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Alberto Testa
Intervista di Mauro Agnoli, Francesco Piccardo e Caterina Cantone (maggio 2002). Trascrizione di Davide Loi. Revisione finale di Matteo Sciba, Andrea Fregoli e Alberto Testa. Impaginazione di Matteo Sciba.
LA MIA BIOGRAFIA

Alberto Testa (immagine da www.albertotesta.net) Anagrafe. Sono nato a Santos in Brasile l'11 aprile 1927 da genitori italiani. Sono nato lì proprio per stare vicino alla mia mamma, perché era lì con la sua pancia. Era arrivata da poco, quindi mi hanno concepito in Italia, ma sono nato in Brasile. A quattro anni sono tornato in Italia e non sono mai più tornato in Brasile.

Gioventù. Essendo vecchissimo, ascoltavo vecchissime orchestre, come quella di Pippo Barzizza. Dal giugno del ’44 al marzo del ’46 sono stato prigioniero di guerra negli Stati Uniti e lì non arrivavano canzoni italiane nuove. Allora ho cominciato a scriverne e a cantarne qualcuna io, ma non le ricordo più. Poi sono tornato in Italia e sono andato avanti a scrivermi canzoni, così... giusto per dedicarle alle ragazzine per uscirci, per avere una scusa... Negli spettacoli tra prigionieri in America recitavo e suonavo un po' la fisarmonica. Non ero però bravo a suonare, ero bravo a fischiare. Allora mi prendevano per fare il fischiatore. Poi da fischiatore ho cominciato a fare il cantante, poi...

Esordio artistico. Poi ho venduto due canzoni a un editore bolognese che mi ha detto: "Ti posso dare poco". Mi ha dato 5000 lire per tutte e due le canzoni dicendomi: "Non so se potrò pubblicarle o meno". Così mi sono ritrovato a frequentare l’ambiente musicale e a cantare… prendevo 1000 lire per sera. Poi una volta ho fatto una parodia di Dimmi un po' Sinatra trasformandola in una presa in giro del Milan, "Dimmi caro Milan come fai... le becchi ormai da tutti, come mai?". Ehm... i due titolari del locale dove cantavo erano milanisti e mi hanno licenziato! Quindi ho smesso di cantare perché mi sono detto: "Non devo essere un grande cantante".

Una volta Nisa [Nicola Salerno, ndr], un autore bravissimo, straordinario, un poeta, autore tra l'altro delle parole di tutte le canzoni di Carosone, di Non ho l’età, Guaglione..., una volta mi ha detto: "Senti, secondo me tu scrivi bene. Perché non dai i testi a me, li metto a posto, facciamo un giro e li piazzo io?". Io però facevo il venditore di tessuti in Lombardia, andavo in giro a rappresentare un grossista di tessuti per uomo e per donna, e giravo nei negozi, dove tra l'altro mi divertivo a raccontare la storia delle canzoni, del mondo della canzone. Ero molto ben accetto anche per questo. A Nisa ho risposto: "No, grazie, ho un altro mestiere, non importa se non riuscirò a fare canzoni professionalmente". Invece, dopo poco, è diventata proprio la mia professione e ho smesso di vendere stoffa.

Ho continuato infatti a frequentare l'ambiente, ho conosciuto Carlo Alberto Rossi, Bertolazzi, Kramer, Trovaioli, Cichellero, Loiacono, tutto il mondo della canzone e anche della musica più importante. Bertolazzi mi ha chiesto di fare dei testi in inglese, visto che ero stato in America. Io ci provavo, facevo dei tremendi testi... Tuttavia Carlo Alberto Rossi – allora editore di Bertolazzi - un giorno mi ha detto: "Senti, io non capisco l'inglese, ma secondo me tu scrivi benissimo". Probabilmente era una battuta, però ha cominciato a farmi lavorare. Intanto mi sono allenato, ho conosciuto in Galleria Del Corso a Milano altri autori e ho cominciato a fare le canzoni con Bertolazzi, poi con Corrado Loiacono, Pino Spotti, Pino Calvi... Ho avuto molta fortuna da subito, troppa fortuna. Ogni volta che facevo una canzone succedeva qualcosa di buono. Avrei potuto non averla, e avrei scritto lo stesso una buona canzone, ma senza fortuna. Invece sono stato molto fortunato. Una volta però ad una intervistatrice radiofonica che mi ha introdotto dicendo: "Abbiamo qui uno dei più fortunati parolieri italiani. A cosa pensi di dovere tutto questo successo?" ho risposto: "Lo hai appena detto tu, alla fortuna". "Allora sei modesto...". E io dissi: "Sì, sì, la fortuna di essere il più bravo di tutti". Una battutina abbastanza sciocca, ma al momento ha funzionato.


