ora
che mi canticchiate questi pezzi li riesco a ricordare. Onestamente
non avrei rammentato neppure il titolo! Era roba semplice da ascoltare,
come orecchio, ma, paradossalmente, non era facile!
Chi
sono Bracchi e D'Anzi,
gli autori di Ma le gambe?
Sono
autori degli anni Dieci o Venti! La canzone è di quell’epoca,
solo l’arrangiamento è nuovo (si tratta dei primi esempi
di canzone pop italiana, che all'epoca certamente era considerata
come volgare, rispetto all'unica musica considerata seria, quella
classica ovviamente, nda).
Si
ricorda Microsupermen e Hela
supergirl?
Eh,
non ricordo proprio. Probabilmente non c’ero. Se era presente
il Coro di Torrespaccata, però, l’arrangiatore ero
io.
Mi
sa dire qualcosa di una sigla intitolata Jane
e Micci? “Due candide bambine, cantanti sopraffine,
rivali tanto belle”.
Se
me la canticchiate riconosco lo stile di Nico ma nulla di più.
Le
faccio ora alcune domande su personaggi su cui so poco e sui quali
cerco notizie da persone, come lei, che possono averle conosciute.
Iniziamo con Roberto Fogù.
L’ho
conosciuto, faceva piano bar nei night club. Suonava il pianoforte,
il trombone e cantava. Era un tipo da svegliare, un genialoide autodidatta,
un timido ma amico di tutti. Avrebbe potuto avere più successo,
ha raccolto sicuramente meno di quello che il suo valore poteva
presagire, lo ricordo comunque come un compagnone. Ha fatto soprattutto
sonorizzazioni per la televisione ma può darsi che abbia
lavorato per la RAI come pianista di balletto. Non so perché
sia andato all’estero, era comunque un chierico vagante, può
essere un fatto che rientra nel personaggio. L’ho perso di
vista quando mi sono ritirato dall’attività, nel 1986.
Paolo
Moroni.
Non
l’ho personalmente conosciuto ma l’ho sentito nominare.
Paolo
Lepore.
Quello
era un personaggio! Non so che fine abbia fatto. Era il braccio
destro di Giacchi. Scriveva i testi delle canzoni ma ha fatto anche
qualcosa per la televisione, mi sembra per GBR, una rete privata
romana.
Tra
tutte quelle sigle ce n’è qualcuna che preferisce?
Non
c’ho mai pensato. Forse Ma le gambe, era divertente.
Che
approccio ha avuto uno come lei con i mezzi informatici?
Beh…
ti dirò che sono stato uno dei primi a usare il computer,
nel 1982, per un pezzo sinfonico suonato da me.
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