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Bruno Lauzi

 

Intervista di Mauro Agnoli con la collaborazione di Marco Nacci (11-11-2000)

Ho intervistato il cantautore presso la sua casa in provincia di Milano. Ringrazio il sig. R. Zara per avermi messo in contatto (nda).

LA MIA BIOGRAFIA

Bruno Lauzi con Mauro AgnoliAnagrafe. Sono nato ad Asmara, in Eritrea, il giorno 08-08-1936. Famiglia. Mia madre si chiamava Laura, mentre mio padre, vivo e vegeto a 93 anni, si chiama Francesco. Sono sposato con Giovanna e ho un figlio, Maurizio. Curriculum scolastico. Dopo aver fatto il liceo classico a Genova, ho frequentato la Facoltà di Legge a Milano ma l’ho abbandonata a soli due esami dalla fine. Ho invece ottenuto il diploma alla Scuola per interpreti. Gioventù. Bè, ho fatto parte della Genova musicale che, a partire dagli anni Sessanta, stava diventando molto importante nel panorama nazionale. Ciò mi ha permesso di conoscere artisti del calibro di Umberto Bindi, Luigi Tenco e Gino Paoli. Esordio artistico. Nell’ultimo anno di Università avevo in mente di intraprendere, dopo la laurea, la carriera giornalistica, ma mi capitò la possibilità di lavorare in televisione. Ciò rallentò e in seguito concluse la mia vita da studente in favore di quella artistica. Carriera. Le tappe fondamentali della mia carriera artistica partono da Ritornerai, nel 1964, per poi proseguire con Il tuo amore, presentato l’anno successivo al Festival di San Remo. Ho vinto vari premi della critica come autore di canzoni. Ho scritto sia per me che per altri, come collaborazioni per Mia Martini, Ornella Vanoni e altri artisti. Fra i pezzi che ricordo volentieri, Piccolo uomo, Almeno tu nell’universo, Lo straniero, I dettagli, L’appuntamento, Permette signora? e Quanto t’amo. Ho anche interpretato celebri canzoni di Battisti (come Amore caro amore bello) fino alla collaborazione con Pippo Caruso (La tartaruga, Cicciottella, Johnny bassotto e altri successi). La migliore qualità ed il peggior difetto. Sono uno che è rimasto un eterno dilettante. Mi diverto, quindi, sempre moltissimo in quello che faccio, questa è la mia qualità migliore. Sono però consapevole, da eterno dilettante, di non finire mai un lavoro con la certezza di averlo fatto bene fino in fondo. Indicherei questa incompiutezza come mio difetto principale.

CHIACCHIERATA SULLE SIGLE

Bruno Lauzi con Mauro AgnoliMi dica subito come ha cominciato e realizzare sigle per bambini.

Fui scelto da Pippo Caruso. Baudo stava cercando un cantante per un certo tipo di sigla di una sua trasmissione. Venne fuori La tartaruga, che è stata un po’ la mia fortuna per quel che riguarda le canzoni per bambini. Era, mi sembra, il 1975. Nel 1977 feci Johnny bassotto. Virgola, invece, è nata per uno scambio di firme con i fratelli La Bionda, però era un mio pezzo. Di Virgola ricordo che fu Luciano Rispoli, allora dirigente RAI per quel che riguardava la fascia dei ragazzi, a propormi l’idea di comporre una canzone che, oltre che carina, fosse anche in qualche modo didattica. Il pezzo parla infatti della vergogna di chi abbandona i cani. E’ stata mia moglie a insegnarmi l’amore per gli animali.

Lei è autore, cantautore, qual è la miglior definizione?

Non sono un classificatore. Diciamo che faccio tante cose, forse troppe. Scrivo anche commedie musicali e pezzi per la pubblicità. Ultimamente mi sono occupato, insieme a Pippo caruso, della sigla della trasmissione del gruppo comico Premiata Ditta. Faccio sia testi che musiche ma ho deciso che in un pezzo posso curare uno soltanto di questi due aspetti.

Torniamo a La tartaruga. Come è nato il brano?

Baudo mi chiese di fare un brano che avesse come protagonista un animale che fosse in un certo senso disneyano ma che la Disney non avesse ancora sfruttato. In quel momento, più o meno, mi passò sul piede una tartaruga, che si chiamava Gelsomina, e ho preso la cosa come un segno del destino. Sulla tartaruga come personaggio si possono dire tante cose anche a partire dal famoso proverbio: chi va piano va sano e va lontano. Ricordo che feci anche un intero album, poi vigliaccamente smembrato da quelli della casa discografica di canzoni per bambini: c’erano appunto Johnny bassotto, Virgola, La tartaruga e altri pezzi.

Di Johnny bassotto ha qualche altro ricordo particolare?

Il pezzo lo cantò Lino Toffolo. Eravamo amici. Ricordo che mi chiamò dicendomi che ero un pazzo, ovviamente in modo affettuoso, a volergli far cantare quella canzone. In realtà, poi, Johnny bassotto andò primo in classifica e fece il botto come dati di vendita.

Cosa pensa delle sigle che ha fatto?

