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Paola Orlandi
Intervista di Mauro Agnoli, con la collaborazione di Gabrio Secco (30 gennaio 2001). Trascrizione di Marco Nacci e Matteo Sciba, revisione finale di Anna Cervini e Paola Orlandi, impaginazione web di Gian Piero Aschieri.
LA BIOGRAFIA
Paola Orlandi

Anagrafe. Paola Orlandi nasce a Genova il 19 gennaio 1938.

Famiglia. La mamma Fanny Campos è diplomata al conservatorio di Bologna in canto. Il papà è ragioniere. Paola ha una sorella, la famosa Nora dei 4+4, e un fratello, Rinaldo, ingegnere alla Pirelli, ma anche alto esponente della federazione di Ju Jitzu (arte marziale) di cui è 6° Dan. La cantante ha due figli, Gian Paolo e Chiara.

Gioventù. "Ascoltavo tanta musica di tutti i tipi, classica e moderna. Più di tutto le grandi orchestre americane. E poi, abitando in  una casa sul mare a  Nervi, da maggio a ottobre.. mare..  mare  mare".

Esordio artistico. Paola è la prima allieva di sua mamma che insegna appunto musica e canto. A scuola studia lingue per fare la hostess o lavorare in import-export a Genova. Quando però Nora, uscita dal Conservatorio di Genova, va a Roma per iniziare la sua carriera, la invita a seguire anche lei la stessa strada. E siamo nel ’58 circa.

Carriera. Ai tanti concerti Jazz (la sua passione), dove si esibisce come solista, affianca le collaborazioni con tantissimi artisti famosi, come corista, in quasi tutti gli show televisivi e nelle incisioni di dischi. Lei dice "Faccio più presto a dire con chi non ho cantato". L’attività continua costante negli anni. Si stabilisce a Milano dopo sposata e forma un coro. Festival di Sanremo (almeno 5), Cantagiro, Eurofestival, tournée con Adriano Celentano, Johnny Dorelli, Milva, Pappalardo, Umberto Tozzi, Paul Anka, Mario Lanza. "Non è facile cantare in coro, anzi per certi versi è più difficile. E poi portare in giro per il mondo il mio gruppo era una bella responsabilità", dice Paola. La cantante è iscritta alla Siae come autrice di testi e scrive per canzoni nelle colonne sonore di film, come ad esempio Per un pugno di dollari con musica del grande Morricone e Il processo di Verona con musiche di Rustichelli. Ha tradotto e adattato i testi dell’album Mickey Mouse Dance per la Disney e i testi di molti Muppet Show. Ma di questo parleremo dopo.

CHIACCHIERATA SULLE SIGLE
Ci interessa sapere chi erano i suoi coristi. Vince Tempera ci ha detto che molti dei suoi pezzi avevano il coro di Paola Orlandi.
Certo, era il mio coro. Quando mi sono sposata, dopo aver conosciuto al Cantagiro mio marito, che era di Milano, sono venuta qui e, siccome non riuscivo più a stare senza fare niente dopo tanti anni di attività, sono venuta al Conservatorio e ho cominciato a cercare elementi per mettere su il mio gruppo e da allora ho sempre lavorato. Praticamente sono partita da Genova, per andare poi a Roma con mia sorella, e poi finire a Milano. Mi sono sposata nel 1968 con Gianni Daldello. Ho smesso di lavorare nel 1988.
Chi erano i coristi?
C’erano Lalla Francia, Eloisa Francia, Lella Esposito, Vincenzo Draghi, Donato Renzetti (diventato poi grande direttore d’orchestra), Maurizio Fabrizio (autore di splendide canzoni ai Festival di Sanremo), Marco Ferradini (gran cantautore di Teorema), e una volta anche Franz e Francone della Premiata Forneria Marconi. C’erano anche Marina Balestrieri e la fortissima e nota Silvia Annichiarico. Eravamo in otto nel gruppo, ma potevamo arrivare anche a sedici, come quando è venuto in Italia Lee Konitz col suo famoso gruppo vocale per presentare un brano a Sanremo. Il mio gruppo e il suo a Sanremo, grande soddisfazione.

