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Walter Rodi
Intervista di Mauro Agnoli (09-08-1995, aggiornamento del 06-12-1999, delibera firmata il 17-11-2003, ultimo aggiornamento 26-03-2007), impaginazione web di Gian Piero Aschieri.
LA MIA BIOGRAFIA
Walter Rodi, foto scattata nel 2006, Studio Emme Recording, in occasione della registrazione di Teknoman.

Anagrafe.
Nasco a Roma il 22-09-1947.

Famiglia.
Secondogenito di Domenico Antonio e Aida, entrambi deceduti, di origini calabresi e appassionati anche loro di musica. Ho due fratelli, Carmelo ed Anna Maria. Marito di Rita, conosciuta a Ciminà (Calabria) durante le vacanze estive, padre di Samantha e Daniele, vivo nel quartiere popolare di Cinecittà.

Gioventù.
Ho iniziato giovanissimo a lavorare, alternando con grandi sacrifici il dovere con il piacere dello studio della musica: tale era la passione, che portavo sempre con me i libri di solfeggio che leggevo anche durante l’orario scolastico.

Esordio artistico.
Inizio studiando la fisarmonica frequentando la scuola del Prof. Silvio Aureli e portando a termine gli studi di solfeggio / composizione. Alla fine degli anni Sessanta costituisco il duo Walter & Anna Maria Rodi e ci facciamo notare in molti spettacoli, compresa la partecipazione al Teatro Volturno. Di seguito partecipiamo alla Festa degli Sconosciuti di Ariccia patrocinata da Teddy Reno, il celebre consorte di Rita Pavone, e in quell’occasione incidiamo in un LP con altri partecipanti la canzone Il capellone, che ho firmato in collaborazione con Basilivan (al secolo Basilio Filacchioni), un membro del clan Ciacci, con la famosa RCA. Sempre in questo periodo accompagnavo alla tastiera Enrico Montesano in spettacoli da piazza, lui era già un genuino imitatore e macchiettista.

Carriera.
Walter RodiNel 1969 il cantante Roby Crispiano mi presenta il noto maestro Armando Sciascia, editore della Vedette Records, casa che favorisce l’esordio dei Pooh. Alla Vedette incido Un bicchiere di birra, scritta col defunto autore Giuseppe Cassia, e Le tue speranze, scritta con Basilivan ed arrangiata da uno sconosciuto Stelvio Cipriani: poiché al compositore per legge non vengono riconosciuti i diritti per gli arrangiamenti, ecco perché di norma si preferisce utilizzare un secondo musicista che esegua il lavoro in studio. Sempre con Cassia ai testi, compongo insieme a Marcello Ramoino (l’autore della celebre Tornerò dei Santo California) il brano Vieni qui, interpretato da Anna Bardelli. In qualità di pianista esaminatore, al festival di Ariccia conosco Gianfranco Maffuccio, un cantante che ribattezzo Franco Martin, e a cui procuro un contratto discografico. Nel 1971 produco per la New York Music di Monza un complesso chiamato Le Ore di Punta, per cui firmo Adamo ed Eva, L’abisso (censurata dalla Rai per via di un testo sull’amore fisico, che, sebbene sottinteso, fu considerato troppo audace), Il collegio, Un ragazzo e una chitarra. Ancora con Cassia compongo nel 1974 Figlio che vuoi?, eseguita dagli Harlem 77 di Firenze ed inserita nella colonna sonora del film In nome del popolo italiano di Dino Risi con Gassman e Tognazzi, e in seguito You are my night, interpretata dall’audace Marisa Solinas e portata ad una delle prime edizioni di Domenica in… Nel 1975 nasce mia figlia Samantha, a cui dedico la canzone omonima, pubblicata dalla Mia Records. Sul retro del 45, firmato con lo pseudonimo Il Poeta del Suono, il brano Star Travel. Negli ultimi anni mi sono dedicato alla composizione di musiche utilizzate in opere teatrali in dialetto, tra cui commedie del napoletano Salvatore Gargiulo e del romano Giggi Spaducci (quest’ultimo diretto da Alfiero Alfieri del teatro Rossini). In particolare è stato ben sfruttato il brano classico Mozartiana (composto per la commedia Il malato immaginario), realizzato con clavicembalo, flauti, oboi, trombe e tromboni, e successivamente trasformato in versione discomusic aggiungendo una batteria.

Ispirazione.
Io mi definisco un compositore che esprime la propria creatività, e al quale piace curare personalmente l’orchestrazione, ricercando nuovi suoni o effetti. La musica è nata con me, perciò nessuno mi ha influenzato nei gusti musicali. Per comporre mi devo trovare in un particolare momento in cui provare determinate sensazioni, ma non sempre è così facile riuscirci.

