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Giuseppe Giacchi

 

Intervista di Mauro Agnoli con la collaborazione di Marco Auditore, Marco Nacci e Gabrio Secco (15-11-1999)

Ho intervistato il produttore presso il suo ufficio romano. Ringrazio il sig. Detto per avermi messo in contatto (nda).

LA MIA BIOGRAFIA

Giuseppe GiacchiAnagrafe. Sono nato a Roma il 29-01-1940. Famiglia. Avevo una sorella, Francesca, purtroppo venuta a mancare. Mio padre, anch’esso deceduto, era Vito, mia madre Maria. Sono sposato con Paola Rinaldi e ho due figli: Elisabetta e Massimo. Gioventù. La cosa più interessante della mia gioventù è il fatto di aver potuto girare il mondo grazie al lavoro. Mio padre, proveniente dal settore diplomatico, ha influito in questo senso. Curriculum scolastico. Ho fatto gli studi classici, diplomandomi nel 1958. Esordio artistico. Intorno alla metà degli anni Cinquanta respiravo il clima culturale romano, già condiviso da gente come Mario Cantini, e giravo i locali della capitale ad ascoltare vari concerti. E’ lo stesso periodo in cui Paolo Lepore e Gino Mazzeo, amici miei, crearono un gruppo musicale scrivendo loro stessi delle canzoni. In un’occasione conobbi Marino Barrese e gli feci ascoltare un pezzo scritto da Lepore e Mazzeo: Per un anno. A Barrese piacque e, dopo alcune vicissitudini, la canzone venne incisa da Peppino Di Capri, per la Carish. Da qui nacque il progetto, mio, di Mazzeo e di Lepore, di costituire una vera società, che per due o tre anni sarebbe andata avanti sfornando pezzi come Roberta. Io, che curavo la parte organizzativa del progetto, probabilmente ero il solo produttore musicale a non essere mai stato né musicista né scrittore di testi. Carriera. I vari successi conseguiti nella seconda metà degli anni Cinquanta mi portarono a prendere in mano la produzione artistica della CAM. Il lavoro mi venne proposto da Giuseppe Campi. Da questo momento iniziò la grande produzione di colonne sonore Campi. La CAM nacque nei primi anni Sessanta e io mi occupavo di tutto il settore organizzativo. Come tappe fondamentali del mio lavoro posso ricordare Rugantino, La ragazza di Bube, Mondo cane, Divorzio all’italiana, Signore e signori, Anonimo veneziano. Il mondo discografico: ieri ed oggi. I musicisti sono nostalgici di quel periodo ed è giusto che lo siano perché avevano l’opportunità di suonare con l’orchestra. Oggi è impossibile avere un’orchestra, c’è gente che pensa di usare solo i computer per fare musica. I primi sintetizzatori erano una novità perché permettevano di avere dei suoni mai uditi prima, ma dopo c’è stato un uso spropositato di queste nuove tecnologie. Si è voluto cercare di sostituire l’orchestra, questo per me è impossibile. Si sente che è una cosa falsa! E’ un fatto puramente commerciale, in questo modo tutti possono fare i musicisti. Prima, produrre una colonna sonora era davvero comporre una colonna sonora. Per questo dovremmo imparare dagli americani. Io adoro la musica, anche quella moderna, ma quella di oggi, tanta musica di oggi, non lo è. Dov’è l’errore umano? Non c’è più. Alcuni, col computer, mettono l’errore apposta, per cercare di dare un tocco di naturalezza alla propria musica, ma non è la stessa cosa. Secondo me c’è chi pensa ad essere musicista solo per fare i soldi. Manca l’inventiva e i musicisti, purtroppo, sono pochi. Non c’è più gente come Nino Rota, per esempio, che io ritengo essere stato un grande compositore che ha fatto cose davvero incredibili. Progetti futuri. Sto mettendo a punto due o tre cose, ma il mio sogno è fare Toscanini. Purtroppo non c’è l’attore adatto. Ci vorrebbe un grosso attore americano. La migliore qualità ed il peggior difetto. Mi sento molto sicuro di me stesso, a volte troppo. La mia sicurezza è data, però, da una condizione professionale. Diciamo che nel novanta per cento delle situazioni ho avuto ragione, ma questo è il mio difetto. Come qualità direi che sono una persona in grado di capire in fretta chi è il mio interlocutore, credo sia un fatto naturale.