CHIACCHERATA SULLE CANZONI, LE TRASMISSIONI E LE SIGLE

Tappe fondamentali della vita d'autore?

Mi è andata bene subito con tutti. Con Carlo Alberto Rossi ho fatto il Cantico Del Cielo (C.A.Rossi – A.Testa) cantato da Tonina Torrielli. La prima volta che sono andato a Sanremo e la canzone è arrivata quarta. Torrielli ha fatto il secondo e il quarto o il quinto [secondo, quarto e sesto posto, ndr]. Ancora con Carlo Alberto Rossi più avanti ho fatto Quando vien la sera (C.A.Rossi – A.Testa). Poi ho conosciuto uno sconosciuto [Rinaldo Cozzoli, ndr], quando già io avevo qualche successo. Mi aveva scritto da Lucca mandandomi una musica che mi sembrava buona e ho fatto il testo di E’ mezzanotte (R.Cozzoli - A.Testa). E’ andato molto bene a Sanremo e ha avuto un grosso successo. Da lì è partita la sua carriera ed è venuto via dalla manifattura tabacchi dove lavorava... lo chiamavano Maestro. Poi l'incontro con Tony Renis. Il primo testo che ho fatto con lui è stato Quando Quando Quando (T.Renis – A.Testa). Da lì sono seguite un po' tutte le sue canzoni, come Quando dico che ti amo (T.Renis – A.Testa) e altre canzoni che hanno fatto magari, non un grande successo in Italia, ma un grande successo in Sudamerica e nel mondo.

Uno per tutte?

Sì... Uno per tutte (T.Renis – A.Testa – Mogol), ma poi Le Ciliegie, poi Grande Grande Grande, che è diventato anche I Hate You Then I Love You (T.Renis – De Falla – Newell – F.Testa – A.Testa) cantata da Pavarotti e Celine Dion. Lì ha partecipato anche mio figlio Fabio. Inizialmente infatti ha scritto il testo in inglese un autore inglese importantissimo [Norman Newell compose il testo di Never, Never, Never, ndr]. Il testo però non ci convinceva molto e dopo vent'anni l'abbiamo cambiato. L’ha cantato anche Julio Iglesias con un gran successo.

E Un anno d’amore di Mina?

Un anno d’amore (N.Ferrer – A.Testa – Mogol), canzone d'amore cantata da Mina, è una canzone di Nino Ferrer. Lui l'ha fatta in francese, perché praticamente era francese, anche se era italiano. Si intitolava C'est irreparable (N.Ferrer). È venuta bene...

Era tipico all'epoca riprendere in italiano una canzone americana, o comunque estera…

Una cover? Ma questa non era una cover, perché era un disco venduto in Francia che non aveva fatto successo in Italia. Si è venduto dopo, quando poi l’ha cantato Miguel Bosé, mi pare. Tra l'altro, siccome Mogol mi aveva fatto un piacere, dopo che ho fatto metà del testo, sono andato da lui e gli ho detto: "Senti, se vuoi andare avanti tu, così facciamo insieme", e l’ha finito lui.

E’ difficile scrivere un testo in due?

Ma in realtà succede... non so, per esempio... Per Un anno d'amore è come se avessi fatto tutto io, anche se in realtà ha partecipato anche lui dopo. Al contrario Un uomo tra la folla (T.Renis – A.Testa – Mogol) l'ha fatta lui e io ho corretto due righe. Stavamo però lavorando insieme e quindi abbiamo continuato a considerarla una canzone fatta insieme. Anche con Calabrese è capitato che abbia fatto lui molto più di quanto abbia fatto io. Questo riguarda Disco Bambina (Calabrese - De Vita – Capitta - Testa) e in parte anche L'aria del sabato sera (Savio - De Vita – Calabrese - Testa).

Celine Dion e Andrea BocelliDopo di che con Tony Renis c'è stata The Prayer (D.Foster - T.Renis – C.B.Sager – A.Testa), una canzone cantata da Celine Dion e Bocelli che è stata candidata all'Oscar. Ha vinto il Golden Globe e, per motivi organizzativi vari, non ha vinto l'Oscar nonostante, non per merito mio, fosse veramente la più bella delle cinque canzoni candidate. Si sa però che l'Oscar e una strana cosa.

Il testo comunque è in inglese?