Qualità.
Guardo sempre al prossimo con positività.

Difetto.
Do troppa fiducia a tutti, spesso c’è chi se ne approfitta.

Politica.
Seguo la politica in TV come tutti gli italiani, tanto per essere informato.


CHIACCHIERATA SULLE SIGLE
Walter, come ti capitò di scrivere le musiche per le sigle tv?
Nel 1982 conobbi il dottor Luciano Gatti, titolare della Società Cinematografica Top Tv, una persona squisita che ringrazio per la fiducia accordatami nello svolgere questo tipo di lavoro. Lui importava questi cartoni animati giapponesi, e mi chiese di realizzare le musiche. Io non avevo mai fatto cose del genere, ma poiché adoro cimentarmi sempre in nuovi generi, accettai. Due di queste, Pinocchio e Magò, all’inizio le volevano chiamare così, non le avete mai sentite. Io composi la musica, Salvatore Pinna il testo, secondo me erano pezzi molto ruffiani, cioè avrebbero avuto un successo rilevante se la Fininvest non si fosse avvalsa di autori esclusivi, dal momento che acquistò i diritti dei due cartoni animati, che erano Bambino Pinocchio e Nanà Supergirl, se non sbaglio. Come vedi, il campo della musica è a ciclo chiuso, ed è per questo che ne sono rimasto fuori. Di questi due pezzi esistono solo gli spartiti, non abbiamo mai realizzato nemmeno un provino.
DaikengoTu hai anche ideato i pezzi per Daikengo e Bryger. Cosa ne pensi, e quale preferisci?
Ne penso che dal punto di vista della composizione e dei testi sono ottime. Mi han fatto vedere una videocassetta, ho preso i tempi sia della sigla iniziale che di quella finale. Io poi ho realizzato questa partenza grandiosa con le tastiere, tant’è che rimasero entusiasti! Daikengo l’ho suonata io. Quando il regista Aldo Grimaldi, figlio del produttore Giovanni, la sincronizzò con la pellicola in sala di doppiaggio, ho provato veramente un brivido blu! Non so quale preferisco, è un po’ difficile rispondere, perché un musicista in gamba è legato in ugual modo a tutte le proprie creazioni.
Questi brani furono incisi per la Lupus: mi parli di questa etichetta?
Era un’etichetta discografica in comproprietà di Pippo Franco, Massimo De Cicco, Gabriele Varano e Giovanni Sanjust, e le edizioni musicali si chiamavano Anaconda. Oggi tutto questo non esiste più, in quanto hanno ceduto l’intero catalogo alla Bmg Ricordi di Milano. Per la Lupus, il cui marchio discografico è l’effige di un lupacchiotto, incideva anche Franco Califano, e, tra gli altri, Franco Martin, l’interprete di Bryger, e Lino Corsetti, quello di Daikengo, cioè Simba.
Chi è Giorgio Santini, il cui nome compare in Daikengo?
Ha collaborato con me nella composizione e nella realizzazione del master, essendo egli stesso il proprietario della sala di registrazione dove abbiamo potuto realizzare Daikengo, cioè lo studio Junior a Roma.
Scena dal telefilm Kim & Co.Di chi fu l’infelice idea di pubblicare la versione strumentale di Daikengo abbinata alla sigla del telefilm Kim & Co., privando così i fans della versione di Daikengo cantata da Lino Corsetti?
La versione pubblicata nel 45 giri purtroppo è stata un errore di pressaggio, in quanto noi compositori avevamo eseguito due versioni di tale brano, e cioè Daikengo cantata da Simba, e l’altra doveva essere strumentale per nostro volere, in quanto l’idea era di fare quello che oggi si chiama karaoke, cioè di pubblicare sul retro della copertina il testo del disco. Invece hanno messo la sigla di questo telefilm, Kim & Co., che veniva dalla Germania, sempre un pezzo mio cantato da Kim, ma che doveva essere inciso su un secondo disco. A tale proposito, mi è stato comunicato via fax da Milano che queste sigle verranno pubblicate all’inizio del 2000 dalla Ricordi, in particolare faranno risaltare Daikengo e Bryger anche nella pubblicità tv. Forse stavolta vedrò qualche soldo, visto che non ho mai ricevuto diritti d’autore per questi brani. Io conoscevo un musicista che adesso è deceduto, Roberto Fogù, che aveva cantato la versione originale di quel Jeeg robot. All’inizio anche lui non ha ricevuto un soldo, ma, a differenza del sottoscritto, poi negli anni mi diceva che aveva avuto molte soddisfazioni economiche da quel pezzo.
Simba era Lino Corsetti, invece chi era Kim?
Kim & Co. Fu cantata da Claudio Pizzale, bassista dell’orchestra di Pippo Caruso.
BrygerTi fa piacere che Bryger sia in assoluto una delle sigle più amate dai fans?
Non piacere, piacerissimo, e poi c’era questa ballata, la sigla di coda, che era così carina! All’inizio le parole volevo farle scrivere a Franco Migliacci, ma lui non aveva tempo. Purtroppo i miei pezzi hanno sofferto di una pessima distribuzione, sono difficili da trovare, soprattutto Bryger.
Mi parli di Lino Corsetti e Gianfranco Maffuccio?
Simba è lo pseudonimo dell’amico Lino, chitarrista molto affermato nell’ambiente dei turnisti in sala di registrazione, un vero e proprio professionista [oggi Corsetti lavora in Svezia come produttore musicale, finché era in Italia ha lavorato tra gli altri con Ivana Spagna, ndA]. Lui frequentava regolarmente lo studio Junior, così abbiamo fatto un provino sulla base di Daikengo, riscontrando che la sua voce era quella che si sposava con il pezzo. Poi abbiamo aggiunto dei coristi di passaggio, per aumentare la consistenza vocale. Per Bryger, invece, dovevo avvalermi di una voce robusta, cioè di quelle forti, così ho interpellato Franco, proponendo di cantare le due sigle, cioè Bryger e La ballata di Bryger. Non vi dico l’entusiasmo di Franco, a cui in quel momento ho dato l’opportunità di farsi conoscere al pubblico dei più piccoli. Lo pseudonimo Franco Martin fu una mia idea.
Sue CatMi parli dell’ultima sigla da te realizzata, Suzy Cat?
Per quanto riguarda Suzy Cat (titolo originale del cartone, Sue Cat, nda), composi la sigla sempre col testo di Pinna, era un pezzo molto ruffiano, sai come si dice nel gergo discografico, una salsa che se ci fosse l’occasione sarebbe un grande successo. Questo cartone a suo tempo stava per essere acquistato dalla Top TV, ma per effetto del rialzo del dollaro, la casa produttrice giapponese del cartone fece lievitare esageratamente il prezzo della serie, che non venne più acquistata. Era il 1984. Senza dubbio potrò riutilizzare questo brano con altro testo, nel caso si realizzasse una nuova sigla.