CHIACCHIERATA SULLE SIGLE

Mi parli delle sigle, Giuseppe. Hanno avuto un impatto fortissimo e ancora oggi rimangono dei punti di riferimento della memoria collettiva, non trova?

Guarda, quello è un discorso nato per una questione discografica. Come casa editrice eravamo diventati anche discografia. Avevamo una musica artigianale, come la chiamava Campi. La presenza della CAM era evidente in molti paesi del mondo, anche sul territorio giapponese. Facevo acquistare i cartoni animati in Giappone e poi facevamo il disco. Alcuni pezzi li facevamo usando la base internazionale e mettendoci sopra la voce. Io curavo sempre la regia della realizzazione delle sigle, dicevo, in pratica, se la canzone era buona o meno. Questo fino a quando sono diventato amministratore delegato della CAM, cosa che mi assorbiva totalmente.

Finora sono riuscito a sapere pochissimo di Roberto Fogù, interprete di Jeeg robot e Ryu, il ragazzo delle caverne. Sa dirmi qualcosa di lui?

Suonava il trombone in un’orchestra che lavorava nei night. Andava molto in voga all’epoca. Roberto era un musicista vero, purtroppo un po’ sfortunato. Una persona estremamente modesta, timida e riservata. A vederlo tutto si poteva immaginare tranne che suonasse nei night; sembrava, piuttosto, un impiegato del catasto. Aveva una bellissima voce oltretutto valorizzata dal fatto che era un musicista.

Sa, più o meno, quando può essere nato Fogù? Mi hanno detto che dovrebbe essere morto intorno al 1995.

Non credo fosse molto vecchio quando è morto. Oggi avrebbe avuto circa cinquant’anni.

Le risulta che Fogù se ne sia andato dall’Italia?

Sì, andò via un paio d’anni dopo aver inciso Jeeg robot. Poi ho perso i contatti con lui. Dovreste contattare qualche vecchio musicista della RAI per avere ulteriori notizie su di lui.

Quando ha conosciuto, invece, Paolo Lepore?

Beh, lo conosco da sempre. Eravamo amici di famiglia, ci siamo conosciuti negli anni Cinquanta. Lui era più grande di me, abitavamo di fronte in Via Marangoni. Studiava legge, si laureò ma voleva lavorare nel mondo dello spettacolo. Era una persona disponibile e apparteneva a una famiglia benestante. Posso definirlo mio amico del cuore: io adoravo lui e lui adorava me. E’ stato sfortunato, non ha avuto una vita molto semplice. Gli sono venuti a mancare alcuni sostegni importanti nei momenti cruciali, non ultimo il decesso improvviso di suo padre. Con lui lavoravamo così: lui si curava della parte realizzativa, io di quella organizzativa.

Lepore viene accreditato solo in sigle come Don Chuck, il castoro. Si ricorda perché, però, a cantare Un milione d’anni fa, dal serial Ryu, il ragazzo delle caverne, venne chiamata la figlia di Paolo Lepore, Georgia?

Beh, lui era alla CAM. C’era anche Nora Orlandi che spesso partecipava ai cori. In Don Chuck, il castoro, la prima sigla, oltre a Fidenco, a cantare c’erano I nostri figli di Nora Orlandi. C’erano anche mia figlia e Georgia. Con Nora c’era un buon rapporto di collaborazione, ho fatto anche qualche colonna sonora con lei.

Le faccio alcuni nomi di case di produzione che a noi interessano. Ci dica se le conosce o se ha avuto dei rapporti con esse. Partiamo con la AB International Export, la ditta francese da cui abbiamo importato Jeeg robot, uomo d’acciaio.

Li ho conosciuti per farmi dare la colonna sonora internazionale ma nulla di più.

Come funzionava l’arrivo dei cartoni animati in Italia?

C’era uno che faceva il cartone animato. Lo dava a qualcun’altro che ne curava la vendita all’estero. Era un discorso di rete distributiva. Non mi ricordo molti nomi delle aziende coinvolte, più che altro mi vengono in mente i nomi delle persone, se me li rammentate.

Sa nulla della VID (Video International Distributors)?

Stesso discorso. Non mi ricordo davvero. Ricordo un certo Mauro Bolognini, importatore dall’estero che aveva altri due fratelli (Pietro e Manolo), che si occupava di questo settore ma non so per quale ditta lavorasse. Dovreste controllare l’Annuario del Cinema Italiano, è una pubblicazione. Se andate a vedere il lavoro fatto in quegli anni potreste risolvere i vostri interrogativi. E’ all’ANICA.

