Mi
dica subito come ha cominciato e realizzare sigle per bambini.
Fui
scelto da Pippo Caruso. Baudo stava cercando un cantante per un
certo tipo di sigla di una sua trasmissione. Venne fuori La
tartaruga, che è stata un po’ la mia fortuna per
quel che riguarda le canzoni per bambini. Era, mi sembra, il 1975.
Nel 1977 feci Johnny bassotto. Virgola,
invece, è nata per uno scambio di firme con i fratelli
La Bionda, però era un mio pezzo. Di Virgola ricordo
che fu Luciano Rispoli, allora dirigente RAI per quel che riguardava
la fascia dei ragazzi, a propormi l’idea di comporre una canzone
che, oltre che carina, fosse anche in qualche modo didattica. Il
pezzo parla infatti della vergogna di chi abbandona i cani. E’
stata mia moglie a insegnarmi l’amore per gli animali.
Lei
è autore, cantautore, qual è la miglior definizione?
Non
sono un classificatore. Diciamo che faccio tante cose, forse troppe.
Scrivo anche commedie musicali e pezzi per la pubblicità.
Ultimamente mi sono occupato, insieme a Pippo caruso, della sigla
della trasmissione del gruppo comico Premiata Ditta. Faccio sia
testi che musiche ma ho deciso che in un pezzo posso curare uno
soltanto di questi due aspetti.
Torniamo
a La tartaruga. Come è nato il brano?
Baudo
mi chiese di fare un brano che avesse come protagonista un animale
che fosse in un certo senso disneyano ma che la Disney non avesse
ancora sfruttato. In quel momento, più o meno, mi passò
sul piede una tartaruga, che si chiamava Gelsomina, e ho preso la
cosa come un segno del destino. Sulla tartaruga come personaggio
si possono dire tante cose anche a partire dal famoso proverbio:
chi va piano va sano e va lontano. Ricordo che feci anche un intero
album, poi vigliaccamente smembrato da quelli della casa discografica
di canzoni per bambini: c’erano appunto Johnny bassotto,
Virgola, La tartaruga e altri pezzi.
Di
Johnny bassotto ha qualche altro ricordo particolare?
Il
pezzo lo cantò Lino Toffolo.
Eravamo amici. Ricordo che mi chiamò dicendomi che ero un
pazzo, ovviamente in modo affettuoso, a volergli far cantare quella
canzone. In realtà, poi, Johnny bassotto andò
primo in classifica e fece il botto come dati di vendita.
Cosa
pensa delle sigle che ha fatto?
La
musica, intelligente ed elegante, è sempre stata quella di
Pippo Caruso. Io facevo i testi. Le mie parole non erano mai figlie
di un cartone animato o di un fumetto. Con La tartaruga
prima venne la sigla e poi il cartone animato della tartaruga. Stesso
dicasi per Johnny bassotto e Cicciottella, un’altra
mia sigla cantata da Daniela Goggi.
Quindi
in La tartaruga e in Cicciottella Caruso ha fatto
la musica, vero?
Sì,
la musica è sua in entrambi i casi. Con Caruso, poi, c’era,
e c’è tuttora, un rapporto umano di profonda sintonia,
cosa che si può ritrovare in ogni coppia di autori di musica.
Noi due siamo nati lo stesso anno, abbiamo gli stessi libri e gli
stessi gusti, anche quando decidiamo, con lo sguardo, che una canzone
è buona o no mentre guardiamo il Festival di San Remo.
Ci
parli di un altro suo pezzo: Siam tutti
Gian Burrasca.
Questa
è interamente mia. Per comporla mi ispirai al modo di far
musica dei Mango Jerry. Per me, comunque, era facile scrivere pezzi
per bambini perché mio figlio era piccolo, nel 1975 aveva
5 anni. Cantavo quelle canzoni per passare il tempo con lui e per
divertirmi. Era straordinario. Riuscivo a fare dei soldi divertendomi
e divertendo mio figlio. Oggi sarebbe impossibile scrivere canzoni
per bambini al di fuori di quelle che appaiono in televisione come
sigle di cartoni animati: alla Mediaset, per esempio, chi ha in
mano il settore, la Valeri Manera, è anche quella che compone
le sigle. E’ come se in una partita di calcio uno dei giocatori
fosse anche l’arbitro… tu giocheresti contro una squadra
simile?
Si
ricorda chi partecipava ai cori dei suoi pezzi?
No,
purtroppo io sono un nemico della sala d’incisione. Vi rimango
giusto il tempo che serve a me per cantare. Per il resto, non m’interessa
mai vedere cosa fanno gli altri né se il lavoro procede.
Come
mai la vedo poco in televisione?
I
tempi cambiano. Trasmissioni di musica adatte a me ce ne sono poche.
Quella di Limiti, magari, può
andare perché, in qualche modo, storicizza la canzone. Inoltre
io sono in una situazione ambigua: per i giovani sono troppo vecchio,
per alcuni adulti sono ancora abbastanza moderno. Il consumismo
spinto ha comunque portato costi altissimi al mondo della musica
e non invidio per niente un giovane musicista che vuol far carriera.
Ai miei tempi l’artista aveva l’opportunità di
crescere e il discografico cresceva con lui. Oggi, invece, si guarda
anche se un artista è bello o brutto prima ancora di vedere
se è degno o meno. Ci troviamo davanti alla competizione
selvaggia. Una battuta di Gino Paoli dice giustamente che se gente
come me, lui, Dalla, Peppino
Di Capri o Nicola Di Bari fosse
nata oggi non avrebbe venduto neppure un disco.
Che
rapporti ha con RAI e Mediaset?
Buoni
con la RAI, discreti con la Mediaset.
Adesso
di cosa si occupa?
Scrivo
commedie musicali e poesie. Tra poco tempo avrò l’occasione
di andare a recitarle in America.
Sapeva
che La tartaruga e Johnny bassotto agli inizi
degli anni Ottanta sono state recuperate per farle diventare sigle
di due serie di cartoni animati giapponesi?
No,
non mi sono mai arrivati i diritti di tutto questo. Come si chiamano
queste due serie?
La
tartaruga è divenuta la sigla di Cari
amici animali mentre Johnny bassotto è
stata la sigla de' Il piccolo detective.
Accidenti,
parto subito all’attacco e cerco di informarmi al riguardo.
Non ho avuto nessun tipo di ritorno economico.
Come
mai, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni
Ottanta, non ha partecipato alla realizzazione di sigle per cartoni
animati giapponesi?
Non
mi interessava il settore. Mi considero un creativo e non volevo
realizzare una sigla per qualcosa che già c’era.
Chi
ha rubato la famosa marmellata?
Beh…
chi più chi meno l’abbiamo rubata un po’ tutti.
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