Mi
parli delle sigle, Giuseppe. Hanno avuto un impatto fortissimo e
ancora oggi rimangono dei punti di riferimento della memoria collettiva,
non trova?
Guarda,
quello è un discorso nato per una questione discografica.
Come casa editrice eravamo diventati anche discografia. Avevamo
una musica artigianale, come la chiamava Campi. La presenza della
CAM era evidente in molti paesi del mondo, anche sul territorio
giapponese. Facevo acquistare i cartoni animati in Giappone e poi
facevamo il disco. Alcuni pezzi li facevamo usando la base internazionale
e mettendoci sopra la voce. Io curavo sempre la regia della realizzazione
delle sigle, dicevo, in pratica, se la canzone era buona o meno.
Questo fino a quando sono diventato amministratore delegato della
CAM, cosa che mi assorbiva totalmente.
Finora
sono riuscito a sapere pochissimo di Roberto
Fogù, interprete di Jeeg
robot e Ryu, il ragazzo delle
caverne. Sa dirmi qualcosa di lui?
Suonava
il trombone in un’orchestra che lavorava nei night. Andava
molto in voga all’epoca. Roberto era un musicista vero, purtroppo
un po’ sfortunato. Una persona estremamente modesta, timida
e riservata. A vederlo tutto si poteva immaginare tranne che suonasse
nei night; sembrava, piuttosto, un impiegato del catasto. Aveva
una bellissima voce oltretutto valorizzata dal fatto che era un
musicista.
Sa,
più o meno, quando può essere nato Fogù? Mi
hanno detto che dovrebbe essere morto intorno al 1995.
Non
credo fosse molto vecchio quando è morto. Oggi avrebbe avuto
circa cinquant’anni.
Le
risulta che Fogù se ne sia andato dall’Italia?
Sì,
andò via un paio d’anni dopo aver inciso Jeeg robot.
Poi ho perso i contatti con lui. Dovreste contattare qualche vecchio
musicista della RAI per avere ulteriori notizie su di lui.
Quando
ha conosciuto, invece, Paolo Lepore?
Beh,
lo conosco da sempre. Eravamo amici di famiglia, ci siamo conosciuti
negli anni Cinquanta. Lui era più grande di me, abitavamo
di fronte in Via Marangoni. Studiava legge, si laureò ma
voleva lavorare nel mondo dello spettacolo. Era una persona disponibile
e apparteneva a una famiglia benestante. Posso definirlo mio amico
del cuore: io adoravo lui e lui adorava me. E’ stato sfortunato,
non ha avuto una vita molto semplice. Gli sono venuti a mancare
alcuni sostegni importanti nei momenti cruciali, non ultimo il decesso
improvviso di suo padre. Con lui lavoravamo così: lui si
curava della parte realizzativa, io di quella organizzativa.
Lepore
viene accreditato solo in sigle come Don
Chuck, il castoro. Si ricorda perché, però,
a cantare Un milione d’anni fa,
dal serial Ryu, il ragazzo delle caverne, venne chiamata
la figlia di Paolo Lepore, Georgia?
Beh,
lui era alla CAM. C’era anche Nora Orlandi
che spesso partecipava ai cori. In Don Chuck, il castoro,
la prima sigla, oltre a Fidenco, a
cantare c’erano I nostri figli
di Nora Orlandi. C’erano anche mia figlia e Georgia. Con Nora
c’era un buon rapporto di collaborazione, ho fatto anche qualche
colonna sonora con lei.
Le
faccio alcuni nomi di case di produzione che a noi interessano.
Ci dica se le conosce o se ha avuto dei rapporti con esse. Partiamo
con la AB International Export, la ditta francese da cui abbiamo
importato Jeeg robot, uomo d’acciaio.
Li
ho conosciuti per farmi dare la colonna sonora internazionale ma
nulla di più.
Come
funzionava l’arrivo dei cartoni animati in Italia?
C’era
uno che faceva il cartone animato. Lo dava a qualcun’altro
che ne curava la vendita all’estero. Era un discorso di rete
distributiva. Non mi ricordo molti nomi delle aziende coinvolte,
più che altro mi vengono in mente i nomi delle persone, se
me li rammentate.