Quando ha lasciato la CAM?

Nel 1982, dopodiché ho creato una mia casa editrice, la New Point, che ho seguito per due anni, e poi ho lavorato con i fratelli De Angelis, insieme ai quali ho costituito tre case editrici. Siamo stati sempre amici e decidemmo di fare quella società che poi sarebbe durata per ben diciotto anni. Ma ad un certo punto io non ero più d’accordo con alcune questioni della società.

E’ vero che quando uscì Jeeg robot, l'uomo d’acciaio alla CAM non si erano accorti subito delle potenzialità di questo cartone animato? Glielo chiedo perché quelli dell’RCA fecero uscire una cover della sigla sul retro del disco Il grande Mazinger, sigla del serial omonimo.

A dir la verità ricordo che Jeeg robot ebbe tantissimo successo e fummo noi a uscire per primi. Comunque l’RCA distribuiva i nostri dischi e sapeva tutti i cavoli nostri. Non so se non ci siamo resi conto della potenzialità del pezzo ma posso dire che Jeeg robot, così come Ryu, il ragazzo delle caverne e tutti gli altri dischi che facemmo noi, vendette, eccome!

Sa perché alcuni dischi, con pezzi originali, uscivano con copertine diverse? E’ successo questo per Gundam e Mazingher Z, per esempio.

Dipendeva dalle etichette. La Meeting Music, per esempio, usciva con etichette diverse dalla CAM perché quella era una società di cui faceva parte Detto Mariano al cinquanta per cento. Era sempre Detto Mariano che stampava e distribuiva i dischi. Mi sembra strano, però, questo discorso delle copertine se si trattava di pezzi comunque originali.

Per la Meeting Music uscì poi il pezzo Piccola Lulù, importato dalla Saban.

La Saban era anche una casa editrice musicale.

Si ricorda il disco Baldios?

Probabilmente non c’ero già più all’epoca di quell’incisione.

Si tratta, più o meno, del periodo in cui anche Detto Mariano smise di fare delle sigle.

Certo, quando andai via io anche Detto Mariano se ne andò dalla CAM.

Cos’è oggi la CAM?

Ha un repertorio vasto, c’è la figlia di Campi a occuparsi della cosa. Si chiama Francesca. Inoltre c’è Olga Tanserna. E’ una società molto pulita, ha anche un sito Internet.

Cosa può dirmi di Stelvio Cipriani?

E’ stato una persona a me molto vicina. Suonava nei locali, faceva piano bar. Diventammo amici, aveva bisogno di lavorare e io gli proposi alcuni commenti per colonne sonore. Nei locali finiva di lavorare alle tre di notte, alle nove del mattino seguente era già in ufficio.

Si ricorda di Paolo Moroni?

Era grande amico di Paolo Lepore. Si dedicò alla scrittura di sigle per bambini, come Jeeg robot, solo estemporaneamente, non era il suo lavoro (anche perché nessuno ha mai capito quale fosse). Faceva quello che poteva. Lavorava con Marcello Casco, deceduto, che ha fondato la radio GBR. Se adesso è ancora vivo avrà circa cinque o sei anni più di me. Dopo che sono uscito dalla CAM l’ho visto diverse volte, siamo stati anche a Milano insieme, con Paolo Lepore. Abitava in campagna, una volta mi raccontò che sotto casa sua c’era una balera dove andavano a ballare solo i vecchi! Credo che, se riusciste a parlare con la ex-moglie di Paolo Lepore, potreste trovarlo.

 