La musica, intelligente ed elegante, è sempre stata quella di Pippo Caruso. Io facevo i testi. Le mie parole non erano mai figlie di un cartone animato o di un fumetto. Con La tartaruga prima venne la sigla e poi il cartone animato della tartaruga. Stesso dicasi per Johnny bassotto e Cicciottella, un’altra mia sigla cantata da Daniela Goggi.

Quindi in La tartaruga e in Cicciottella Caruso ha fatto la musica, vero?

Sì, la musica è sua in entrambi i casi. Con Caruso, poi, c’era, e c’è tuttora, un rapporto umano di profonda sintonia, cosa che si può ritrovare in ogni coppia di autori di musica. Noi due siamo nati lo stesso anno, abbiamo gli stessi libri e gli stessi gusti, anche quando decidiamo, con lo sguardo, che una canzone è buona o no mentre guardiamo il Festival di San Remo.

Ci parli di un altro suo pezzo: Siam tutti Gian Burrasca.

Questa è interamente mia. Per comporla mi ispirai al modo di far musica dei Mango Jerry. Per me, comunque, era facile scrivere pezzi per bambini perché mio figlio era piccolo, nel 1975 aveva 5 anni. Cantavo quelle canzoni per passare il tempo con lui e per divertirmi. Era straordinario. Riuscivo a fare dei soldi divertendomi e divertendo mio figlio. Oggi sarebbe impossibile scrivere canzoni per bambini al di fuori di quelle che appaiono in televisione come sigle di cartoni animati: alla Mediaset, per esempio, chi ha in mano il settore, la Valeri Manera, è anche quella che compone le sigle. E’ come se in una partita di calcio uno dei giocatori fosse anche l’arbitro… tu giocheresti contro una squadra simile?

Si ricorda chi partecipava ai cori dei suoi pezzi?

No, purtroppo io sono un nemico della sala d’incisione. Vi rimango giusto il tempo che serve a me per cantare. Per il resto, non m’interessa mai vedere cosa fanno gli altri né se il lavoro procede.

Come mai la vedo poco in televisione?

I tempi cambiano. Trasmissioni di musica adatte a me ce ne sono poche. Quella di Limiti, magari, può andare perché, in qualche modo, storicizza la canzone. Inoltre io sono in una situazione ambigua: per i giovani sono troppo vecchio, per alcuni adulti sono ancora abbastanza moderno. Il consumismo spinto ha comunque portato costi altissimi al mondo della musica e non invidio per niente un giovane musicista che vuol far carriera. Ai miei tempi l’artista aveva l’opportunità di crescere e il discografico cresceva con lui. Oggi, invece, si guarda anche se un artista è bello o brutto prima ancora di vedere se è degno o meno. Ci troviamo davanti alla competizione selvaggia. Una battuta di Gino Paoli dice giustamente che se gente come me, lui, Dalla, Peppino Di Capri o Nicola Di Bari fosse nata oggi non avrebbe venduto neppure un disco.

Che rapporti ha con RAI e Mediaset?

Buoni con la RAI, discreti con la Mediaset.

Adesso di cosa si occupa?

Scrivo commedie musicali e poesie. Tra poco tempo avrò l’occasione di andare a recitarle in America.

Sapeva che La tartaruga e Johnny bassotto agli inizi degli anni Ottanta sono state recuperate per farle diventare sigle di due serie di cartoni animati giapponesi?

No, non mi sono mai arrivati i diritti di tutto questo. Come si chiamano queste due serie?

La tartaruga è divenuta la sigla di Cari amici animali mentre Johnny bassotto è stata la sigla de' Il piccolo detective.

Accidenti, parto subito all’attacco e cerco di informarmi al riguardo. Non ho avuto nessun tipo di ritorno economico.

Come mai, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, non ha partecipato alla realizzazione di sigle per cartoni animati giapponesi?

Non mi interessava il settore. Mi considero un creativo e non volevo realizzare una sigla per qualcosa che già c’era.

Chi ha rubato la famosa marmellata?

Beh… chi più chi meno l’abbiamo rubata un po’ tutti.

 

Nota dell'autore: ho avuto il piacere di conoscere Bruno Lauzi prima della sua malattia, che attualmente pone molti ostacoli alla prosecuzione della sua attività. Del suo fraseggio, della sua conversazione, mi hanno colpito la sicurezza e la sottigliezza nell'espressione dei concetti. Forse il lettore non lo capirà da questo testo scritto, ma basti notare che mentre le altre interviste solitamente vengono epurate dai vari "cioè", "insomma", dalle esitazioni e dalle pause, il lavoro con l'intervista di Bruno è stato molto immediato. Solo con personaggi come Rita Pavone, Franco Migliacci o Luigi Albertelli è accaduto lo stesso. Vorrei ricordare che il cuore dell'attività discografica classica di Bruno ha avuto luogo, come molti sanno, presso la Numero Uno, etichetta fondata da Battisti ma ben presto divenuta la filiale milanese della RCA negli anni '70. E che le sue sigle nella gran parte dei casi sono state abbinate a produzioni dello studio Bozzetto, con disegni ed animazioni di Guido Manuli (di queste sigle è uscito un Dvd da collezione imperdibile che i fans conoscono perfettamente).

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