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Prefazione
un saluto da Riccardo Zara
 

Riccardo ZaraMi sono chiesto spesso come mai tanti giovani siano così appassionati a questi cartoni animati giapponesi per cui io ho avuto l'opportunità di realizzare le basi musicali. E tante volte mi rispondevo: ma son tutti scemi? Perché non si sono evoluti, anche musicalmente? Sono domande che ti vengono spontanee, perché io ho fatto tante cose, ma in questi ultimi anni tanti ragazzi e ragazze mi hanno chiamato solo riguardo alle sigle televisive. Non sono cresciuti? Ma allora è vero che la tv fa male?

Non capivo anche perché io ho un figlio di nome Jonathan, che, devo dire, anche da bambino, non è mai rimasto così folgorato dai programmi in tv, anche se li seguiva. Poi ho conosciuto meglio alcuni di questi fan, e ho capito che forse avevo dimenticato quand'ero piccolo io, i miei idoli. Io impazzivo per Il tuo bacio è come un rock di Celentano, lo amavo tanto perché è stato il manifesto della mia gioventù. Allora ho pensato che i cartoni sono destinati ai bambini, ma dietro ci sono dei grandi che li fanno, e in particolare, in quelli giapponesi, ci sono dei grandi davvero in gamba, che inserivano nelle loro opere una morale alla John Ford, per intenderci, del tipo lotta tra il buono e il cattivo, col bene che trionfa sempre sul male.

Ho sempre trovato ridicole le accuse di violenza contro questi cartoni, che a me non piacciono per altri motivi: ma ormai anche Biancaneve e i sette nani è diventato un film violento. I giapponesi sanno vendere benissimo i loro prodotti, sia a casa loro che all'estero. Mi ha sempre colpito come nel cartone Cuore avessero inserito sottotitolate delle parole in italiano nella sigla originale giapponese, mischiate assieme a tutti quegli stranissimi ideogrammi che usano. Tanto di cappello, perché loro hanno una cultura così diversa dalla nostra.

Sia chiaro che però erano prodotti commerciali, e così le nostre canzoni, fatte dall'oggi al domani, con molto mestiere. Per quanto mi riguarda, se componevo una brutta canzone, la buttavo via, la scartavo, perlomeno doveva divertirmi, quindi non vi ho mai propinato prodotti troppo scadenti. Però ci sono delle canzoni, come era Lady Oscar, che erano fatte con furbizia. Una parte della canzone era liberamente ispirata ad un jingle che apriva i programmi di Tam, Tele Alto Milanese 56, una rete dell'epoca. A sua volta, questo brano assomigliava ad un altro classico della Rai, quello che apriva e chiudeva i programmi. Tutto il resto della canzone era mio, e comunque non ho mai copiato consciamente. A volte dovevi consegnare il pezzo per il giorno dopo, non c'era tempo, e magari sfruttavi qualcosa che ti girava per il cervello. Anche L'Uomo Tigre, che in originale doveva intitolarsi Tigerman, mi sembrava una pagliacciata, con questo ruggito, che poi nella canzone era quello di un leone in realtà, non di una tigre.

Eppure anche a me è successo un fenomeno bizzarro. Dopo tanti anni, mi ci sono affezionato in modo diverso. Se all'inizio le ami tutte allo stesso modo, col passare del tempo ti ci affezioni singolarmente, vuoi perché ti evocano un ricordo particolare, vuoi perché la vedi sotto un'ottica diversa, anche Lady Oscar. Dimentichi che è una canzone tua, e quando la risenti ti chiedi se è la tua voce, ti sorprendi di non averla riconosciuta subito, e la apprezzi. Anche L'Uomo Tigre mi diverte molto oggi. Forse questi ragazzi che ora mi chiamano, sono i più sensibili riguardo a questo discorso, e mi fa piacere che alcuni di loro da pigri spettatori siano diventati scrittori entusiasti. Questo libro pubblicato su Internet darà molte risposte ad altri ragazzi che le cercavano, per cui, buona lettura.

 
RICCARDO ZARA
Rozzano (MI) 01-04-05
1992: Riccardo Zara accarezza il suo vecchio cane Kimba, con lui Mauro Agnoli (in nero) ed alcuni amici e fans
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