Nota dell'autore: vorrei precisare com'è poi finita la ricerca relativa a Paolo Moroni ed in generale la vicenda Jeeg robot. Una questione davvero intricata e con risvolti oscuri e misteriosi. Innanzitutto perché Paolo Lepore e Roberto Fogù non ci sono più a rendere la loro testimonianza in proposito, Lepore morto nell'87 e Fogù otto anni dopo. Giacchi era il produttore, cosa può ricordarsi del lavoro artistico effettivo? Detto Mariano si è trovato il lavoro già fatto dalla CAM, il disco lui l'ha solo distribuito. I Balestra hanno incontrato Cordio, ma i cori li hanno fatti in sede separata rispetto alla voce solista. Certamente sappiamo che Fogù era contento dei diritti d'autore che prendeva sul disco (testimonianza di Walter Rodi), il che ci assicura che lui era il cantante (inoltre Detto Mariano ha trovato in Siae il suo cognome, ma come Alberto Fogù, comunque sia tutti se lo ricordano come Roberto, anche lo stesso Mariano, e soprattutto come interprete solista del pezzo). Paolo Moroni è sparito e non parla, persino Mariano non lo vede da 20 anni (l'ha intravisto una volta presso uno sportello bancario, ma non è sicuro fosse lui perché si dileguò in un istante). E poi la strana storia di Fogù: i parenti non sanno nulla di lui, ho trovato solo una sorella che però rifiuta categoricamente di parlarne, certamente molto diffidente e seccata. Roberto dopo una carriera di certo non esaltante in Rai, ad un certo punto sparisce e viene avvistato all'estero. Qualcuno dice che ha dei problemi finanziari un po' loschi, inseguito dagli usurai (il che spiegherebbe l'ostilità dei parenti, che potrebbero temere per la propria incolumità), qualcuno dice che era fuggito con l'amante in Nuova Zelanda (che allo stesso modo spiegherebbe una vita al di sopra delle proprie possibilità), qualcun altro sostiene che oggi la vedova ed i figli abitano in Svizzera (lontano dall'epicentro della vicenda, Roma). Insomma, abbiamo gli ingredienti fondamentali per un'ipotetica spy story di tutto rispetto. Tornando a Moroni, mi dispiace dirlo, ma a questo punto ritengo che il suo ruolo alla CAM fosse un po' come quelli dell'Albera alla Five o del Vicari alla RCA. Ovvero quei funzionari, quegli organizzatori o produttori che, appunto, alla fine non si capisce bene che fanno. Forse fanno qualcosa a livello organizzativo, ma nemmeno quello si capisce bene. Moroni alla fine comunque l'ho trovato e gli ho parlato al telefono, ma si tratta di un personaggio molto schivo e refrattario alle interviste (al pari di Vladimiro Albera, chissà perchè). Quando gli ho chiesto di Jeeg robot, mi ha detto che quella roba non valeva nulla. Se avessi potuto fare la stessa domanda a Paolo Lepore, sono certo mi avrebbe dato una risposta diversa: magari avrebbe anche disprezzato il prodotto seriale giapponese, ma di certo avrebbe saputo dirmi qualcosa sul metodo con cui aveva composto il testo, probabilmente avrebbe preso la cosa come un divertissement, ma non ne avrebbe parlato male. Moroni si è presentato come un autore di rivista, uno che ha lavorato per i grandi maestri del varietà. Non voglio sottovalutare le sue qualità, che certamente meriterebbero un approfondimento, ma, nel caso specifico, mi si permetta di dubitare del suo effettivo coinvolgimento artistico a livello di queste sigle di cartoni. Anche perché è trapelata la notizia che Davide Lepore conserverebbe un testo scritto redatto a mano dal padre Paolo, con la stesura originale del testo della canzone. Allora, temo di dover considerare la firma di Moroni sui 45 giri di sigle in questione (Jeeg, Ryu e Don Chuck) come espressione di un lavoro magari organizzativo più che artistico, e piuttosto considererei l'autore di testi Paolo Lepore come il vero padre della sigla italiana del mitico robot d'acciaio. Paolo Lepore era certamente un creativo, autore di testi, attivo nel giro musicale anche con gruppi di amici che suonavano nei locali, si è fatto le ossa di fronte ad un pubblico, la stessa cosa non posso dire con certezza di Paolo Moroni, e questo mio sospetto è avvalorato dai pareri del sig. Giacchi. Ciò non toglie che con grande probabilità Moroni può aver messo insieme il lavoro, cioè potrebbe essere stato lui a passare il lavoro a Lepore, ad aver scelto Fogù il quale circuitava presso la CAM, ad aver chiamato i Balestra per i cori, eccetera. Lavoro che Giacchi sicuramente non seguiva personalmente. Quindi in un certo senso la firma di Moroni sul disco potrebbe essere legittimata. La grande domanda a cui però non riesco a dare risposta, è perché non compare il nome di Lepore né sul disco di Jeeg né in quello di Ryu, ecco, questo mi sembra profondamente ingiusto. Ma chissà se a Paolo Lepore sia mai importato granchè.

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