[Hanno fatto parte del coro di Paola Orlandi anche Moreno Ferrara, Silvio Pozzoli e Mario Balducci, ndA]

Ma Lalla Francia è quella signora che vedo ogni sera nell’orchestra di Demo Morselli al Maurizio Costanzo Show?
Sì, esatto.
Su quale base sceglieva i coristi del suo gruppo?
Giovani, preparati a leggere la musica a prima vista, simpatici, intonatissimi e moderni; allora bisognava saper leggere la musica! Mica poco eh, ma quanto abbiamo lavorato e per quanto tempo!
Ci dica dove si può notare nettamente la sua voce nelle sigle?
La sigla del Tenente Sheridan e quella di Radici, con Augusto Martelli, e Un colpo di Fortuna con Pippo Baudo.
Atlas Ufo Robot - GoldrakeHa cantato in qualche sigla di cartoni giapponesi?
Caspita! Ufo Robot.
Cosa pensa di Vince Tempera e Luigi Albertelli?
Grandi professionisti. Non c’era da perdere tempo con loro perché avevano le idee chiare, erano sicuri e di rara bravura. Vince poi è splendido a scrivere per voci.
E di Ufo Robot in particolare cosa si ricorda? Lei sa che è una canzone diventata mitica per un’intera generazione.
Eh se lo so! E' stato un piacere averlo fatto. Erano belle musiche, con bei testi, con un’orchestra vera! Purtroppo mi ricordo anche che siamo stati pagati con turni normali e non come solisti... perciò manco una lira di "Diritto di esecuzione". Meglio riderci sopra che fare cause. Abbiamo fatto tutto un album per Ufo Robot.
A proposito di questo, si ricorda di una canzone dell’LP che si chiamava Venusia? C’era una voce femminile a cantare.
No, non me la ricordo. Noi comunque abbiamo fatto i cori. C’è stato anche Concato una volta con noi.
Remi, le sue avventureCapitan HarlockIn Capitan Harlock e Remì c’eravate voi?
Chi se no? Voce solista di Remì era mio figlio Gian Paolo e il mio gruppo faceva il coro.
Per Remì ci fu quel famoso episodio della Fonit Cetra che aveva preso un altro gruppo di bambini e a cantare non c’era Gian Paolo. Noi abbiamo letto questa cosa in un vecchio numero di Onda TV.
Beh, non andò proprio così.
Anna dai capelli rossi l’avete fatta voi?
No, aspetta, come fa?
“Anna dai capelli rossi va, vola e va come una rondine”. Il coro sembra il vostro, fu fatta per la CBS.
Mi sembra proprio di no.
Hello SpankE Hello Spank per la CBS? “Hello Spank, resta con me”.
Non ci metterei la mano sul fuoco.
Ad ogni modo tutte le sigle per la Fonit Cetra avevano i vostri cori?
Se non tutte, quasi.
Nelle canzoni Daitan III e Tekkaman c’eravate?
“Daitan-Daitan”. Era RTI?
No, era Usignolo/Traccia, sempre Fonit Cetra. Cantavano i Balestra.
Con i fratelli Balestra io non mi ricordo niente. Mi ricordo invece tutte quelle fatte con Draghi per la RTI.
Scena del telefilm Mork e MindyLa canzone per il telefilm Mork e Mindy? Quella che faceva “Na-no, na-no”.
Ah sì! Caspita! Sì, che l’abbiamo fatta noi! Con Bruno D’Andrea.
C’era un'altra sigla di Bruno D’Andrea, firmata Gin & Tonic, che si chiamava George & Mildred. C’era la voce di Bruno D’Andrea e una voce femminile. Era qualcuna di voi?
No. Poteva essere Cristina Paltrinieri.
E L’Ape Magà?
No, l’ha fatta il coro di mia sorella Nora a Roma. Io ho fatto una sigla per L’Apemaia, Ape Ape Apemaia.
Ha collaborato anche con Gianfranco Tadini?
Sì! Tanta di quella pubblicità o advertaising, come si dice, ma tanta da non crederci. Poi con Guarnera e con Godi. In quel periodo si dormiva poco. Le serate nelle disco con Pappalardo e alla mattina alle nove in sala per le pubblicità.
La Balena GiuseppinaCi ricordiamo di un pezzo, scritto da Gianfranco Tadini, che doveva chiamarsi Come un fiore. Fu modificato e divenne la sigla finale di un cartone animato giapponese con il titolo di Giuseppina non lasciarmi mai, cantata poi da suo figlio Gian Paolo. Tadini ha detto che l’ha cantato lei.
Certo che me lo ricordo; il pezzo lo cantava Gian Paolo. Abbiamo ancora il disco 45 giri. Mio figlio aveva forse sette anni.
Gatchaman - La battaglia dei pianetiAvete fatto la sigla per i Gatchaman e Tansor Five per la Fininvest? Martelli ci ha detto che c’era il coro di Paola Orlandi.
