Mi
sono chiesto spesso come mai tanti giovani siano così appassionati
a questi cartoni animati giapponesi per cui io ho avuto l'opportunità
di realizzare le basi musicali. E tante volte mi rispondevo: ma
son tutti scemi? Perché non si sono evoluti, anche musicalmente?
Sono domande che ti vengono spontanee, perché io ho fatto
tante cose, ma in questi ultimi anni tanti ragazzi e ragazze mi
hanno chiamato solo riguardo alle sigle televisive. Non sono cresciuti?
Ma allora è vero che la tv fa male?
Non
capivo anche perché io ho un figlio di nome Jonathan,
che, devo dire, anche da bambino, non è mai rimasto così
folgorato dai programmi in tv, anche se li seguiva. Poi ho conosciuto
meglio alcuni di questi fan, e ho capito che forse avevo dimenticato
quand'ero piccolo io, i miei idoli. Io impazzivo per Il tuo
bacio è come un rock di Celentano, lo amavo tanto perché
è stato il manifesto della mia gioventù. Allora ho
pensato che i cartoni sono destinati ai bambini, ma dietro ci sono
dei grandi che li fanno, e in particolare, in quelli giapponesi,
ci sono dei grandi davvero in gamba, che inserivano nelle loro opere
una morale alla John Ford, per intenderci, del tipo lotta tra il
buono e il cattivo, col bene che trionfa sempre sul male.
Ho
sempre trovato ridicole le accuse di violenza contro questi cartoni,
che a me non piacciono per altri motivi: ma ormai anche Biancaneve
e i sette nani è diventato un film violento. I giapponesi
sanno vendere benissimo i loro prodotti, sia a casa loro che all'estero.
Mi ha sempre colpito come nel cartone Cuore
avessero inserito sottotitolate delle parole in italiano nella
sigla originale giapponese, mischiate assieme a tutti quegli stranissimi
ideogrammi che usano. Tanto di cappello, perché loro hanno
una cultura così diversa dalla nostra.
Sia
chiaro che però erano prodotti commerciali, e così
le nostre canzoni, fatte dall'oggi al domani, con molto mestiere.
Per quanto mi riguarda, se componevo una brutta canzone, la buttavo
via, la scartavo, perlomeno doveva divertirmi, quindi non vi ho
mai propinato prodotti troppo scadenti. Però ci sono delle
canzoni, come era Lady
Oscar, che erano fatte con furbizia. Una parte della
canzone era liberamente ispirata ad un jingle che apriva i programmi
di Tam, Tele Alto Milanese 56, una rete dell'epoca. A sua volta,
questo brano assomigliava ad un altro classico della Rai, quello
che apriva e chiudeva i programmi. Tutto il resto della canzone
era mio, e comunque non ho mai copiato consciamente. A volte dovevi
consegnare il pezzo per il giorno dopo, non c'era tempo, e magari
sfruttavi qualcosa che ti girava per il cervello. Anche L'Uomo
Tigre, che in originale doveva intitolarsi Tigerman,
mi sembrava una pagliacciata, con questo ruggito, che poi
nella canzone era quello di un leone in realtà, non di una
tigre.
Eppure
anche a me è successo un fenomeno bizzarro. Dopo tanti anni,
mi ci sono affezionato in modo diverso. Se all'inizio le ami tutte
allo stesso modo, col passare del tempo ti ci affezioni singolarmente,
vuoi perché ti evocano un ricordo particolare, vuoi perché
la vedi sotto un'ottica diversa, anche Lady Oscar. Dimentichi
che è una canzone tua, e quando la risenti ti chiedi se è
la tua voce, ti sorprendi di non averla riconosciuta subito, e la
apprezzi. Anche L'Uomo Tigre mi diverte molto oggi. Forse
questi ragazzi che ora mi chiamano, sono i più sensibili
riguardo a questo discorso, e mi fa piacere che alcuni di loro da
pigri spettatori siano diventati scrittori entusiasti. Questo libro
pubblicato su Internet darà molte risposte ad altri ragazzi
che le cercavano, per cui, buona lettura. |