No, inglese e italiano. E’ cantata in inglese e in italiano. L'ho fatta con Tony Renis, Carole Bayer Sager e David Foster, che è uno dei più grandi produttori, produttore di Celine Dion ecc. Poi con Tony Renis e Massimo Guantini ho fatto Se la gente usasse il cuore cantata da Bocelli, che è stata la sigla televisiva della trasmissione Cuore. Poi abbiamo fatto un testo in italiano per Michael Bolton, che lui ha cantato a Sanremo, Solo una donna [versione italiana di Only A Woman Like You, ndr].

Poi ho lavorato con Memo Remigi con cui ho fatto Innamorati a Milano (Remigi – Testa) e sigle come Gocce di Luna (T.De Vita - M.Remigi - A.Testa), sigla finale di Fantastico Due. Ricordo anche Io ti darò di più (Remigi - Testa) e La notte dell'addio (Remigi – Testa).

C’è anche Basta prendo parto volo via (De Vita - Mancini - Remigi - Testa).

Ah ecco: Remigi, De Vita, Mancini, Alberto Testa. Questa sì è una sigla, sigla finale della trasmissione TV A modo mio. Poi con Sciorilli ho scritto bellissime canzoni come Sono una donna non sono una santa (E.Sciorilli – A.Testa), La riva bianca, la riva nera (E.Sciorilli, A.Testa), e ho vinto Sanremo con Non pensare a me (E.Sciorilli – A.Testa). Con Malgoni ho fatto una canzone bellissima, che era stata bocciata dal discografico, ma che poi per fortuna è piaciuta a Fred Bongusto: Tre settimane da raccontare (Malgoni – Testa – Bongusto). E’ ancora un successo che continua a mantenermi. Ricevo dei soldi però anche dal Giappone per una canzone cantata da Mina, che nessuno ha mai sentito in Italia, con musica scritta da Soffici. E’ intitolata Un buco nella sabbia (Soffici – Testa). Ha una musica che sembra un po' orientale e invece è stata scritta da un triestino.

La carriera di autore di trasmissioni.

Non so... tutti mi spiegavano, prima che facessi successo con le canzoni, che nel mondo della canzone non c’era posto per nuovi nomi... Me lo aveva detto Bertini: "Inutile... tu frequenti qui, ma guarda che non si può, ormai è una roba stabilizzata, gli autori sono quelli... e basta...". La carriera come autore di trasmissioni televisive ha avuto lo stesso iter. Venni a Roma cercando di fare qualcosa in televisione e mi spiegarono tutti che non si poteva fare niente. Poi invece ho avuto la fortuna che mi hanno offerto Senza Rete, una trasmissione televisiva basata sulle canzoni. Siccome Giorgio Calabrese si era dimissionato dalla trasmissione, che aveva creato lui con Trapani, l'hanno offerta a me. Io gli ho telefonato e gli ho detto: "Senti, Giorgio, mi hanno chiesto di fare questa trasmissione... so che è la tua trasmissione... per cui non vedo perché devo andarci io". Lui mi disse: "No, no, vacci pure... meglio tu che altri, perché io ho dato le dimissioni. C'è qualcosa che non va bene, allora preferisco stare fuori". Così ho conosciuto Trapani e ho cominciato a entrare nel mondo della televisione, col sabato sera praticamente. Sembrava però una cosa un po' speciale, solo perché c'erano le canzoni di mezzo. Invece entrando, conoscendo poi gli attori, gli autori, i musicisti, i registi e altre persone, sono finito col rimanere felicemente immischiato in questa cosa e mi hanno sempre chiamato.

Che ricordo hai di Enzo Trapani?

Enzo Trapani è quello che mi ha insegnato a fare la televisione. Lui era straordinario, un autore bravissimo, era un regista-autore, come deve essere un regista. Era preparato, di gusto, però dopo aver detto una cosa, passava subito a un’altra... non era superficiale, ma gli piaceva correre molto, gli piaceva andare avanti. Da lui ho imparato il modo di fare la mia professione decentemente. Con lui ho fatto Senza Rete, Fantastico, Non Stop, Stryx... Purtroppo non c'è più. Forse ha voluto scomparire proprio perché ha capito che in questo mondo, come si fa adesso la televisione, non gli interessava farla... ecco... quindi ha preferito scomparire... poteva ritirarsi e andare a pescare invece che spararsi... ha preferito spararsi... peccato... poi era un amico straordinario.