Io non lo ricordo, ma se lo dice Augusto! Comunque il coro di Augusto Martelli eravamo noi. Dipende però se sono canzoni di prima che subentrassimo noi. C’era un altro coro prima di noi.
Parliamo dell’81/’82 però.
Allora no. Io non mi ricordo questi titoli, ma il coro precedente risale a prima che io venissi a Milano. Un attimo: io ad un certo punto mi sono anche ritirata, ma i miei ragazzi sono andati avanti.
Posso chiederle un parere sulle persone con cui ha lavorato? Per esempio Gianfranco Tadini come lo definirebbe?
Con gli altri musicisti avevo pochi contatti fuori dal lavoro, ma con Franco e sua moglie eravamo amici. Franco ha una marcia in più sugli altri come pianista. Lui è concertista e quando suona sul suo gran coda Liszt e Chopin ti rapisce davvero.
Augusto Martelli?
Beh, lui è un elemento, un vero elemento. Abbiamo fatto una serata su un incrociatore, la Garibaldi, dove lui stava in un angolo a scrivere velocemente le parti per l’orchestra, perché non le aveva fatte. C’era Amii Stewart, ma non abbiamo praticamente mai provato con lei. Eravamo però molto affiatati, per cui bastava poco e anche per quello che non era scritto, una vocalizzazione o un set vocale, non c’era problema.
Dallas, in questa sigla il timbro sembrerebbe il vostro.
Tartarughe Ninja alla riscossaNon eravamo noi, non l’originale. Ma tutte quelle dei Ninja Turtles fatte da Vincenzo Draghi sì. Coi testi di Alessandra Valeri Manera.
Per i cartoni animati dei Muppet invece cosa ha fatto?
Ho scritto tutti i testi cantati in italiano. Quello è stato un lavoro che mi è piaciuto un sacco perché bisognava lavorare sul labbiale originale inglese e prendere i sincroni giusti. L’inglese dice tanto in poco tempo, l’italiano è più largo. Lavoravo sul sinc della cassetta originale seguendo il testo inglese. Bel lavoro.
Cosa pensa del fatto che ancora oggi molte sigle del passate siano amatissime?
Anche le sigle possono diventare degli Ever Green!
Fra le sigle quale ricorda con maggior piacere?
Per i cori Ufo Robot. Per me come solista Papaya di Pippo Caruso e Pippo Baudo.
Perché ha deciso di non partecipare a Macchemù?
Non mi piacciono i cimiteri degli elefanti, mi danno una tristezza infinita. A me piacciono le belle cose, chiuse nel momento giusto, accantonate, per poi guardare avanti. Rifarei tutto, sbagli compresi, ma una sola volta.
Secondo lei oggi gli sbocchi per uno che vuol fare il cantante come sono?
Eh, non mi sentirei mai di dirlo, né adesso, né vent’anni fa. Mi ricordo che una volta un grosso direttore di una casa discografica ha scritto su un pezzo di carta: “Questa cantante non sarà mai nessuno”, poi ha vinto un Festival di Sanremo e adesso è una grossa manager discografica! Mai dire queste cose. C’è il momento giusto, la fortuna, la bravura, il carattere, la persona che conosci.
Che relazione vede fra bravura e carattere?
E’ psicosomatico il discorso: il carattere delle donna che esce fuori influenza il fisico della donna e nel fisico ci sono le corde vocali, per cui va via la vergogna, va via quel senso di pudore, spari perché sei più sicura. Anche il ruolo più emancipato della donna oggi è importante.
Si ritiene una donna emancipata?
Beh, sì, lo sono stata, ora un po’ meno. Ma mi sono fermata in tempo; insomma una cosa giusta. Voglio dire che avevo i miei fidanzatini, ma non mi sentivo di sposarmi troppo presto. Poi  abbiamo fatto una bella famiglia: i figli sono molto importanti e per loro ho rinunciato abbastanza, ma ne è valsa la pena. Ora poi ci sono i nipoti. Provare per credere!
Per concludere, ci dica quali sono il miglior difetto e la migliore qualità di Paola Orlandi.
Qualità: non essere solo concreta, sentirmi libera di volare col pensiero. Difetti: c’è da scegliere, però ci vuole un po’ di tempo.
ALCUNE COPERTINE DEI DISCHI DI SIGLE DI PAOLA ORLANDI


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