Sa
nulla della VID (Video International Distributors)?
Stesso
discorso. Non mi ricordo davvero. Ricordo un certo Mauro Bolognini,
importatore dall’estero che aveva altri due fratelli (Pietro
e Manolo), che si occupava di questo settore ma non so per quale
ditta lavorasse. Dovreste controllare l’Annuario del Cinema
Italiano, è una pubblicazione. Se andate a vedere il lavoro
fatto in quegli anni potreste risolvere i vostri interrogativi.
E’ all’ANICA.
Quando
ha lasciato la CAM?
Nel
1982, dopodiché ho creato una mia casa editrice, la New Point,
che ho seguito per due anni, e poi ho lavorato con i fratelli
De Angelis, insieme ai quali ho costituito tre case editrici.
Siamo stati sempre amici e decidemmo di fare quella società
che poi sarebbe durata per ben diciotto anni. Ma ad un certo punto
io non ero più d’accordo con alcune questioni della
società.
E’
vero che quando uscì Jeeg robot, l'uomo d’acciaio
alla CAM non si erano accorti subito delle potenzialità di
questo cartone animato? Glielo chiedo perché quelli dell’RCA
fecero uscire una cover della sigla sul retro del disco Il
grande Mazinger, sigla del serial omonimo.
A
dir la verità ricordo che Jeeg robot ebbe tantissimo
successo e fummo noi a uscire per primi. Comunque l’RCA distribuiva
i nostri dischi e sapeva tutti i cavoli nostri. Non so se non ci
siamo resi conto della potenzialità del pezzo ma posso dire
che Jeeg robot, così come Ryu, il ragazzo delle
caverne e tutti gli altri dischi che facemmo noi, vendette,
eccome!
Sa
perché alcuni dischi, con pezzi originali, uscivano con copertine
diverse? E’ successo questo per Gundam
e Mazingher Z, per esempio.
Dipendeva
dalle etichette. La Meeting Music, per esempio, usciva con etichette
diverse dalla CAM perché quella era una società di
cui faceva parte Detto Mariano al cinquanta
per cento. Era sempre Detto Mariano che stampava e distribuiva i
dischi. Mi sembra strano, però, questo discorso delle copertine
se si trattava di pezzi comunque originali.
Per
la Meeting Music uscì poi il pezzo Piccola
Lulù, importato dalla Saban.
La
Saban era anche una casa editrice musicale.
Si
ricorda il disco Baldios?
Probabilmente
non c’ero già più all’epoca di quell’incisione.
Si
tratta, più o meno, del periodo in cui anche Detto Mariano
smise di fare delle sigle.
Certo,
quando andai via io anche Detto Mariano se ne andò dalla
CAM.
Cos’è
oggi la CAM?
Ha
un repertorio vasto, c’è la figlia di Campi a occuparsi
della cosa. Si chiama Francesca. Inoltre c’è Olga Tanserna.
E’ una società molto pulita, ha anche un sito Internet.
Cosa
può dirmi di Stelvio Cipriani?
E’
stato una persona a me molto vicina. Suonava nei locali, faceva
piano bar. Diventammo amici, aveva bisogno di lavorare e io gli
proposi alcuni commenti per colonne sonore. Nei locali finiva di
lavorare alle tre di notte, alle nove del mattino seguente era già
in ufficio.
Si
ricorda di Paolo Moroni?
Era
grande amico di Paolo Lepore. Si dedicò alla scrittura di
sigle per bambini, come Jeeg robot, solo estemporaneamente,
non era il suo lavoro (anche perché nessuno ha mai capito
quale fosse). Faceva quello che poteva. Lavorava con Marcello
Casco, deceduto, che ha fondato la radio GBR. Se adesso è
ancora vivo avrà circa cinque o sei anni più di me.
Dopo che sono uscito dalla CAM l’ho visto diverse volte, siamo
stati anche a Milano insieme, con Paolo Lepore. Abitava in campagna,
una volta mi raccontò che sotto casa sua c’era una
balera dove andavano a ballare solo i vecchi! Credo che, se riusciste
a parlare con la ex-moglie di Paolo Lepore, potreste trovarlo.
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