Fortunatamente ogni tanto la notte fanno vedere qualche replica. Era bello perché c’era partecipazione pure del pubblico…

Non StopBé, ma questa è proprio un’idea che ha sviluppato per primo Enzo Trapani. Prima ancora di conoscere me, lui l’ha fatto addirittura con Walter Chiari che faceva gli sketch in mezzo alla gente, in mezzo al pubblico... ricordi... i Collettoni... E io l’ho aiutato parecchio con Non Stop, facendo addirittura diventare pubblico anche tutti gli altri artisti, per cui davanti a chi si esibiva, anche a Beruschi, c'era La Smorfia, c'erano i Giancattivi insieme al pubblico. L'idea è stata una cosa eccezionale ed è stato un successo.

Poi Non Stop aveva la cosa carina delle scenette. Arrivava un cantante e c'era la scenetta, i primi video insomma. Mi ricordo i Matia Bazar che magari cantavano con...

Sì, sì, in camicia da notte e con la candela... Bé, ma li è il genio di Trapani.

Come sono nate le tue sigle?

Scommettiamo che...? (www.archivio.raiuno.rai.it)Le sigle mi sono state proposte per le trasmissioni che ho fatto io per il semplice motivo che sono un autore fortunato di canzoni. Ho fatto le sigle di A modo mio. Poi tutte quelle di Scommettiamo che...?. Poi Ceralacca (Capitta - De Vita – Miseria - Testa) [cantata da Heather Parisi, ndr] per Fantastico 4, ma lì non ho fatto l’autore della trasmissione perché ero in America. Poi la sigla di Ma perché? Perché sì!... che bella… Lì c’erano Tony Renis, De Vita e Paolo Limiti. Un'altra sigla che scritto io è Tristezza (per favore va via) (Lobo - Niltinho - Testa), cantata da Ornella Vanoni [cover di "Tristeza" di Edû Lobo e sigla del programma “Lei non si preoccupi” con Enrico Simonetti, ndr].

Sicuramente ti devo raccontare che una volta sono stato ospite in una trasmissione di ragazzi. Era sabato pomeriggio e conduceva Febo Conti, il regista era Cino Tortorella. Sono stato lì ospite, ho parlato coi ragazzi, mi hanno chiesto delle canzoni, ho parlato di tante mie canzoni... però ne avevo tre in classifica e me le sono dimenticate tutte e tre...

TV Sorrisi e Canzoni: Te la dò io l'AmericaHai fatto tu la sigla di Te lo do' io il Brasile, quella finale che era Io e te?

No, non ho fatta la sigla, neanche quella di testa...No, no, Te lo do' io il Brasile non l'ho fatto. Non ho potuto partecipare perché ero impegnato in America. Ho fatto Te la do' io l'America assieme con Ricci, con Grillo e Enzo Trapani, naturalmente. Lì c'erano la sigla iniziale cantata da Grillo, che era Te la do' io l'America (De Vita – Ricci - Testa), e la sigla finale I Love New York, mi pare, cantata da Abbe Lane.

Non c'è stata mai l'occasione di collaborare con Renzo Arbore?

Renzo Arbore è stato ospite di trasmissioni di cui sono stato autore io. Ci conosciamo bene e c'è anche una bella stima reciproca però non abbiamo mai lavorato insieme.

L'Uomo RagnoAltre curiosità e aneddoti sulla composizione di sigle per bambini?

Ti dico la verità, sigle per cartoni animati ne ho fatte solo a Los Angeles per Saban. Volevo continuare la mia storia d'autore vivendo in America. Lì ci ho vissuto quattro anni, poi son venuto via, perché ero un po' troppo vecchietto, ma avevo quasi deciso di ricominciare da capo puntando all'Oscar... invece ci sono quasi arrivato più tardi attraverso Tony Renis. Ho fatto tanti altri pezzi per bambini, alcuni anche con mio figlio per lo Zecchino D'Oro, ma non più sigle.

Ulysse 31Come è capitato l’incontro con Saban?

Non mi ricordo come l'ho conosciuto, probabilmente in qualche serata a Los Angeles dove ho conosciuto tanta gente bella, importante... come una volta succedeva anche a Roma, che nei bar, nei ristoranti incontravi un po’ tutti, da Alberto Sordi a Fellini.

Sogni irrealizzati?

Direi che, siccome non ho realizzato tutto quello che avevo sognato nella vita, ce ne sono parecchi ancora da realizzare. Non mi ricordo però né quanti né quali.

Migliore qualità e peggior difetto?

Il mio peggior difetto è la logorrea. La migliore qualità è che lo so.
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