Walter Rodi e Mariano Perrella durante la registrazione di Voltron, 2006
Nota dell'Autore.
Walter Rodi negli ultimi anni ha realizzato nuove versioni delle sue sigle classiche, Daikengo, Bryger e La ballata di Bryger: questi tre brani sono stati infatti riproposti dalla Bmg Ricordi nei nuovi Cd di Tivulandia, per l’interpretazione di Franco Martin. Nel 2004 Rodi ha previsto la realizzazione musicale di quelle sigle di cui all’epoca non fu eseguito neppure un provino, in quanto vennero rifiutate dalla produzione. In sala d’incisione, Walter ha dato quindi vita a spartiti musicali composti più di 20 anni fa. Per quanto riguarda la partecipazione di Walter Rodi alla Notte delle Sigle, vedi Appendice 3. Nel 2006, infine, grazie alla produzione Stormovie DVD, io ai testi e Walter Rodi alle musiche abbiamo realizzato insieme due brani, con la partecipazione amichevole di Salvatore Pinna ai testi: in aprile Teknoman e a luglio Voltron. La prima canzone, Teknoman, è la rivisitazione di un provino del 1983 dal titolo Black Ant (realizzato in origine per il telefilm Kamen Rider, che avrebbe dovuto essere trasmesso in TV ma che fece la stessa fine di Sue Cat). Teknoman è stata cantata di nuovo da Franco Martin, che è stato ospite del programma TV Iscandar su Rai Futura, proprio per cantare questo pezzo e i vecchi successi di Bryger e Daikengo. Teknoman è stata incisa dal tecnico del suono Franco De Lucia nel suo studio Emme Recording di Roma. La seconda canzone è Voltron, un brano di nuova composizione dal grande impatto melodico, interpretato come Pandemonium da Mariano Perrella (già cantante di I Bon Bon di Lilly). Le 65 tracce digitali e la voce sono state registrate presso Emme Recording di De Lucia, mentre il mixaggio in separata sede è stato curato da Maurizio Ceccarelli e Rodi stesso.
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